Giubileo

Domani i donatori di sangue dal Papa

CdV - Saranno 25.000 i donatori di sangue delle 4 associazioni di volontariato afferenti a CIVIS (AVIS, Croce Rossa, Fidas, Fratres) che parteciperanno all'udienza in piazza san Pietro a Roma con Papa Francesco sabato 20 febbraio, in occasione del Giubileo dei donatori di sangue. Le delegazioni saranno guidate dai presidenti e dai principali responsabili delle diverse associazioni di donatori e saranno accompagnate da una delegazione del Centro Nazionale Sangue, l'organismo che dal 2007 coordina il sistema trasfusionale italiano. I pellegrini arriveranno da tutte le regioni italiane, in rappresentanza di 1.711.000 donatori di sangue (dati 2014) che ogni giorno contribuiscono con il loro gesto di gratuita' a salvare migliaia di vita umane, garantendo nei fatti quel diritto alla salute (art.32) sancito dalla Costituzione italiana. In rappresentanza di AVIS ci saranno oltre 12.000 volontari, provenienti da circa 200 sedi comunali e provinciali. "Siamo molto contenti - commenta il presidente di AVIS, Vincenzo Saturni - di questa udienza con il Santo Padre in un anno che ci auguriamo faccia riflettere tutti, credenti e non credenti, sul tema della misericordia. La donazione di sangue, nel suo essere anonima, gratuita e disinteressata, e' a giusta ragione da considerarsi un gesto di disponibilita' ed altruismo. Dall'incontro con il Pontefice ci aspettiamo un incoraggiamento ai nostri volontari nel loro impegno, rafforzandone la dimensione etica e valoriale". (AGI) 


19 febbraio 2016 ©
19/02/2016 12:31

CdV - Durante il suo viaggio in Messico l'account Twitter del Papa, "@Pontifex" in nove lingue, ha superato i 27 milioni di follower. Ne dà notizia "Il Sismografo" sito informato in tempo reale sull'attività del Papa e della Santa Sede. Per quanto riguarda i follower la lingua più seguita resta lo spagnolo (11.146.700), poi inglese (8.680.000), italiano (3.365.500), portoghese (1.909.000), polacco (566.700), francese (433.000), latino (419.300), tedesco (299.200) e infine dall'arabo (234.200). E' stato Benedetto XVI a inaugurare l'account "@Pontifex" e il primo tweet risale al 12 dicembre del 2012. In vari tweet Francesco esprime la sua gratitudine per l'accoglienza ricevuta: "Mi sono sentito accolto, ricevuto con affetto e speranza dai fratelli messicani: grazie per aver aperto le porte della vostra vita". "Grazie al Messico e a tutti i messicani. Il Signore e la Vergine di Guadalupe ci accompagnino sempre".

Francesco ieri ha lanciato altri tweet legati ai vari eventi vissuti a Ciudad Juarez: "La misericordia di Gesu' abbraccia tutti e in tutti gli angoli della terra: apri il tuo cuore!". "Giubileo della misericordia significa imparare a non rimanere prigionieri del passato, credere che le cose possano essere differenti". "Cari carcerati, avete sperimentato grandi dolori, potete diventare profeti di una societa' che non generi piu' violenza ed esclusione". "Tutti noi dobbiamo lottare per far si' che il lavoro sia un'istanza di umanizzazione e di futuro". "Il guadagno e il capitale non sono beni al di sopra dell'uomo, ma sono al servizio del bene comune". "Non dimenticate che la misericordia di Dio e' nostro scudo e nostra fortezza contro l'ingiustizia, il degrado e l'oppressione". "Sono le lacrime che possono generare una rottura capace di aprirci alla conversione". (AGI) 

18/02/2016 08:55

di Salvatore Izzo

Ciudad Juarez, - "Grazie al Messico e a tutti i fratelli messicani. Il Signore e la Vergine di Guadalupe ci accompagnino sempre". Con questo tweet Papa Francesco ringrazia il popolo messicano al termine del suo viaggio nel paese sudamericano e prima di decollare alla volta di Roma. In un altro tweet il Pontefice ha aggiunto: "mi sono sentito accolto, ricevuto con affetto e speranza dai fratelli messicani: grazie per aver aperto le porte della vostra vita".

L'ultima messa al confine con gli Usa tra i migranti: "Mai più morte e sfruttamento! C'è sempre tempo per cambiare, c'è sempre una via d'uscita e un'opportunità, c'è sempre tempo per implorare la misericordia del Padre" ha osservato Francesco al termine di un viaggio in realtà molto difficile e contrastato. 

 

 

A poche decine di metri dal confine tra il Messico e gli Stati Uniti, in quella che può essere considerata la Lampedusa delle Americhe, Francesco ha denunciato le condizioni dei migranti è "un cammino carico di terribili ingiustizie: schiavizzati, sequestrati, soggetti ad estorsione, molti nostri fratelli sono oggetto di commercio del transito umano". Migliaia i fedeli che affollavano l'area della fiera di Ciudad Juarez, dove Bergoglio ha celebrato la sua ultima messa prima di ripartire verso l'Italia. Moltissimi i sostenitori assiepati oltre il confine, dalla parte della tristemente nota città texana di El Paso, accalcati alla rete per vederlo passare.

 

 

E come a Lampedusa l'8 luglio 2013, quando gettò una corona di fiori gialli per onorare le vittime sepolte nel Mediterraneo, Francesco ha invocato "il dono delle lacrime" anche sulla riva del Rio Grande "Qui come in altre zone di frontiera, si concentrano - ha sottolineato il Papa - migliaia di migranti dell'America Centrale e di altri Paesi, senza dimenticare tanti messicani che pure cercano di passare dall'altra parte". Un passaggio che il Papa ha definito appunto "carico di ingiustizie", pur ammettendo di "non poter negare la crisi umanitaria che negli ultimi anni ha significato la migrazione di migliaia di persone, sia in treno, sia in autostrada, sia anche a piedi attraversando centinaia di chilometri per montagne, deserti, strade inospitali".

"Questa tragedia umana che la migrazione forzata rappresenta, al giorno d'oggi - ha sottolineato - un fenomeno globale. Ma anche una crisi, che anziché misurare in cifre noi vogliamo misurarla con nomi, storie, famiglie. Sono fratelli e sorelle che partono spinti adalla povertà e dalla violenza, dal narcotraffico e dal crimine organizzato. A fronte di tanti vuoti legali, si tende una rete che cattura e distrugge sempre i piu' poveri. Non solo soffrono la povertà bensì soprattutto queste forme di violenza". "Chiediamo al nostro Dio - ha continuato Francesco - il dono della conversione, il dono delle lacrime; chiediamogli che possiamo avere il cuore aperto al suo appello nel volto sofferente di tanti uomini e donne". Prima di lasciare il Messico, Francesco ha voluto rivolgersi - da una pedana allestita nei pressi della rete che divide il Messico dagli Stati Uniti - anche ai migranti ispanici che sono riusciti ad arrivare in Texas. "Grazie fratelli e sorelle radunati a El Paso, - ha detto loro - per esservi sentiti oggi una sola famiglia con noi".

Nel quale ha denunciato con forza le connivenze (anche della Chiesa locale) davanti a "un'igiustizia che si radicalizza nei giovani: loro, come carne da macello, sono perseguitati e minacciati quando tentano di uscire dalla spirale della violenza e dall'inferno delle droghe". E nelle "tante donne alle quali con la violenza è stata ingiustamente tolta la vita!", ha sottolineato il Papa in riferimento alle migliaia di donne vittime di femminicidio. (AGI) 

17/02/2016 22:00

Ciuda Juarez - "Dio chiederà conto agli schiavisti dei nostri giorni, e noi dobbiamo fare tutto il possibile perché queste situazioni non si verifichino più". Ecco l'anatema che Papa Francesco ha aggiunto al discorso al mondo del lavoro, nel Palazzetto dello Sport di Ciudad Juarez. Gli uomini, spiega il Pontefice, non sono "oggetti da usare e gettare". Mi diceva un anziano operaio onesto, ricorda il Papa parlando del bene comune, "quando si va a negoziare sempre si perde qualcosa, pero' guadagnano tutti!". (AGI) 

17/02/2016 21:51

Ciudad Juarez - "Sto concludendo la mia visita in Messico e non potevo partire senza venire a salutarvi, senza celebrare il Giubileo della Misericordia con voi". Con queste parole Papa Francesco ha salutato i 3mila detenuti del penitenziario di Ciudad Juarez, il più vicino alla frontoera con gli Usa. Francesco ha preso la parola dopo le testimonianze di reclusi e operatori, che ha ringraziato "di cuore per aver manifestato tanta speranza e tante aspirazioni, come anche tanti dolori, timori e interrogativi"."Nel mio viaggio in Africa - ha ricordato - nella città di Bangui ho potuto aprire la prima Porta della Misericordia per il mondo intero. Oggi insieme a voi e con voi desidero riaffermare una volta di più la fiducia alla quale Gesù ci incoraggia: la misericordia che abbraccia tutti e in tutti gli angoli della Terra. Non c'è luogo dove la sua misericordia non possa giungere, non c'è spazio né persona che non essa non possa toccare".
"Celebrare il Giubileo della misericordia con voi - ha confidato Francesco ai detenuti - significa imparare a non rimanere prigionieri del passato, di ieri. E' imparare ad aprire la porta al futuro, al domani: è credere che le cose possano essere differenti". "Celebrare il Giubileo della misericordia con voi - ha insistito - è invitarvi ad alzare la testa e a lavorare per ottenere tale desiderato spazio di libertà. Sappiamo che non si puo' tornare indietro, sappiamo che quel che e' fatto e' fatto; percio' ho voluto celebrare con voi il Giubileo della misericordia, poiché questo non significa che non ci sia la possibilita' di scrivere una nuova storia d'ora in avanti". "Voi - ha continuato il Pontefice rivolto ai 3.000 carcerati - soffrite il dolore della caduta, sentite il pentimento per i vostri atti e so che in tanti casi, in mezzo a grandi limitazioni, cercate di ricostruire la vostra vita a partire dalla solitudine". "Avete conosciuto - ha poi concluso - la forza del dolore e del peccato; non dimenticatevi che avete a disposizione anche la forza della risurrezione, la forza della misericordia divina che fa nuove tutte le cose". (AGI)