Cronaca

Come funziona l'eutanasia

Dolce morte, suicidio assistito, scelta di fine vita o eutanasia. Comunque lo si chiami l'obiettivo è lo stesso: essere liberi di morire in maniera dignitosa e interrompere sofferenze fisiche e psichiche dovute a una malattia incurabile. Il tema del suicidio assistito è tornato al centro dell'attenzione pubblica con la vicenda di Dj Fabo, cieco e tetraplegico in seguito a un incidente stradale, che ha deciso di andare in Svizzera per poter accedere all'eutanasia. Chi si avvicina a questa scelta ha davanti a sè una procedura da seguire:

I costi, 10mila euro

Per compiere l’ultimo viaggio bisogna disporre di una somma di diecimila euro che comprende pernottamento, colazione e pulizie comprese. I soldi devono essere versati sul conto della clinica della struttra scelta. Un valido supporto al malato e alla famiglia è offerto dalle associazioni no-profit che gestiscono le cliniche e che si occupano della prenotazione dell'hotel e dei taxi per il trasporto dall'albergo allo studio medico per la visita e dell'acquisto dei medicinali che viene effettuato materialmente - con una propria ricetta - dal medico che poi porterà a termine l'atto finale. 

Le strutture che consentono l'eutanasia in Europa

Il primo passo è scegliere la struttura alla quale affidarsi, in Svizzera ce ne sono cinque fra Basilea, Berna, Ginevra e Zurigo. In Europa il suicidio assistito è legale anche in Belgio, Lussemburgo e Olanda, ma solo le cliniche della Confederazione elvetica offrono il servizio anche ai cittadini stranieri. 


Lo psicologo solo per i cittadini svizzeri

Il passo successivo è la stesura di un testamento biologico da inviare con le cartelle cliniche alla struttura scelta. Davanti a tre testimoni il malato nelle sue piene facoltà di intendere e di volere nomina un fiduciario e rilascia le proprie volontà sulla fine della sua esistenza.

Una commissione medica  si riunisce, prende in considerazione la documentazione e valuta la scelta del paziente. Requisito indispensabile per ottenere l'ok dalle strutture è l'irreversibilità della malattia, che deve essere clinicamente accertata e senza possibilità di guarigione. Solo per i cittadini svizzeri si applica un altro passaggio: il colloquio con uno psicologo.

A questo punto il paziente sceglie la data per procedere al suicidio assistito. I medici svizzeri sono tenuti, in ogni caso, a far desistere i pazienti fino all'ultimo. Il malato può decidere di tornare indietro in qualsiasi momento, o anche di stabilire una nuova data.

L'assunzione del farmaco e l'arresto cardiaco

La procedura inizia con il medico che dà al paziente due pastiglie di antiemetico, un medicinale per ridurre la nausea. Il medicinale che porterà all'arresto cardiaco è il Pentobarbital, sostanza utilizzata nell'induzione dell'anestesia generale. Per garantire il decesso, i medici diluiscono una dose 4 volte più alta di quella letale e la porgono al paziente. Sarà lui a berla portandosela da solo alla bocca. Per questo si chiama 'suicidio assistito' legittimo grazie all’articolo 114 del codice di procedura penale svizzero. Nel giro di due o tre minuti dall’assunzione, il paziente si addormenta profondamente. L'arresto cardiaco sopraggiunge dopo circa mezz’ora, in uno stato di assoluta incoscienza del malato.

Per approfondire:

Exit Italia - Associazione italiana per il diritto a una morte dignitosa

Associazione Luca Coscioni - Associazione no profit di promozione sociale e soggetto costituente il Partito Radicale

 

27 febbraio 2017 ©