Cronaca

Consulta, "no a ricorso su ricerca embrioni"

Roma - La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità sul divieto di utilizzare per la ricerca scientifica embrioni non più impiegabili per "fini procreativi" perche' malati, con il consenso della coppia, previsto dalla legge 40 sulla fecondazione assistita.

Sono oltre 10mila gli embrioni abbandonati

A sollevare la questione era stato il tribunale di Firenze, nell'ambito di una causa intentata da una coppia contro il centro di fecondazione assistita 'Demetra' e contro lo Stato italiano. I giudici hanno dichiarato inammissibile la questione perché la scelta spetta al legislatore e non alla Corte. La scelta sull'utilizzo di embrioni malati e, dunque, non impiegabili a fini procreativi, per la ricerca scientifica spetta al legislatore. Per questi motivi la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile la questione di legittimita' sollevata dal tribunale di Firenze sul divieto, previsto dall'articolo 13 della legge 40 "di ricerca clinica 
e sperimentale sull'embrione non finalizzata alla tutela dello stesso".

Ecco come i giudici hanno cambiato la legge 40

La dichiarazione di inammissibiità è legata, spiega la Corte in una nota, all'"elevato grado di discrezionalita', per la complessità dei profili etici e scientifici che lo connotano", del "bilanciamento operato dal legislatore tra dignita' dell'embrione ed esigenze della ricerca scientifica". Un "bilanciamento" che, secondo i giudici della Consulta, "impropriamente il Tribunale chiedeva alla Corte di modificare, essendo possibile una pluralita' di scelte, inevitabilmente riservate al legislatore". 
La seconda questione sollevata dal tribunale fiorentino, era invece relativa al divieto di revoca del consenso alla procreazione medicalmente assistita dopo l'avvenuta fecondazione dell'ovulo (articolo 6 della legge 40): anche questa e' stata dichiarata inammissibile, a causa di un "difetto di rilevanza nel giudizio di merito, nel quale risultava che la ricorrente - spiega la Consulta - aveva comunque, di fatto, deciso di portare a termine la procreazione medicalmente assistita". (AGI) 


22 marzo 2016 ©