Cronaca

Vatileaks: Balda, mi sentivo minacciato. Malore per Chaouqui

CdV - "Monsignore, ma lei ha ricevuto minacce dirette o si è sentito minacciato?". In questa domanda dell'avvocato Maria Teresa Musso, legale di Emiliano Fittipaldi, sta il cuore del processo Vatileaks due. I giudici, infatti, debbono capire se monsignor Balda, il segretario della Prefettura degli Affari Economici e della Commissione referente Cosea istituita da Papa Francesco nel luglio 2013 per fare luce sulle finanze vaticane, ha ricevuto pressioni per consegnare i documenti riservati sulle finanze vaticane ovvero lo ha fatto spontaneamente. Da questo dipende infatti una eventuale condanna dei giornalisti.

I dubbi sulle loro possibili responsabilità - in base a questa ipotesi infatti sono imputati in Vaticano pur essendo cittadini italiani e non legati da nessun impegno con la Santa Sede - non sono stati fugati nell'interrogatorio nel quale il sacerdote spagnolo, citando indagini sul suo conto svolte in Spagna 'forse da un investigatore privato', ha raccontato di aver avvertito una forte pressione su di lui ma non ha saputo precisare esattamente da parte di chi venisse esercitata. Ha raccontato però che un incontro con Luigi Bisignani organizzato dalla Chaouqui sarebbe servito a confermargli l'appartenenza della pr ai servizi segreti italiani (smentitagli però dall'ambasciatore Massolo, senza che ciò servisse a tranquillizzarlo). Mentre l'appuntamento con Paolo Berlusconi, ugualmente organizzato dalla Chaouqui, avrebbe avuto lo scopo di fargli vedere come la signora fosse intima della famiglia dell'ex premier. Da parte sua il pm Gianpiero Milano ha spiegato che se anche non ci sono state azioni coercitive il coinvolgimento dei giornalisti appare evidente sotto forma di una collaborazione. In merito ha citato un messaggino di Fittipaldi a Vallejo Balda, riguardo a un uso improprio, secondo il giornalista, di fondi Apsa, che conteneva l'affermazione "dovranno pagarla!". Quanto alle minacce dirette, il sacerdote, attualmente di nuovo detenuto nella caserma della gendarmeria Vaticana, le ha attribuite alla Chaouqui citando un messaggino ricevuto da lei e messo agli atti: "ti distruggerò davanti alla stampa". In merito è stato citato da Vallejo anche un commento dell'altro giornalista imputato, il conduttore Mediaset Gianluigi Nuzzi, dichiarato contumace ieri dalla Corte e assente anche oggi, che gli avrebbe consigliato: "Fai pace con Francesca, può farti molto male".

Incinta di sei mesi, con perdite ematiche continue e in procinto di sottoporsi a un "cerchiaggio uterino", Francesca Immacolata Chaouqui ha abbandonato nel pomeriggio l'aula del Tribunale Vaticano che la sta giudicando. Sono intervenuti i sanitari del Vaticano che le hanno proposto di ricoverarsi immediatamente ma la signora ha rifiutato il ricovero, dicendo poi ad alta voce al suo legale, l'avvocato Laura Sgrò, che non intendeva "lasciare il processo". Nelle more di questa situazione un po' concitata, che avveniva tra i banchi della difesa e il corridoio del Tribunale, l'interrogatorio in corso, quello all'imputato Emiliano Fittipaldi, giornalista dell'Espresso, era ormai concluso e l'udienza è stata aggiornata a venerdì 18 marzo. In precedenza, però, il legale, aveva comunicato che dal 17 al 22 marzo la sua assistita sarà ricoverata in ospedale per l'intervento reso necessario per evitare un parto prematuro. Il presidente Giuseppe dalla Torre ha fissato comunque il calendario delle successive udienze senza tenere conto di questa previsione di ricovero.

Il giornalista dell'Espresso Emiliano Fittipaldi ha invocato due volte il segreto professionale nel corso della sua deposizione al processo Vatileaks due. Lo ha fatto riguardo al contenuto di documenti che in messaggini aveva "promesso" di consegnare a monsignor Vallejo Balda e che ha poi chiarito di non aver mai consegnato. Inoltre lo ha invocato riguardo alle conversazioni private con lo stesso sacerdote che è invece reo confesso di aver consegnato documenti ai giornalisti. Ma Fittipaldi ha precisato, in merito ai 20 documenti finiti nelle sue mani: "Ne ho usato solamente uno, perché gli altri erano di scarso interesse giornalistico". Il cronista dell'Espresso ha poi affermato di aver protetto la sua fonte fino all'ultimo e di aver solamente cercato di arrivare alla verità cercando dati aggiornati: "Non vedo alcun delitto in questo". Fittipaldi ha anche affermato "ho pubblicato notizie e documenti senza chiedermi perché Balda me li dava e lo farei ancora: è il mio lavoro far conoscere documenti che le istituzioni invece coprono".

Giornalisti australiani - è emerso oggi in Aula - avrebbero chiesto ad Emiliano Fittipaldi come fare ad incontrare Pell a Roma con le telecamere. Questo emerge dai messaggi di Whatsapp tra Vallejo Balda e Fittipaldi, 271 in sei mesi. Sufficienti secondo il pm Gianpiero Milano a parlare di una familiarità. Un clima che però il giornalista ha negato, precisando che per non perderle egli è sempre molto gentile con le fonti, fino ad assecondarle anche se non condivide qualcosa. E' il caso del giudizio pesante sul coimputato e collega giornalista Gianluigi Nuzzi, contenuto in un messaggino: "è pericoloso". E dell'affermazione "Nuzzi fa parte dello stesso gruppo", che ha chiarito di non saper precisare oggi a che gruppo ci si riferisse in quella conversazione elettronica. In ogni caso, ha chiarito, "io non so nulla di Balda, dei suoi problemi, di cosa potesse sapere di lui la Chaouqui". Insomma ha negato di essere a conoscenza di qualunque aspetto della vita privata di Balda che potesse mettere lo stesso in una situazione di paura. 

Intanto esce dal processo Nicola Maio, imputato in Vatileaks due, scagionato oggi da monsignor Vallejo Balda che ha confermato nel suo interrogatorio sia che il suo giovane collaboratore non aveva autonomia nella gestione dei documenti finanziari della Santa Sede, sia che lo stesso ha comunque lasciato ogni incarico nella Cosea, la commissione referente sulle finanze vaticane voluta da Papa Francesco, prima che iniziasse il rapporto tra il sacerdote spagnolo giornalisti Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldi, che la Gendarmeria Vaticana ha identificato come recettori dei documenti riservati. L'imputato Maio, molto provato dalla vicenda, non ha saputo trattenere un gesto di esultanza alle parole del religioso spagnolo. Alla ripresa dell'udienza, dopo quello che il presidente Dalla Torre aveva definito "il break per un panino", il promotore di giustizia Gianpiero Milano ha rimproverato Maio pur senza citarlo: ha letto infatti l'articolo del codice di procedura penale in vigore in Vaticano che proibisce qualunque manifestazione di approvazione o disapprovazione in un aula di giustizia. Ma tant'è, il dottor Maio potrà riprendersi ora la sua vita.

Il presidente dalla Torre ha comunicato che le ulteriori audizioni degli imputati sono previste per venerdì 18 pomeriggio alle 15.30, lunedì 21 mattina alle 10.30 e martedì 22 pomeriggio alle 15.30. Mentre dopo Pasqua si prevede la possibilità di udienze il 30 marzo mattina alle 9.30, il 31 alle 9.30 continuando nel pomeriggio, il primo aprile alle 9.30 continuando nel pomeriggio, il 2 aprile alle 9.30. (AGI)


15 marzo 2016 ©