Cronaca

L'ultimo addio agli italiani uccisi in Libia 

Siracusa - Un lutto che unisce Capoterra e Carlentini, un borgo nel Cagliaritano l'altro a due passi da Siracusa. Due funerali quasi in contemporanea. Quelli, rispettivamente, di Fausto Piano e Salvatore Failla, i tecnici della Bonatti sequestrati e uccisi in Libia in circostanze che restano oscure al termine di un sequestro iniziato la scorsa estate. Erano stati rapiti nel luglio 2015 assieme a Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, tornati in libertà il giorno dopo la morte di Piano e Failla e sopravvissuti ai sette mesi di terribile esperienza. Pollicardo e Calcagno oggi sono accanto ai colleghi scomparsi.

"Il Signore ci ha insegnato che il male bisogna vincerlo con il bene e il perdono e' la nostra forza. Tutti ricordiamoci che dobbiamo camminare con sentimenti di amore, pace e giustizia" ha detto l'arcivescovo di Siracusa Salvatore Pappalardo, nella sua omelia ai funerali di Salvatore Failla nella chiesa stracolma di Santa Tecla, a Carlentini. Una folla commossa si e' stretta attorno alla famiglia, la quale ha voluto che il rito si svolgesse in forma privata, rifiutando i funerali di Stato, denunciando la solitudine e l'abbandono di Salvatore Failla. Vicino a Rosalba Castro, alle due figlie e agli altri familiari, il collega di Failla, Filippo Calcagno, liberato nei giorni scorsi. Presenti diversi sindaci e il presidente della Regione Rosario Crocetta. Il paese si e' fermato nel giorno del lutto cittadino, con bandiere a mezz'asta negli uffici pubblici e il silenzio rispettato da residenti, associazioni e commercianti. "Siamo raccolti per pregare insieme - ha aggiunto il vescovo rivolgendosi ai fedeli ed alla famiglia - per il nostro fratello strappato in maniera tragica alla vita, ai familiari ed alla comunita'. Una morte dovuta alla mano violenta di qualcuno, ma noi cristiani siamo discepoli di quel Signore Gesu' che ci ha insegnato con la sua parola e la sua vita che il male bisogna vincerlo con bene. Ci ha insegnato a perdonare. Nei momenti duri ed insofferenza possiamo smarrirci ma dobbiamo pregare perche' ci sia consolazione ai familiari che si sono visti strappare il loro caro. Noi chiediamo al Signore che nei momenti della prova ci faccia sentire piu' forte il suo amore. E credendo all'amore di Dio troviamo un punto fermo esistenza. Siamo chiamati noi uomini a costruire quel mondo della societa' dell'amore".

L'AUTOPSIA

I primi risultati dell’autopsia eseguita ieri al policlinico Gemelli sui corpi dei due tecnici della Bonatti sembrerebbero confermare che sia stata una raffica di colpi d'arma da fuoco ha determinare la morte dei due tecnici. Tuttavia la rimozione dei proiettili, avvenuta a Tripoli, non consente di poter affermare il tipo di arma che ha sparato e a quale distanza. Ed autorizza l'avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, legale della vedova Failla, ad affermare che "quella fatta in Libia non e' stata un'autopsia ma una vera e propria macelleria". La speranza di chi indaga, pero', e' che dall'analisi delle schegge, rilevate sulle salme da tac ed esame radiologico, si possa quantomeno risalire al calibro dei proiettili e al tipo di arma. Failla e' morto perche' raggiunto da colpi allo sterno e nella zona lombare, con ricadute su organi vitali come i grossi vasi e il fegato. I medici legali nominati dalla famiglia Failla hanno rilevato anche fratture all'omero e al femore sinistro e la presenza di almeno sei fori. Piano, invece, sarebbe stato raggiunto da piu' colpi al torace. Nessun colpo alla nuca per i nostri italiani, come pure avevano anticipato nei giorni scorsi alcuni organi di stampa, facendo intendere che i due operai della Bonatti fossero stati vittime di una esecuzione e giustiziati dagli stessi sequestratori. "In Libia sono stati rimossi parti di tessuto corporeo - ha protestato l'avvocato Caroleo Grimaldi - il che rende impossibile qualsiasi tipo di accertamento. E' stato compiuto qualcosa che ha eliminato l'unica prova oggettiva per ricostruire la dinamica dei fatti. Ad oggi non siamo in grado di dire ne' quale tipo di arma abbia sparato contro Failla, ne' a quale distanza e neppure in che posizione si trovasse la vittima al momento degli spari. Non ci hanno dato i vestiti che i due tecnici indossavano al momento della sparatoria, cosa che sarebbe stata fondamentale per poter quantomeno comprendere la traiettoria dei proiettili. Alla fine dobbiamo dire che le perplessita' nostre e della signora Failla purtroppo si sono rivelate fondate, anche se va detto che i rappresentanti italiani si sono battuti per evitare questo scempio". Dal canto loro, Regimenti e Cascio si sono limitati a evidenziare che "l'autopsia e' stata effettuata in Libia con modalita' dissimili da quelle utilizzate in Italia. Non ci hanno restituito i vestiti dei due italiani e neppure il video dell'autopsia effettuata giu'. Non possiamo parlare di manomissioni ma certamente di un metodo di lavoro che complica il nostro. I cadaveri sono stati pure lavati, cosa che ha di certo contribuito a rimuovere i residui di polvere da sparo".

LE SALME

Le salme dei due italiani sono arrivate all’aeroporto di Ciampino solo la notte tra il 9 e il 10 marzo, dopo una settimana in cui sono rimaste “bloccate” della burocrazia e delle richieste di riconoscimento politico provenienti dalla autorità di Sabrata e dal governo di Triboli; una settimana di difficili trattative, con i funzionari dell’Aise e della Farnesina che hanno subito minacce prima del rientro delle salme in Italia."Di questo - ha spiegato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni - se ne occupa la magistratura e da parte del governo c’è il massimo riserbo"


11 marzo 2016 ©