Cronaca

Omicidio Roma: Ferrarotti confuse verità e realtà virtuale

Roma - Confusione fra verita' e realta' virtuale. Questo il concetto espresso all'Agi dal sociologo Franco Ferrarotti a proposito dell'omicidio di Luca Varani, il ragazzo di 23 anni, ucciso dagli amici che "volevano vedere l'effetto che fa". "Tenendo presente il quadro di societa' progredite - spiega - ricordo che esiste nell'antropologia il cosiddetto 'homo necans', l'uomo che uccide e afferma se stesso contro l'altro ma non perche' nemico ma solo perche' gli da' occasione di emergere e questo spiegherebbe anche la gratuita' di questi delitti che ci appaiono efferati e ingiustificati. Posso capire l'omicidio per derubare o la rapina finita male ma avere l'idea in origine di uccidere qualcuno, in questo caso da' qualcosa di piu'. Me lo dicevano anche i terroristi a suo tempo: dicevano che avere un'arma in tasca e' come avere una protesi, un arricchimento della personalita'. Ma la cosa piu' grave e' che a parte la droga che conduce ad una sorta di suicidio differito, toglie la responsabilita all'individuo e oblitera la distinzione fra bene e male, per molti giovani e per buona parte degli adulti, l'uso dei social e dei mezzi elettronici contribuisce a cancellare la differenza fra reale e virtuale. Il progetto di uscire di casa, in auto, per ammazzare qualcuno, sembra una sorta di scampagnata fuori porta".

E questo, ci tiene a precisare il sociologo, avviene "perche', la differenza fra reale e virtuale fa cadere il senso della responsabilita' delle proprie azioni al punto da renderle equivalenti l'una all'altra. Si viene spinti all'estremo per vedere fino a che punto si puo' sperimentare il nuovo. Quello di cui stiamo discutendo e' un fatto di cronaca che ha una profonda portata teoretica e morale. Va oltre la cronaca, ci richiama a problemi gravi, alla mancanza di rispetto per l'altro: quando l'altro diventa occasione per sperimentare cio' che la maggior parte delle persone non sperimenta - ha concluso - siamo su un piano molto pericoloso, aberrante". (AGI)


07 marzo 2016 ©
07/03/2016 14:16

Roma - "Il policonsumo di alcol e sostanze psicotrope puo' favorire, in particolari situazioni sociali, azioni aggressive e violente, come quelle che hanno portato all'uccisione di un ragazzo a Roma". Lo ha detto all'AGI lo psichiatra Alfio Lucchini, past presidente di Federserd (Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze). "Sostanze stimolanti, come la cocaina, l'anfetamina o la metanfetamina, agiscono a livello del Sistema nervoso centrale - ha spiegato Lucchini - e hanno un'effetto eccitatorio e disinibente. Gia' da sole queste sostanze possono favorire azioni di tipo aggressivo. Dal canto suo, l'alcol, una sostanza purtroppo trascurata nonostante sia stata definita dall'Organizzazione mondiale della sanita' come 'droga perfetta', potenzia gli effetti delle sostanze psicotrope". Questo, secondo l'esperto, significa che l'alcol puo' aumentare l'effetto eccitatorio delle sostanze stupefacenti, portando quindi a compiere azioni violente. "Molto dipende anche dalla qualita' e dalle quantita'", ha precisato lo psichiatra. "Altri due elementi fondamentali che possono contribuire a esiti cosi' violenti sono la personalita' di chi abusa di queste sostanze e l'ambiente sociale in quella particolare situazione. Ci deve essere gia' un'impronta aggressiva - ha concluso Lucchini - nella personalita' di un individuo che arriva a compiere un atto cosi' violento e la situazione sociale del momento puo' influire significativamente nel promuovere azioni particolarmente aggressive". (AGI) 

07/03/2016 14:14

Roma - Il delitto di Roma, consumato tra droga e alcol e con una vittima scelta a caso, ricorda molto le orge di violenza che rese celebri nel 2005 le 'Bestie di Satana'. A tracciare il parallelo e' lo scrittore e criminologo Donato Carrisi - in questi mesi in libreria con il romanzo 'La ragazza nella nebbia'. "Mettersi alla prova, spingersi fino al limite e fermarsi un attimo prima dell'irreparabile e' una cosa che accade molto piu' spesso di quanto si creda" dice all'Agi, "poi la maggior parte delle volte ci si tira indietro all'ultimo momento. Ma ci sono casi - come quello delle Bestie di Satana e, con ogni probabilita', del delitto di venerdi' al Collatino - in cui i freni inibitori sono caduti, complice la droga o l'alcol, e si arriva al delitto".Carrisi e' contrario a puntare il dito contro ragioni 'di comodo' come i mali della societa' contemporanea e la noia giovanile. "E' la natura umana" dice, "per la quale noi cerchiamo sempre delle giustificazioni. In realta' sono tante le dinamiche che entrano in gioco: basti pensare alla coppia dell'acido, che colpiva praticamente a caso e senza freni e in cui e' difficile distinguere quale sia la personalita' prevalente, senza un reale movente". (AGI) 

07/03/2016 13:10

Roma - "Il policonsumo di alcol e sostanze psicotrope puo' favorire, in particolari situazioni sociali, azioni aggressive e violente, come quelle che hanno portato all'uccisione di un ragazzo a Roma". Lo ha detto all'AGI lo psichiatra Alfio Lucchini, past presidente di Federserd (Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze).

"Sostanze stimolanti, come la cocaina, l'anfetamina o la metanfetamina, agiscono a livello del Sistema nervoso centrale - ha spiegato Lucchini - e hanno un'effetto eccitatorio e disinibente. Gia' da sole queste sostanze possono favorire azioni di tipo aggressivo. Dal canto suo, l'alcol, una sostanza purtroppo trascurata nonostante sia stata definita dall'Organizzazione mondiale della sanita' come 'droga perfetta', potenzia gli effetti delle sostanze psicotrope". Questo, secondo l'esperto, significa che l'alcol puo' aumentare l'effetto eccitatorio delle sostanze stupefacenti, portando quindi a compiere azioni violente. "Molto dipende anche dalla qualita' e dalle quantita'", ha precisato lo psichiatra. "Altri due elementi fondamentali che possono contribuire a esiti cosi' violenti sono la personalita' di chi abusa di queste sostanze e l'ambiente sociale in quella particolare situazione. Ci deve essere gia' un'impronta aggressiva - ha concluso Lucchini - nella personalita' di un individuo che arriva a compiere un atto cosi' violento e la situazione sociale del momento puo' influire significativamente nel promuovere azioni particolarmente aggressive". (AGI) 

07/03/2016 11:39

Roma - "Volevamo uccidere qualcuno. Volevamo vedere l'effetto che fa. Eravamo usciti in macchina la sera prima sperando di incontrare qualcuno. Poi abbiamo pensato a Luca che il mio amico conosceva". Sono le parole che Manuel Foffo, 30 anni, ha riferito ai carabinieri e al pm Francesco Scavo dopo aver assassinato assieme a Marco Prato il 23enne Luca Varani, attirato con la scusa di prendere parte a un festino a base di alcol e droga.

Quella di Varani e' stata una morte orribile, giunta dopo una lunga agonia: seviziato, torturato e poi massacrato a coltellate e a colpi di martello. Al suo posto poteva esserci un altro. La sorte aveva deciso che fosse lui la vittima designata, solo perche' figuarava tra i contatti di Prato, che occupava con Foffo l'appartamento di via Igino Giordani, al Collatino.

La morte, secondo quanto accertato dagli investigatori, risalirebbe a venerdì mattina ma il cadavere e' stato trovato dai militari di piazza Dante soltanto sabato sera, dopo che Foffo, su consiglio del padre, si e' costituito. Subito dopo l'assassinio, Prato aveva preferito trovare rifugio in un hotel di piazza Bologna dove ha tentato il suicidio. Salvato in extremis, e' stato per alcune ore piantonato all'ospedale Sandro Pertini e poi trasferito nel carcere di Regina Coeli assieme a Foffo. Il pm Francesco Scavo, che per le prossime ore attende le prime risposte dall'autopsia inoltrera' in giornata al gip la richiesta di convalida del fermo per concorso in omicidio volontario con la contestuale emissione di un'ordinanza di custodia cautelare.

Ferrarotti, confusione tra la verità e la realtà virtuuale

Carrisi, come le Bestie di Satana

Lo psichiatra e criminologo Vincenzo Mastronardi ha piegato all'AGI che l'efferato delitto è "un fatto caratteristico di segregazione in casa mirata da una orgia 'drogastica', cioé che punta all'abuso di stupefacenti, con l'utilizzo di mix di droghe". Sempre di più, sottolinea Mastronardi, "in queste occasioni, come emerge da altre vicende similari, si usa la chetamina, utilizzata per i cavalli, che crea totale obnubilamento. Una sorta di corto circuito della mente che a piccole sollecitazioni, e' pronta ad esplodere. Basta un interlocutore che cambia canale della televisione e questo ha effetto sul narcisimo del soggetto creando una reazione imprevedibile". Le azioni "spropositate sono possibili perche' l'abuso di droga si miscela con una personalita' particolare che esplode per un fatto minimo, qualsiesi esso sia". Infatti, conclude il professor Mastronardi, "i dati sono estremamente interessanti: i delitti collegati all'abuso di stupefacenti e alcol sono pai al 4,5%, e la 'molla' è equamente divisa tra droga eed effetto del bere senza limiti". (AGI)