Cronaca

Turchia, pugno di ferro contro la stampa

Istanbul - La decisione di un tribunale di porre in amministrazione controllata il gruppo media Feza ha causato la mobilitazione di centinaia di manifestanti dinanzi la sede del quotidiano Zaman, organo di punta del gruppo. La folla si era radunata per protestare contro l'ennesimo colpo di mano da parte della magistratura nei confronti della stampa di opposizione al governo del partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) del presidente Recep Tayyip Erdogan; ma e' stata oggetto di cariche da parte della polizia.

Secondo l'agenzia Dha, poco prima della mezzanotte un megafono ha annunciato lo sgombero del palazzo e dopo circa 10 minuti due idranti hanno iniziato a sparare acqua colorata e gas al peperoncino sulla folla radunatasi dinanzi l'ingresso della redazione. Le cariche sono continuate per alcuni minuti nelle strade vicine la sede di Zaman. In seguito alla fuga della folla i pompieri hanno forzato le catene e i lucchetti con i quali le porte del palazzo erano state sigillate. E' seguita l'irruzione della polizia, durante la quale, in base a quanto riportato dallo stesso Zaman, sarebbero stati distrutti alcuni computer e macchine fotografiche, scatenando la reazione di molti dei giornalisti presenti. Gli ufficiali incaricati hanno letto il provvedimento che pone il giornale, come parte del gruppo Feza, in amministrazione controllata e i giornalisti sono stati condotti fuori dalla redazione dagli agenti. La decisione e' stata emessa da una corte penale di Istanbul su richiesta del procuratore, secondo cui il gruppo "agisce secondo gli ordini della organizzazione terroristica conosciuta come 'struttura parallela'che fa capo a Fetullah Gulen". Quest'ultimo, miliardario e ideologo islamico autoesiliatosi negli Stati Uniti, alleato di Erdogan nel decennio 2002-2012, e' ormai da temop suo acerrimo oppositore. (AGI)


05 marzo 2016 ©
03/03/2016 16:19

Bologna - Bilail Erdogan, figlio del leader turco Recep Tayyip, avrebbe lasciato Bologna dove si era trasferito lo scorso autunno per un master alla Johns Hopkins University: la notizia, pubblicata dall'edizione locale del Resto del Carlino, sarebbe stata comunicato dallo stesso Erdogan con un sms inviato ai genitori di alcuni compagni di scuola dei figli, definendo 'delicata' sia per il governo italiano sia per quello turco la questione sicurezza in città per la propria famiglia. Bilail Erdogan recentemente era stato indagato per riciclaggio dalla procura bolognese, in seguito a un esposto presentato da un imprenditore turco oppositore politico del padre. "Nessun commento alla notizia", si è limitato a dire il difensore di Erdogan, l'avvocato Giovanni Trombini, mentre negli ambienti giudiziari della procura si sottolinea che la vicenda non ha nulla a che vedere con l'inchiesta in corso. (AGI) 

07/02/2016 13:42

Oncupinar (Turchia)  - La Turchia è pronta, "se necessario", ad aprire i confini a decine di migliaia di rifugiati siriani in fuga da Aleppo, in maggioranza donne e bambini, bloccati alla frontiera turca da venerdì. Lo ha comunicato il presidente Recep Tayyip Erdogan. "Il regime ha ora bloccato una parte di Aleppo...la Turchia è sotto minaccia", ha spiegato Erdogan.

"Se hanno raggiunto la nostra porta e non hanno altra scelta, se necessario, faremo entrare in nostri fratelli", ha aggiunto. La frontiera Oncupinar resta per ora chiuso a migliaia di rifugiati ammassati al confine per il terzo giorno consecutivo.

Il presidente turco ha lasciato intendere che c'è la possibilità di un intervento militare turco in Siria per evitare la creazione di uno stato curdo nel nord del Paese. Lo riferisce la stampa locale.

La Turchia non commetterà di nuovo l'"errore" fatto nel 2003 quando non invase l'Iraq al fianco degli Usa, "non possiamo ripetere in Siria gli errori commessi in Iraq", sono state le parole di Erdogan citate dai quotidiani "Milliyet" e "Hurriyet".

Secondo gli nanalisti turchi, Erdogan sembra disposto a prevenire la creazione di uno stato curdo di fatto nel nord della Siria con tutti i mezzi, inclusi quelli militari. Ankara considera gruppi terroristici le milizie curde PYD e YPG, che combattono l'Isis nel nord della Siria.

ANCHE EMIRATI PRONTI A INTERVENIRE - Dopo Arabia Saudita, Turchia e Bahrein, anche gli Emirati Arabi si sono detti pronti a intervenire con truppe di terra in Siria come parte della coalizione internazionale contro lo Stato islamico guidata dagli Stati Uniti.

Nel corso di una conferenza stampa ad Abu Dhabi, il ministro di Stato per gli Affari esteri Anwar Gargash ha affermato che "una vera campagna militare contro Daesh (acronimo arabo per Stato islamico, ndr) deve necessariamente includere una forza di terra". Tuttavia, ha aggiunto il ministro emiratino, "non stiamo parlando di migliaia di uomini". Gargash ha inoltre aggiunto che "la leadership degli Stati Uniti" sull'intervento sarebbe condizione essenziale per la partecipazione di Abu Dhabi.

Giovedi' l'Arabia Saudita ha fatto sapere di esser pronta a partecipare a operazioni di terra, se la coalizione internazionale dovesse decidersi a intervenire. Secondo l'ambasciatore bahreinita a Londra Fawaz bin Mohammed al Khalifa, l'iniziativa saudita in Siria avrebbe l'obiettivo di combattere "sia lo Stato islamico che il brutale regime" di Bashar al Assad. Lo stesso diplomatico ha annunciato poi ieri che il Ccg ha deciso di installare un centro per le operazioni navali dell'organizzazione in Bahrein. Misura che, secondo l'ambasciatore, "dimostra inequivocabilmente che sotto la leadership dell'Arabia Saudita i paesi del Golfo sono determinati a intraprendere un'azione positiva per combattere terrorismo ed estremismo nella regione".  (AGI)

30/01/2016 18:45

Ankara - La Turchia ha accusato la Russia di aver violato di nuovo il proprio spazio aereo e, per protesta, ha convocato l'ambasciatore russo. Un caccia "Su-34 appartenente all'aviazione della Federazione Russa ha violato lo spazio aereo turco alle 11.46, ora locale, di venerdi'", ha reso noto il ministero degli Esteri turco. Ankara ha quindi convocato l'ambasciatore russo per "protestare con forza e condannare" la violazione, ha aggiunto il ministero. Intanto il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, ha detto che la Russia non deve fare "passi irresponsabili".

Stoltenberg, Mosca rispetti lo spazio aereo Nato

Il 24 novembre la Turchia ha abbattuto un jet russo che - a suo dire - aveva sconfinato nel proprio territorio; Mosca ha sempre negato che il velivolo avesse violato lo spazio aereo turco. La tensione fra i due Paesi, oltre ad avere forti ripercussioni sui rapporti bilaterali, ha influito in modo negativo anche sulla crisi siriana.
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21/01/2016 18:50

Istanbul - Seicentodieci militanti del Partito curdo dei lavoratori (PKK) sono stati uccisi nelle operazioni militari condotte dalla meta' di dicembre fino ad oggi nel sud est del Paese. Lo ha annunciato l'esercito turco con un comunicato ufficiale. Il bilancio e' relativo il periodo durante il quale nel quartiere Sur di Diyarbakir e nelle citta' di Silopi e Cizre e' stato imposto il coprifuoco. A Cizre in particolare gli scontri sono stati particolarmente violenti, considerate che 364 dei 610 ribelli separatisti sono stati uccisi nella citta' vicino i confini siriano e iracheno. Nel medesimo comunicato si rende noto che nella giornata di ieri, 4 miliziani sono stati uccisi a Silopi, portando il numero dei morti nella citta' a 140, mentre 9 bombe sono state fatte brillare e 153 pezzi di artiglieria pesante sono stati sequestrati con le relative munizioni. Solo ieri il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva assicurato che Ankara non avrebbe mai piu' trattato con il PKK, ribadendo essere giunto il" momento di liquidare questi terroristi che vogliono dividere il Paese" "In questo momento ne' i terroristi del Pkk, ne' il partito sotto il suo controllo o altre strutture saranno considerate una controparte con cui trattare" ha detto il presidente facendo riferimento al partito filo curo dell'Hdp. "La questione e' chiusa" ha poi giurato Erdogan, prima assicurare che "tutti i sindaci e amministratori locali che hanno dato sostegno ai terroristi pagheranno per quello che hanno fatto". (

A Erdogan ha voluto mandare un messaggio il Commissario UE Johannes Hahn, che ha invocato un cessate il fuoco immediato e il ritorno ai negoziati di pace, auspicando che gli interventi decisi da Ankara siano "mirati e proporzionati". Hahn ha poi lanciato un appello dinanzi il parlamento europeo al Pkk, affinche' deponga le armi, ricordando il prezzo in termini di vite umane che questo conflitto e' gia' costato. "Una situazione inquietante" queste le parole scelte dal commissario per descrivere la situazione nel sud est della Turchia dove "il prolungato coprifuoco non fa che aumentare le preoccupazioni per il rispetto della legalita' e dei diritti umani nell'area" Hahn ha sottolineato che la prossimita' geografica della guerra tra Turchia e Pkk alla Siria costituisce un "pericoloso focolaio che non fa che aumentare la tensione nell'intera regione". "Tutte le parti hanno le proprie responsabilita', e' tuttavia necessario tornare al processo di pace" ha concluso Hahn. La guerra tra Turchia e Pkk e' ripresa lo scorso 25 luglio dopo una tregua durata piu' di 2 anni. Da allora ad oggi, in base alle cifre fornite dall'esercito, piu' di 3200 ribelli separatisti e 300 membri delle forze di sicurezza turche hanno perso la vita. In base a dati forniti lo scorso 9 gennaio dalla Fondazione per i diritti umani in Turchia, dalla ripresa degli scontri 162 sono stati i civili che hanno perso la vita, tra questi 32 bambini, 29 donne e 24 anziani. Il conflitto tra Turchia e Pkk dal 1984 ad oggi e' costato circa 45 mila vite. (AGI)