Cronaca

Papa: certe strutture mediche di ricerca pensano solo a soldi

CdV - Nel campo della medicina "oggi sono molte le istituzioni impegnate nel servizio alla vita, a titolo di ricerca o di assistenza; esse promuovono non solo azioni buone, ma anche la passione per il bene. Ma ci sono anche tante strutture preoccupate più dell'interesse economico che del bene comune". Lo ha denunciato Papa Francesco nell'incontro di oggi con la Pontificia Accademia della vita.

Secondo il Papa anche in questo campo "la scelta del bene coinvolge e impegna tutta la persona; non è una questione 'cosmetica', un abbellimento esteriore, che non porterebbe frutto: si tratta di sradicare dal cuore i desideri disonesti e di cercare il bene con sincerita'".

Per Francesco, "nell'ambito dell'etica della vita le pur necessarie norme, che sanciscono il rispetto delle persone, da sole non bastano a realizzare pienamente il bene dell'uomo". Mentre "sono le virtù di chi opera nella promozione della vita l'ultima garanzia che il bene verra' realmente rispettato". Nella realtà di oggi, ha aggiunto, "non mancano le conoscenze scientifiche e gli strumenti tecnici in grado di offrire sostegno alla vita umana nelle situazioni in cui si mostra debole. Pero' manca a volte l'umanità. L'agire buono non è la corretta applicazione del sapere etico, ma presuppone un interesse reale per la persona fragile. I medici e tutti gli operatori sanitari non tralascino mai di coniugare scienza, tecnica e umanita'".

"Pertanto - ha concluso il Papa - incoraggio le Università a considerare tutto questo nei loro programmi di formazione, affinché gli studenti possano maturare quelle disposizioni del cuore e della mente che sono indispensabili per accogliere e curare la vita umana, secondo la dignità che in qualsiasi circostanza le appartiene. E invito anche i direttori delle strutture sanitarie e di ricerca a far si' che i dipendenti considerino parte integrante del loro qualificato servizio anche il tratto umano". (AGI) 


03 marzo 2016 ©
02/03/2016 20:34

CdV - "Vorremmo chiederle un incontro per discutere un impegno in favore dei bambini del passato e dei bambini del futuro", quelli cioe' che sono stati abusati e danneggiati" quelli da proteggere "perche' cio' non si ripeta mai piu'". Si sono rivolti a Papa Francesco con queste parole "rispettosamente, le vittime di abusi dei preti in Australia" che si trovano a Roma per l'audizione del cardinale George Pell, interrogato in videoconferenza per ragioni di salute. Le 15 vittime hannoa ssistito da domenica sera a oggi alle deposizioni di Pell nella Sala Verdi dell'Hotel Nazionale. La Commissione Reale di indagine sugli abusi chiede conto al super ministro vaticano dell'economia della gestione dei casi nell'aricdiocesi di Melbourne, della quale e' stato arcivescovo dal 1996 al 2001 dopo esserne stato ausiliare e prima ancora vicario episcopale. La terza seduta, iniziata ieri sera alle 22 ora italiana in un clima piu' sereno di quello delle precedenti, si e' infiammata a causa di alcune frasi di Pell che le vittime hanno ritenuto offensive. A suscitare sdegno e' stata in particolare l'affermazione: "A volte i genitori delle vittime non vogliono che il loro caso passi nelle mani della polizia o delle autorita' ecclesiastiche".

Pel "mia mancanza è stata fidermi del cappellano"

Momenti di tensione si sono verificati nella Sala Verdi anche quando il cardinale Pell ha definito "inadeguata" la rete di informazioni che arrivarono al suo ufficio di arcivescovo di Melbourne. Ed ha detto, di fatto addossando ogni responsabilita' ad altri e sgravando se stesso: "non credo che avrei potuto fare qualcosa di piu' di quanto ho fatto". Secondo i membri della Commissione Reale, invece, l'attuale ministro delle finanze di Papa Francesco avrebbe potuto impedire allora il perpetuarsi di questi crimini semplicemente non voltando la testa da un'altra parte. E questo ritengono amche le vittime, tanto che nella Sala Verdi una signora ha imprecato contro Pell a voce alta. In sostanza, il cardinale australiano sostiene di essere stato ingannato dal "sistema dell'epoca" perche' era risaputo che lui non avrebbe accettato lo stato delle cose e avrebbe proceduto adottando "azioni decisive". "Sapevano che avrei fatto domande scomode se fossi stato meglio informato", ha detto. Un ragionamento che contrasta con la realta' e anche con altre dichiarazioni fatte poco prima dallo stesso Pell, che, ad esempio, si e' dilungato a descrivere quello che ritiene essere un suo capolavoro (e che per altri e' invece una ulteriore percossa assestata a persone ferite gravemente dai preti abusatori): il cosidetto "Melbourne Response" da lui creato quando era vescovo ausiliare e che poi ha utilizzato da arcivescovo, uno schema di risarcimenti per le vittime volto a disincentivare le onerose cause giudiziarie contro la diocesi. Lo schema pero' e' stato ampiamente criticato dalle vittime e dalle loro famiglie durante tutto il corso dell'indagine condotta dalla Commissione d'inchiesta australiana sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali sui minori. Nel corso di una pausa dell'audizione di questa notte i giornalisti hanno chiesto dei commenti alle vittime presenti nella Sala Verdi e una di loro ha detto che "Pell avrebbe potuto essere l'eroe dell'Australia se solo fosse stato chiaro sin dall'inizio". (AGI) 

02/03/2016 17:31

Roma - "Questo riguarda i bambini": inizia così la lettera che il gruppo di vittime australiane della pedofilia ha scritto al Papa per chiedergli un incontro, durante le audizioni del cardinale Pell ,accusato di aver coperto abusi compiuti da religiosi in Australia. "I bambini - prosegue il testo - che sono stati abusati e danneggiati nel passato, e la protezione dei bambini nel futuro. Vorremmo chiederle un incontro per discutere un impegno in favore dei bambini del passato e dei bambini del futuro, per attuare misure perché ciò non si ripeta mai più". La breve lettera manoscritta si conclude così: "Rispettosamente, le vittime di abusi dei preti in Australia. Ritorneremo in Australia venerdì".

Le 15 vittime di abusi sessuali compiuti da sacerdoti giunte in Italia dall'Australia per seguire da vicino la deposizione del cardinale George Pell, attuale super-ministro delle finanze vaticano, hanno espresso il desiderio di essere ricevute da Papa Francesco prima di lasciare Roma. La notizia è trapelata dall'Hotel Quirinale, dove nella Sala Verdi l'audizione del porporato si svolge in teleconferenza a causa del certificato medico, attestante una condizione fisica che non permetterebbe un viaggio Oltreoceano, presentato da Pell alla Commissione Reale di indagine sugli abusi che gli chiede conto della gestione dei casi nell'aricdiocesi di Melbourne, della quale è stato arcivescovo dal 1996 al 2001 dopo esserne stato ausiliare e prima ancora vicario episcopale. La terza seduta, iniziata alle 22 di ieri ora italiana in un clima più sereno di quello delle precedenti, si è infiammata a causa di alcune frasi di Pell che le vittime hanno ritenuto offensive. A suscitare sdegno è stata in particolare l'affermazione: "A volte i genitori delle vittime non vogliono che il loro caso passi nelle mani della polizia o delle autorita' ecclesiastiche".

Momenti di tensione si sono verificati nella Sala Verdi anche quando il cardinale Pell ha definito "inadeguata" la rete di informazioni che arrivarono al suo ufficio di arcivescovo di Melbourne. E ha detto, di fatto addossando ogni responsabilità ad altri e sgravando se stesso: "non credo che avrei potuto fare qualcosa di più di quanto ho fatto". Secondo i membri della Commissione Reale, invece, l'attuale ministro delle finanze di Papa Francesco avrebbe potuto impedire allora il perpetuarsi di questi crimini semplicemente non voltando la testa da un'altra parte. E questo ritengono amche le vittime, tanto che nella Sala Verdi una signora ha imprecato contro Pell a voce alta. In sostanza, il cardinale australiano sostiene di essere stato ingannato dal "sistema dell'epoca" perché era risaputo che lui non avrebbe accettato lo stato delle cose e avrebbe proceduto adottando "azioni decisive". "Sapevano che avrei fatto domande scomode se fossi stato meglio informato", ha detto. Un ragionamento che contrasta con la realtà e anche con altre dichiarazioni fatte poco prima dallo stesso Pell che, ad esempio, si è dilungato a descrivere quello che ritiene essere un suo capolavoro (e che per altri e' invece una ulteriore percossa assestata a persone ferite gravemente dai preti abusatori): il cosidetto "Melbourne Response" da lui creato quando era vescovo ausiliare e che poi ha utilizzato da arcivescovo, uno schema di risarcimenti per le vittime volto a disincentivare le onerose cause giudiziarie contro la diocesi. Lo schema però è stato ampiamente criticato dalle vittime e dalle loro famiglie durante tutto il corso dell'indagine condotta dalla Commissione d'inchiesta australiana sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali sui minori.

Nel corso di una pausa dell'audizione di questa notte i giornalisti hanno chiesto dei commenti alle vittime presenti nella Sala Verdi e una di loro ha detto che "Pell avrebbe potuto essere l'eroe dell'Australia se solo fosse stato chiaro sin dall'inizio". "Non vogliamo recriminare quello che è successo - afferma da parte sua Paul Levey, vittima per oltre sei mesi, tutti i giorni, del prete Gerald Ridsdale - vogliamo solo che la Chiesa ci aiuti a sostenere e a salvare le tante vittime che ancora non hanno parlato e che invece hanno bisogno di aiuto, per evitare altre morti premature che noi chiamiamo suicidi perche' tutti noi abbiamo provato a suicidarci, per fortuna forse, senza riuscirci e la città di Ballarat, che è molto cattolica, è scioccata da quello che è emerso. E inoltre, continua Paul - vogliamo l'aiuto del Pontefice e della Chiesa perché questo non accada più, vogliamo proteggere i nostri figli da quello che abbiamo sofferto noi".  (AGI)

 

 

(AGI) 

29/02/2016 22:52

CdV - Il cardinale George Pell, sotto interrogatorio per il secondo giorno di seguito da parte della Reale Commissione d'inchiesta sugli abusi sessuali commessi in Australia da ecclesiastici, ritiene di avere "il pieno sostegno del Papa". Lo ha detto lui stesso arrivando all'hotel Quirinale di Roma dove si tiene la videoconferenza per la sua audizione. Sull'aereo che lo riportava in Italia dal Messico, Papa Francesco disse che i vescovi che invece di prendere provvedimenti severi verso i preti pedofili si limitavano a trasferirli debbono dimettersi. Dunque nell'incontro di questa mattina con il Papa il cardinale che attualmente ricopre l'incarico di ministro delle finanze deve aver affermato in modo irrefutabile le ragioni a sua discolpa, in quanto la Commissione sta accusando Pell proprio di avere trasferito e non sospeso i preti pedofili.

Ieri la prima sessione dell'audizione si e' conclusa alle 2 della notte (ora italiana). Ed oggi si e' riaperta con l'esame di una serie di prove che sono state fornite da una delle vittime che sarebbe stata abusata da padre Gerald Ridsdale accusato di aver commesso 130 abusi su bambini di eta' inferiore ai quattro tra i 1960 e 1980. Furness ha chiesto a Pell, all'epoca vicario per l'educazione della diocesi di Melbourne, della quale in seguito fu vescovo, perche' il sacerdotr pedofilo Ridsdale sia stato semplicemente spostato di parrocchia in parrocchia invece di essere segnalato alla polizia. Pell ha dichiarato che i provvedimenti che il vescovo Mulkearns e monsignor Fiskilini adottarono nei riguardi di Ridsale sono "inaccettabili" perche' "sono stati un rischio per i bambini di Inglewood". "Io credevo - si e' pero' scusato - che questi continui e insoliti trasferimenti riguardassero la sua formazione e che gli avrebbero garantito di ampliare la sua esperienza sul territorio". (AGI)

29/02/2016 11:32

CdV - Papa Francesco ha ricevuto questa mattina il cardinale George Pell, prefetto della Segreteria per l'economia. Il cardinale australiano e' tra i colloboratori del Papa che vengono ricevuti con frequenza settimanale, ma l'incontro di oggi avviene all'indomani dell'audizone - in teleconferenza - alla Commissione reale per gli abusi sui minori in Australia, nella quale Pell si e' assunto responsabilita' almeno morali sugli insabbiamenti delle denunce di vittime di pedofilia e il trasferimento dei sacerdoti accusati, da una parrocchia all'altra, mentre era prima vicario e poi arcivescovo a Melbourne, negli anni '70, '80 e '90.
.