Cronaca

Sociologo: culle vuote colpa di una società "adolescente"

Roma - Un calo delle nascite come quello del 2015, in Italia, non si vedeva dai tempi di Garibaldi. Colpa della crisi economica, sicuramente, ma anche di una tendenza a procrastinare l'adolescenza il più possibile. La pensa cosi' il sociologo Vincenzo Mastronardi. L'anno scorso, secondo l'Istat si sono registrate otto nuove nascite ogni mille abitanti. Calcoli alla mano in media una donna ha 1,35 figli mentre l'eta' del primo parto è salita a 31,6 anni. "Mettere al mondo un figlio è un'idea sì' altruistica, ma deve fare i conti con una componente egoistica. 'Devo sbarcare il lunario da solo', 'mi sento ancora adolescente nonostante i miei 44-45 anni': sono tutto pensieri che attraversano la mente di chi ha serie difficolta' a partorire l'idea di una famiglia che richiede abnegazione in termini di tempo, impegno e denaro", spiega all'Agi Mastronardi.

Non basta: "non c'è solo una tendenza a procrastinare dovuta ad atteggiamenti adolescenziali", ma anche "la necessita' di concretizzare i soddisfacimenti esistenziali lavorativi, esistenziali, sociali che arrivano piu' tardi rispetto al passato". Per il sociologo, insomma, si assiste sempre di più a fenomeni di adolescenza protratta unita "all'inseguimento di una concretizzazione di un soddisfacimento individuale". Nell'animo di queste persone "scatta una sorta di fisiologico egoismo dovuto al fatto che non si è riusciti ancora a raggiungere gli obiettivi e le soddisfazioni prefissati". Questo traguardo poi, spesso arriva "in un età in cui il desiderio di maternita' o paternita' va a scemare". Il risultato è che molti scelgono di avere un figlio anziche' due, spiega ancora il professore. E se tra gli italiani la crescita è quasi zero, "sono le altre etnie a fornirci i minori, i figli di una società che cessa di essere monoculturale e diventa multietnica". Ma per riuscirci "dobbiamo prendere spunto a quelle che sono le società multietniche, America in primis, lavorando su una riorganizzazione di norme e valori che non possono essere più ovviamente quelli appartenenti a una sola cultura". (AGI) 


19 febbraio 2016 ©