Cronaca

Papa bacchetta Trump, "volere muri non è cristiano"

CdV - Dalle unioni civili agli anticoncezionali; da Donald Trump al patriarca Kirill: Francesco fa il punto della sua visita in America Centrale e a bordo dell'aereo che lo riporta a Roma si lascia anche andare a una considerazione su Giovanni Paolo II.

Il colpo piu' duro il Pontefice lo assesta a Donald Trump che, con la sua promessa di erigere muri, non si dimostra un buon cristiano. "Voler costruire muri e non fare ponti non e' cristiano. Questo non e' nel Vangelo" dice "dei problemi elettorali - ha replicato - io non m'immischio. Ma se ha detto cosi', e su questo gli do' il beneficio del dubbio, allora non e' cristiano". "Parole vergognose" replica il miliardario candiodato alla Casa Bianca.

"Io non so come stanno le cose nel Parlamento: il Papa non si immischia nella politica italiana" dice rispondendo a una domanda sulle unioni civili. "Ho detto ai vescovi: il Papa e' per tutti e non puo' mettersi in politica", ha ricordato citando il suo primo discorso alla Cei del maggio 2013. Ciascun parlamentare, aggiunge, "deve votare secondo la propria coscienza ben formata che non e' la coscienza di quello che sembra meglio in quel momento".

Sul fronte politico un'altra battuta di Bergoglio riguarda l'ipotesi di un viaggio in Cina. "Il mio sogno e' andare in Cina. Questo mi piacerebbe tanto" confida ai giornalisti rivela anche ha invocato dalla Vergine nei 20 minuti in cui e' rimasto in silenzio sabato scorso nel "camarin" del Santuario di Guadalupe, cioe' a tu per tu con la Vergine. "Ho chiesto per il mondo la pace. Ho chiesto perdono per il popolo, che preti siano veri preti e per i religiosi e i vescovi, che siano autentici". Piu' riserbo sull'incontro con Kirill: "e' mio fratello" dice il Papa, "Abbiamo parlato come fratelli e nessuno sa cosa ci siamo detti, perche' era un incontro privato e se rivelo una cosa non sarebbe piu' un incontro privato. Ma posso dirle fhe sono uscito felice".

Guardando all'anno della misericordia, gli viene chiesto perche' e' piu' facile perdonare un assassino di un divorziato che si risposa. "Dobbiamo - spiega - integrare nella vita della Chiesa le persone divorziate con particolare attenzione verso i loro bambini". E a proposito dell'aborto: "non e' un male minore e' un crimine. Male minore e' evitare la gravidanza". Dura reprimenda, infine, ai vescovi che hanno coperto i casi di pedofilia, non usa mezzi termini: "Un vescovo che cambia di parrocchia un prete pedofilo e' un incosciente. E deve presentare la rinuncia. E' chiaro?".

Riguardo il carteggio tra Wojtyla e la sua amica Teresa, bergoglio rassicura: Anche il Papa ha bisogno di un'amicizia con una donna, il punto di vista femminile arricchisce quello dell'uomo. Un amicizia con donna non e' peccato". (AGI) 


18 febbraio 2016 ©
18/02/2016 08:55

di Salvatore Izzo

Ciudad Juarez, - "Grazie al Messico e a tutti i fratelli messicani. Il Signore e la Vergine di Guadalupe ci accompagnino sempre". Con questo tweet Papa Francesco ringrazia il popolo messicano al termine del suo viaggio nel paese sudamericano e prima di decollare alla volta di Roma. In un altro tweet il Pontefice ha aggiunto: "mi sono sentito accolto, ricevuto con affetto e speranza dai fratelli messicani: grazie per aver aperto le porte della vostra vita".

L'ultima messa al confine con gli Usa tra i migranti: "Mai più morte e sfruttamento! C'è sempre tempo per cambiare, c'è sempre una via d'uscita e un'opportunità, c'è sempre tempo per implorare la misericordia del Padre" ha osservato Francesco al termine di un viaggio in realtà molto difficile e contrastato. 

 

 

A poche decine di metri dal confine tra il Messico e gli Stati Uniti, in quella che può essere considerata la Lampedusa delle Americhe, Francesco ha denunciato le condizioni dei migranti è "un cammino carico di terribili ingiustizie: schiavizzati, sequestrati, soggetti ad estorsione, molti nostri fratelli sono oggetto di commercio del transito umano". Migliaia i fedeli che affollavano l'area della fiera di Ciudad Juarez, dove Bergoglio ha celebrato la sua ultima messa prima di ripartire verso l'Italia. Moltissimi i sostenitori assiepati oltre il confine, dalla parte della tristemente nota città texana di El Paso, accalcati alla rete per vederlo passare.

 

 

E come a Lampedusa l'8 luglio 2013, quando gettò una corona di fiori gialli per onorare le vittime sepolte nel Mediterraneo, Francesco ha invocato "il dono delle lacrime" anche sulla riva del Rio Grande "Qui come in altre zone di frontiera, si concentrano - ha sottolineato il Papa - migliaia di migranti dell'America Centrale e di altri Paesi, senza dimenticare tanti messicani che pure cercano di passare dall'altra parte". Un passaggio che il Papa ha definito appunto "carico di ingiustizie", pur ammettendo di "non poter negare la crisi umanitaria che negli ultimi anni ha significato la migrazione di migliaia di persone, sia in treno, sia in autostrada, sia anche a piedi attraversando centinaia di chilometri per montagne, deserti, strade inospitali".

"Questa tragedia umana che la migrazione forzata rappresenta, al giorno d'oggi - ha sottolineato - un fenomeno globale. Ma anche una crisi, che anziché misurare in cifre noi vogliamo misurarla con nomi, storie, famiglie. Sono fratelli e sorelle che partono spinti adalla povertà e dalla violenza, dal narcotraffico e dal crimine organizzato. A fronte di tanti vuoti legali, si tende una rete che cattura e distrugge sempre i piu' poveri. Non solo soffrono la povertà bensì soprattutto queste forme di violenza". "Chiediamo al nostro Dio - ha continuato Francesco - il dono della conversione, il dono delle lacrime; chiediamogli che possiamo avere il cuore aperto al suo appello nel volto sofferente di tanti uomini e donne". Prima di lasciare il Messico, Francesco ha voluto rivolgersi - da una pedana allestita nei pressi della rete che divide il Messico dagli Stati Uniti - anche ai migranti ispanici che sono riusciti ad arrivare in Texas. "Grazie fratelli e sorelle radunati a El Paso, - ha detto loro - per esservi sentiti oggi una sola famiglia con noi".

Nel quale ha denunciato con forza le connivenze (anche della Chiesa locale) davanti a "un'igiustizia che si radicalizza nei giovani: loro, come carne da macello, sono perseguitati e minacciati quando tentano di uscire dalla spirale della violenza e dall'inferno delle droghe". E nelle "tante donne alle quali con la violenza è stata ingiustamente tolta la vita!", ha sottolineato il Papa in riferimento alle migliaia di donne vittime di femminicidio. (AGI) 

17/02/2016 22:00

Ciuda Juarez - "Dio chiederà conto agli schiavisti dei nostri giorni, e noi dobbiamo fare tutto il possibile perché queste situazioni non si verifichino più". Ecco l'anatema che Papa Francesco ha aggiunto al discorso al mondo del lavoro, nel Palazzetto dello Sport di Ciudad Juarez. Gli uomini, spiega il Pontefice, non sono "oggetti da usare e gettare". Mi diceva un anziano operaio onesto, ricorda il Papa parlando del bene comune, "quando si va a negoziare sempre si perde qualcosa, pero' guadagnano tutti!". (AGI) 

17/02/2016 21:51

Ciudad Juarez - "Sto concludendo la mia visita in Messico e non potevo partire senza venire a salutarvi, senza celebrare il Giubileo della Misericordia con voi". Con queste parole Papa Francesco ha salutato i 3mila detenuti del penitenziario di Ciudad Juarez, il più vicino alla frontoera con gli Usa. Francesco ha preso la parola dopo le testimonianze di reclusi e operatori, che ha ringraziato "di cuore per aver manifestato tanta speranza e tante aspirazioni, come anche tanti dolori, timori e interrogativi"."Nel mio viaggio in Africa - ha ricordato - nella città di Bangui ho potuto aprire la prima Porta della Misericordia per il mondo intero. Oggi insieme a voi e con voi desidero riaffermare una volta di più la fiducia alla quale Gesù ci incoraggia: la misericordia che abbraccia tutti e in tutti gli angoli della Terra. Non c'è luogo dove la sua misericordia non possa giungere, non c'è spazio né persona che non essa non possa toccare".
"Celebrare il Giubileo della misericordia con voi - ha confidato Francesco ai detenuti - significa imparare a non rimanere prigionieri del passato, di ieri. E' imparare ad aprire la porta al futuro, al domani: è credere che le cose possano essere differenti". "Celebrare il Giubileo della misericordia con voi - ha insistito - è invitarvi ad alzare la testa e a lavorare per ottenere tale desiderato spazio di libertà. Sappiamo che non si puo' tornare indietro, sappiamo che quel che e' fatto e' fatto; percio' ho voluto celebrare con voi il Giubileo della misericordia, poiché questo non significa che non ci sia la possibilita' di scrivere una nuova storia d'ora in avanti". "Voi - ha continuato il Pontefice rivolto ai 3.000 carcerati - soffrite il dolore della caduta, sentite il pentimento per i vostri atti e so che in tanti casi, in mezzo a grandi limitazioni, cercate di ricostruire la vostra vita a partire dalla solitudine". "Avete conosciuto - ha poi concluso - la forza del dolore e del peccato; non dimenticatevi che avete a disposizione anche la forza della risurrezione, la forza della misericordia divina che fa nuove tutte le cose". (AGI)

17/02/2016 21:48

Ciudad Juarez - La delinquenza è sintomo di un problema piu' vasto: il disadattamento sociale. "Gia' abbiamo perso diversi decenni pensando e credendo che tutto si risolve isolando, separando, incarcerando, togliendosi i problemi di torno, credendo che questi mezzi risolvano veramente i problemi". Sono parole di Papa Farncesco nella visita al penitenziario di Ciudad Juarez. Secondo il Papa, "dobbiamo intraprendere un cammino urgente per rompere i giri viziosi della violenza e della delinquenza".
Francesco ha utilizzato espressioni molto forti per spiegare il suo punto di vista sul sistema carcerario. "A volte - ha detto - potrebbe sembrare che le carceri si propongano di mettere le persone in condizione dicontinuare a commettere delitti, piu' che a promuovere processi di riabilitazione che permettano difar fronte ai problemi sociali, psicologici e familiari che hanno portato una persona ad undeterminato atteggiamento". Secondo il Papa, in buona sostanza, "il problema della sicurezza non si risolve solamente incarcerando, ma e' un appello a intervenire per affrontare le cause strutturali e culturali dell'insicurezza che colpiscono l'intero tessuto sociale". La paura diffusa di essere colpiti da azioni criminali cosi' come le difficili condizioni delle carceri, elementi entrambi comuni, in realta', a molti i paesi, pur con ovvie differenze, "sono un sintomo - ha detto il Papa - di una cultura che ha smesso di scommettere sulla vita; di una societa' che e' andata abbandonando i suoi figli". (AGI)