Cronaca

Il Papa lascia il Messico, "Mai più morte e sfruttamento"

di Salvatore Izzo

Ciudad Juarez, - "Grazie al Messico e a tutti i fratelli messicani. Il Signore e la Vergine di Guadalupe ci accompagnino sempre". Con questo tweet Papa Francesco ringrazia il popolo messicano al termine del suo viaggio nel paese sudamericano e prima di decollare alla volta di Roma. In un altro tweet il Pontefice ha aggiunto: "mi sono sentito accolto, ricevuto con affetto e speranza dai fratelli messicani: grazie per aver aperto le porte della vostra vita".

L'ultima messa al confine con gli Usa tra i migranti: "Mai più morte e sfruttamento! C'è sempre tempo per cambiare, c'è sempre una via d'uscita e un'opportunità, c'è sempre tempo per implorare la misericordia del Padre" ha osservato Francesco al termine di un viaggio in realtà molto difficile e contrastato. 

 

 

A poche decine di metri dal confine tra il Messico e gli Stati Uniti, in quella che può essere considerata la Lampedusa delle Americhe, Francesco ha denunciato le condizioni dei migranti è "un cammino carico di terribili ingiustizie: schiavizzati, sequestrati, soggetti ad estorsione, molti nostri fratelli sono oggetto di commercio del transito umano". Migliaia i fedeli che affollavano l'area della fiera di Ciudad Juarez, dove Bergoglio ha celebrato la sua ultima messa prima di ripartire verso l'Italia. Moltissimi i sostenitori assiepati oltre il confine, dalla parte della tristemente nota città texana di El Paso, accalcati alla rete per vederlo passare.

 

 

E come a Lampedusa l'8 luglio 2013, quando gettò una corona di fiori gialli per onorare le vittime sepolte nel Mediterraneo, Francesco ha invocato "il dono delle lacrime" anche sulla riva del Rio Grande "Qui come in altre zone di frontiera, si concentrano - ha sottolineato il Papa - migliaia di migranti dell'America Centrale e di altri Paesi, senza dimenticare tanti messicani che pure cercano di passare dall'altra parte". Un passaggio che il Papa ha definito appunto "carico di ingiustizie", pur ammettendo di "non poter negare la crisi umanitaria che negli ultimi anni ha significato la migrazione di migliaia di persone, sia in treno, sia in autostrada, sia anche a piedi attraversando centinaia di chilometri per montagne, deserti, strade inospitali".

"Questa tragedia umana che la migrazione forzata rappresenta, al giorno d'oggi - ha sottolineato - un fenomeno globale. Ma anche una crisi, che anziché misurare in cifre noi vogliamo misurarla con nomi, storie, famiglie. Sono fratelli e sorelle che partono spinti adalla povertà e dalla violenza, dal narcotraffico e dal crimine organizzato. A fronte di tanti vuoti legali, si tende una rete che cattura e distrugge sempre i piu' poveri. Non solo soffrono la povertà bensì soprattutto queste forme di violenza". "Chiediamo al nostro Dio - ha continuato Francesco - il dono della conversione, il dono delle lacrime; chiediamogli che possiamo avere il cuore aperto al suo appello nel volto sofferente di tanti uomini e donne". Prima di lasciare il Messico, Francesco ha voluto rivolgersi - da una pedana allestita nei pressi della rete che divide il Messico dagli Stati Uniti - anche ai migranti ispanici che sono riusciti ad arrivare in Texas. "Grazie fratelli e sorelle radunati a El Paso, - ha detto loro - per esservi sentiti oggi una sola famiglia con noi".

Nel quale ha denunciato con forza le connivenze (anche della Chiesa locale) davanti a "un'igiustizia che si radicalizza nei giovani: loro, come carne da macello, sono perseguitati e minacciati quando tentano di uscire dalla spirale della violenza e dall'inferno delle droghe". E nelle "tante donne alle quali con la violenza è stata ingiustamente tolta la vita!", ha sottolineato il Papa in riferimento alle migliaia di donne vittime di femminicidio. (AGI) 


18 febbraio 2016 ©