Cronaca

Apple: tutta la Silicon Valley con Cupertino contro l'Fbi

(AGI) - Roma, 18 feb. - Dopo l'ad di Google, Sundar Pinchai, tutta la Silicon Valley si schiera a favore dell'ad di Apple, Tim Cook, che ha deciso di non rispettare l'ordine del giudice che ha chiesto all'azienda di fornire all'Fbi assistenza tecnica per ricavare informazioni utili dall'iPhone di Syed Rizwan, uno dei due attentatori della sparatoria di San Bernardino, in California, che lo scorso 2 dicembre ha provocato 14 vittime. La presa di posizione piu' rilevante arriva da una nota della 'Reform Government Surveillance' (Rgs), un'associazione che include i maggiori colossi dell'economia digitale: Aol, la stessa Apple, Facebook, Google, LinkedIn, Microsoft, Twitter, Yahoo e tanti altri. "Rgs ritiene che sia estremamente importante dissuadere terroristi e criminali dall'aiutare le autorita' a rispondere a richieste legali di informazioni per mantenerci tutti al sicuro", si legge nel comunicato, "non si dovrebbe pero' domandare alle compagnie tecnologiche di costruire 'backdoor' per tecnologie che aiutano a mantenere le informazioni dei loro utenti al sicuro. Le compagnie aderenti a Rgs restano impegnate a fornire alle autorita' l'aiuto del quale hanno bisogno proteggendo allo stesso tempo la sicurezza dei loro utenti e dei loro dati". A parte Pinchai, sono pero' pochi i top manager del settore che hanno parlato a titolo personale. Facebook, interpellata da Business Insider, si e' trincerata dietro un 'no comment'. Si e' pero' espresso sulla materia Jan Koum, il creatore di WhatsApp, la fortunata applicazione di messaggistica oggi parte dell'impero di Mark Zuckerberg. "Ho sempre ammirato Tim Cook per le sue posizioni sulla privacy e per gli sforzi di Apple di proteggere i dati degli utenti e non potrei essere piu' d'accordo con tutto quello che ha detto", ha dichiarato Koun, riecheggiando poi i commenti di Pinchai: "Non dobbiamo permettere la creazione di questo pericoloso precedente, oggi e' in gioco la nostra liberta'". Parla di un "precedente pericoloso" che "minaccia la sicurezza degli utenti" anche Mark Surman, direttore esecutivo di Mozilla, il quale ha dichiarato a Wired che le aziende del settore "dovrebbero essere incoraggiate a rafforzare in maniera risoluta la sicurezza dei loro prodotti, piuttosto che a minarla". Twitter ha, da parte sua, ribadito quanto scritto ai tempi della petizione 'Save Crypto': "Respingiamo ogni proposta che pretenda dalle compagnie un indebolimento deliberato della sicurezza dei loro prodotti attraverso backdoor, decrittazioni forzate o qualsiasi altro mezzo". (AGI)
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18 febbraio 2016 ©