Cronaca

Papa-Islam, si sbloccano i rapporti con al-Azhar

 CdV - Si profila un nuovo grande successo di Papa Francesco: si sbloccano i rapporti con al-Azhar, il "Vaticano" dei musulmani sunniti, di fatto congelati dopo l'"incidente" di Ratisbona, del 2006. "Monsignor Miguel A'ngel Ayuso Guixot, segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, accompagnato dal Nunzio Apostolico in Egitto, arcivescovo Bruno Musarò, ha fatto una visita ad al-Azhar, prestigiosa istituzione musulmana sunnita.

La Delegazione è stata ricevuta da Abbas Shuman, Vice del Grand Imam, Ahmad Al-Tayyib. "L'incontro - afferma la Sala Stampa della Santa Sede - si è svolto in un clima di grande cordialità e si è parlato della necessità di una ripresa del dialogo tra le due Istituzioni, come auspicato da Papa Francesco e da varie persone di buona volontà. Si e' rimasti d'accordo sull'importanza di proseguire e intensificare tale dialogo per il bene dell'umanita'".

Il segretario del dicastero, monsignor Ayuso ha consegnato una lettera del cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, "nella quale - riferisce la nota - esprime la sua disponibilita' a ricevere il Grand Imam e ad accompagnarlo ufficialmente in udienza dal Santo Padre". La Santa Sede dunque "ringrazia quanti hanno collaborato per il successo della visita ad al-Azhar, ci si augura che essa possa condurre ad una fruttuosa collaborazione". (AGI) 


17 febbraio 2016 ©
17/02/2016 10:27

Citta' del Messico - Una band di suore per il Papa in Messico. Oggi a Juarez, prima della messa conclusiva della visita di Francesco, si esibiscono le "Siervas", il gruppo di religiose basate in Peru' che ha fatto furore su Internet con il video della canzone "Confia en Dios", "Confida in Dio".

L'invito e' partito da un prete messicano che aveva visto in Rete la clip delle 12 suore che cantano l'accattivante motivetto suonando strumenti classici e moderni su una piazzola per gli elicotteri in cima a un grattacielo. Il video ha avuto oltre 270.000 visualizzazioni e le "Siervas" si sono guadagnate 30.000 follower su Twitter, cattolici ma non solo, a conferma di un fenomeno, quello dei religiosi-cantanti, gia' esploso in Italia con la 27enne siciliana Suor Caterina Scuccia. Ora per le giovani religiose si e' avverato un sogno: "Avevo visto Papa Francesco da lontano durante la visita in Brasile, ma non mi sarei mai immaginata di potere suonare davanti a lui", ha raccontato Suor Cindy, la bassista del gruppo. Nel loro tour messicano, le "Siervas" si esibiranno anche a Citta' del Messico, Chihuahua e San Juan del Rio. (AGI) 

16/02/2016 19:25

Moreila - Trecentomila fedeli provenienti da tutte le regioni centrali del Messico hanno salutato il passaggio di Papa Francesco per le vie di Moreila, citta' che conta 600 mila abitanti. 

In Messico "i laici, ma anche l'episcopato", non devono rassegnarsi al male del narcotraffico che "sembra essere diventato un sistema inamovibile". Lo ha chiesto Papa Farncesco nell'omelia della messa celebrata a Moreila per 20 mila fedel radunati nello Stadio "Venustiano Carranza". Il Papa ha parlato di "ambienti dominati molte volte dalla violenza, dalla corruzione, dal traffico di droghe, dal disprezzo per la dignita' della persona, dall'indifferenza davanti alla sofferenza e alla precarieta'". "Che tentazione potremmo avere di fronte a questa realta' che? Credo che potremmo riassumerla con la parola rassegnazione. Di fronte a questa realta' ci puo' vincere una delle armi preferite del Demonio: la rassegnazione".

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Francesco ha denunciato l'avanzare nella Chiesa del Messico di "una rassegnazione che ci paralizza e ci impedisce non solo di camminare, ma anche di fare la strada; una rassegnazione che non soltanto ci spaventa, ma che ci trincera nelle nostre 'sacrestie' e apparenti sicurezze; una rassegnazione che non soltanto ci impedisce di annunciare, ma che ci impedisce di lodare". "Una rassegnazione - ha detto - che non solo ci impedisce di progettare, ma che ci impedisce di rischiare e di trasformare le cose". Ai cristiani del Messico, Francesco ha chiesto di scuortersi da quasto atteggiamento passivo davanti al male ed ha indicato dunque la via di una conversione di vita, che si puo' percorrere pero', ha spiegato, solo pregando. "Gesu' stesso - ha ricordato - lo fece. Egli prego' perche' noi suoi discepoli, di ieri e di oggi, non cadessimo in tentazione".

"Non siamo ne' vogliamoessere dei 'funzionari del sacro', non siamo ne' desideriamo mai essere 'impiegati di Dio'". E' questo il monito che Papa Francesco ha lanciato a Moreila, nello stadio cittadino gremito da oltre 20 mila fedeli. Per il quarto giorno di seguito il Papa ha continuato a martellare la Chiesa del Messico che rischia di adagiarsi sulle sue strutture e dimenticare che la sua missione è annunciare il vangelo a partire dai poveri. "Cos'e' la missione - si e' chiesto ad alta voce Bergoglio all'omelia - se non dire con la nostra vita: Padre nostro?A questo Padre nostro noi ci rivolgiamo tutti i giorni pregando: non lasciarci cadere in tentazione". "Per questo - ha invocato - Padre Nostro, non lasciarci cadere nella tentazione".

"Padre, papa', abba' - ha pregato ancora Bergoglio nello Stadio di Moreila - non lasciarci cadere nella tentazione della rassegnazione, non lasciarci cadere nella tentazione della perdita della memoria, non lasciarci cadere nella tentazione di dimenticarci dei nostri predecessoriche ci hanno insegnato con la loro vita a dire: Padre Nostro, perche' siamo invitati a partecipare alla sua vita, siamo invitati a introdurci nel suo cuore, un cuore che prega e vive dicendo: Padre nostro". Nella sua omelia il Papa ha anche citato "un detto che dice cosi': 'Dimmi come preghi e ti diro' come vivi, dimmi come vivi e ti diro' come preghi'; perche', mostrandomi come preghi, imparero' a scoprire il Dio vivente, e mostrandomi come vivi, imparero' a credere nel Dio che preghi, perche' la nostra vita parla della preghiera e la preghiera parla della nostra vita; perche' la nostra vita parla nella preghiera e la preghiera parla nella nostra vita". Secondo Francesco, "a pregare si impara, come impariamo a camminare, a parlare, ad ascoltare". "La scuola della preghiera - ha poi concluso - e' la scuola della vita e la scuola della vita e' il luogo in cui facciamo scuola di preghiera". (AGI) 

14/02/2016 20:44

di Salvatore Izzo

Ecatepec - "Fare di questa benedetta terra messicana una terra di opportunità. Dove non ci sia bisogno di emigrare per sognare; dove non ci sia bisogno di essere sfruttato per lavorare; dove non ci sia bisogno di fare della disperazione e della povertà di molti l'opportunismo di pochi. Una terra che non debba piangere uomini e donne, giovani e bambini che finiscono distrutti nelle mani dei trafficanti della morte". Questo il messaggio che Papa Francesco ha affidato all'immensa platea - oltre 300 mila persone - che assisteva alla messa celebrata nel Campus di Ecatepec, un agglomerato industriale limitrofo a Città del Messico. Il Papa è convinto che questo sia possibile se l'elite politica e finanziaria e anche gli uomini di Chiesa sapranno rinunciare alla cultura del privilegio che autorizza di fatto a depredare i poveri. E così per il secondo giorno di seguito è tornato a martellare contro quello che in Italia chiamiamo il comparaggio e che anche qui sfocia nelle azioni criminali: mafia e camorra da noi, narcos e poliziotti corrotti qui. Con addentellati significativi nella Chiesa, basti pensare alle coperture gaarantite per ragioni d'interesse da molti vewscovi alle malefatte del prete criminale Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, tossicomane e stupratore di motli giovani tra i quali anche i fogli da lui stesso concepiti.

"Con il Demonio non si dialoga, non si può dialogare", ha aggiunto al testo di un'omelia già molto forte, nella quale ha utilizzato nella sua omelia anche un'immagine che evoca comportamenti diffusi - come ha spesso denunciato - anche nelle Curie e negli Istituti religiosi, del "far legna dall'albero caduto", cannibalizzando cioè chi è in difficoltà invece di aiutarlo. In Messico il Vangelo che hanno testimoniato con il sangue "i tanti martiri" anche oggi, ha affermato, si trova "minacciato dal 'Padre della menzognà, da colui che vuole dividerci, generando una società divisa e conflittuale. Una società di pochi e per pochi". "Il nostro Padre - invece - è il Padre di una grande famiglia, è Padre nostro. Sa avere un amore, ma non sa generare e creare 'figli unicì. è un Dio che sa di famiglia, di fraternità, di pane spezzato e condiviso. è il Dio del 'Padre nostrò, non del 'padre miò e 'patrigno vostrò". Papa Francesco vuole dunque che la Chiesa del Messico, i suoi vescovi, preti e fedeli (tra i quali si possono includere i membri della elite politica) si purifichi da quelle che ha chiamato oggi le "tre tentazioni di Gesù". "La prima - elenca - è la ricchezza che spinge a impossessarsi di beni che sono stati dati per tutti, utilizzandoli solo per me o per 'i mieì. è procurarsi il pane con il sudore altrui, o persino con la vita altrui. Quella ricchezza che è il pane che sa di dolore, di amarezza, di sofferenza. In una famiglia o in una società corrotta è il pane che si dà da mangiare ai propri figli".

"La seconda è la vanità. Quella ricerca di prestigio basata sulla squalifica continua e costante di quelli che 'non sono nessunò. La ricerca esasperata di quei cinque minuti di fama che non perdona la 'famà degli altri. La terza è l'orgoglio, ossia il porsi su un piano di superiorità di qualunque tipo, sentendo che non si condivide la vita dei 'comuni mortalì e pregando tutti i giorni: 'Grazie Signore perchè non mi hai fatto come lorò". "La Quaresima - ha auspicato infine - sia il tempo per regolare i sensi, aprire gli occhi di fronte a tante ingiustizie che attentano direttamente al sogno e al progetto di Dio. Tempo per smascherare queste tre grandi forme di tentazione che rompono, dividono l'immagine che Dio ha voluto plasmare. Tre tentazioni di Cristo... Tre tentazioni del cristiano che cercano di rovinare la verità alla quale siamo stati chiamati. Tre tentazioni - ha concluso - che cercano di degradare e di degradarci". Se i vescovi di vecchio stampo, quelli che, ha detto ieri, "vivono da principi", in genere i potenti del Messico non saranno certo contenti delle parole del Papa la gente più semplice continua ad accorrere ad ogni passaggioo di Francesco per le strade eprcorse in Papa-mobile ma anche in auto scoperta. Oggi ad un certo punto ha fatto fermare la vettura per salutare un gruppo di monache di clausura uscite dal loro convento per aapplaudire il suo passaggio unendo le propria grida a quelle incontenibili dei bambini e ragazzi festanti. (AGI) 

14/02/2016 19:21

Ecatepec (Messico) - Confidando di provare "dolore" per le incoerenze che emergono nelle comunità cristiane, Papa Francesco davanti alal sterminata platea di fedeli (oltre 300 mila) che partecipano alla messa nell'Area Centro Studi di Ecatepec, torna a martellare l'elite politica e la Chiesa del Messico, delle quali con forza aveva denunciato ieri vizi e tentazioni. In Messico il Vangelo che hanno testimoniato con il sangue "i tanti martiri" anche oggi si trova "minacciato dal 'Padre della menzognà, da colui che vuole dividerci, generando una società divisa e conflittuale. Una società - scandisce - di pochi e per pochi". "Il nostro Padre - invece - è il Padre di una grande famiglia, è Padre nostro. Sa avere un amore, ma non sa generare e creare 'figli unici'. E' un Dio che sa di famiglia, di fraternità, di pane spezzato e condiviso. E' il Dio del 'Padre nostrò, non del 'padre miò e 'patrigno vostrò". "Quante volte - osserva Francesco - sperimentiamo nella nostra carne, o nella nostra famiglia, in quella dei nostri amici o vicini, il dolore che nasce dal non sentire riconosciuta quella dignità che tutti portiamo dentro. Quante volte abbiamo dovuto piangere e pentirci, perchè ci siamo resi conto di non aver riconosciuto tale dignità negli altri". "Quante volte, e lo dico con dolore, siamo ciechi e insensibili davanti al mancato riconoscimento della dignità propria e altrui", insiste il Pontefice che parlando ai cattolici del Messico esorta "a domandarci: fino a che punto siamo consapevoli di queste tentazioni nella nostra persona, in noi stessi? Fino a che punto ci siamo abituati a uno stile di vita che pensa che nella ricchezza, nella vanità e nell'orgoglio stanno la fonte e la forza della vita? Fino a che punto crediamo che il prenderci cura dell'altro, il nostro preoccuparci e occuparci per il pane, il buon nome e la dignità degli altri sono fonti di gioia e di speranza?". "Abbiamo scelto Gesu' e non il demonio; vogliamo seguire le sue orme, ma sappiamo che non è facile. Sappiamo che cosa significa essere sedotti dal denaro, dalla fama e dal potere", ricorda ai cattolici messicani sottolineando che "la Quaresima, ricorda, "ci invita alla conversione con una sola certezza: Lui ci sta aspettando e vuole guarire il nostro cuore da tutto ciò che lo degrada, degradandosi o degradando. è il Dio che ha un nome: Misericordia". "Il Suo nome - proclama Francesco - è la nostra ricchezza, il Suo nome è la nostra fama, il Suo nome è il nostro potere; e nel Suo nome ancora una volta ripetiamo con il salmo: 'Mio Dio in cui confidò". "Possiamo - conclude infine - ripeterlo insieme: 'Mio Dio in cui confidò. Che in questa Eucaristia lo Spirito Santo rinnovi in noi la certezza che il Suo nome è misericordia e ci faccia sperimentare ogni giorno che il Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesu' sapendo che con Lui e in Lui sempre nasce e rinasce la gioia". (AGI)
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