Cronaca

Wojtyla ebbe per 30 anni relazione epistolare con una donna

Londra - Papa Giovanni Paolo II intrattenne per oltre 30 anni una relazione epistolare con una donna sposata. Lo rivela un documentario della Bbc, che presenta alcune delle lettere scritte da Karol Wojtyla alla filosofa e scrittrice polacca Anna-Teresa Tymieniecka.

Edward Stourton, il giornalista autore del documentario, dice di aver trovato oltre 350 lettere alla Biblioteca Nazionale di Polonia, la prima datata 1973 e l'ultima pochi mesi prima della morte di Wojtyla nel 2005. "Direi che sono stati più che amici ma meno che amanti", commenta Stourton, che non ipotizza in alcun modo una violazione del voto di castità da parte del futuro Papa benché dalle lettera emerga che nutriva un forte sentimento per la sua corrispondente. In una missiva del 1976 la definisce "un dono di Dio" e scrive: "Mia cara Teresa. Tu parli di essere separati, ma io non so trovare risposta a queste parole". In un altra lettera sempre del 1976 si legge: "Già l'anno scorso stavo cercando una risposta a queste parole 'Io ti appartengo', e finalmente, prima di lasciare la Polonia, go trovato il modo, uno scapolare", un paramento sacro. L'allora cardinale Wojtyla donò il suo alla Tymieniecka. "La dimensione in cui ti accetto e ti sento dappertutto e in ogni genere di situazione, quando sei vicina e quando sei lontana", scrive ancora Wojtyla alla Tymieniecka, le cui lettere non sono state pubblicate. La donna è morta nel 2014. (AGI) 

 


15 febbraio 2016 ©
14/02/2016 20:44

di Salvatore Izzo

Ecatepec - "Fare di questa benedetta terra messicana una terra di opportunità. Dove non ci sia bisogno di emigrare per sognare; dove non ci sia bisogno di essere sfruttato per lavorare; dove non ci sia bisogno di fare della disperazione e della povertà di molti l'opportunismo di pochi. Una terra che non debba piangere uomini e donne, giovani e bambini che finiscono distrutti nelle mani dei trafficanti della morte". Questo il messaggio che Papa Francesco ha affidato all'immensa platea - oltre 300 mila persone - che assisteva alla messa celebrata nel Campus di Ecatepec, un agglomerato industriale limitrofo a Città del Messico. Il Papa è convinto che questo sia possibile se l'elite politica e finanziaria e anche gli uomini di Chiesa sapranno rinunciare alla cultura del privilegio che autorizza di fatto a depredare i poveri. E così per il secondo giorno di seguito è tornato a martellare contro quello che in Italia chiamiamo il comparaggio e che anche qui sfocia nelle azioni criminali: mafia e camorra da noi, narcos e poliziotti corrotti qui. Con addentellati significativi nella Chiesa, basti pensare alle coperture gaarantite per ragioni d'interesse da molti vewscovi alle malefatte del prete criminale Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, tossicomane e stupratore di motli giovani tra i quali anche i fogli da lui stesso concepiti.

"Con il Demonio non si dialoga, non si può dialogare", ha aggiunto al testo di un'omelia già molto forte, nella quale ha utilizzato nella sua omelia anche un'immagine che evoca comportamenti diffusi - come ha spesso denunciato - anche nelle Curie e negli Istituti religiosi, del "far legna dall'albero caduto", cannibalizzando cioè chi è in difficoltà invece di aiutarlo. In Messico il Vangelo che hanno testimoniato con il sangue "i tanti martiri" anche oggi, ha affermato, si trova "minacciato dal 'Padre della menzognà, da colui che vuole dividerci, generando una società divisa e conflittuale. Una società di pochi e per pochi". "Il nostro Padre - invece - è il Padre di una grande famiglia, è Padre nostro. Sa avere un amore, ma non sa generare e creare 'figli unicì. è un Dio che sa di famiglia, di fraternità, di pane spezzato e condiviso. è il Dio del 'Padre nostrò, non del 'padre miò e 'patrigno vostrò". Papa Francesco vuole dunque che la Chiesa del Messico, i suoi vescovi, preti e fedeli (tra i quali si possono includere i membri della elite politica) si purifichi da quelle che ha chiamato oggi le "tre tentazioni di Gesù". "La prima - elenca - è la ricchezza che spinge a impossessarsi di beni che sono stati dati per tutti, utilizzandoli solo per me o per 'i mieì. è procurarsi il pane con il sudore altrui, o persino con la vita altrui. Quella ricchezza che è il pane che sa di dolore, di amarezza, di sofferenza. In una famiglia o in una società corrotta è il pane che si dà da mangiare ai propri figli".

"La seconda è la vanità. Quella ricerca di prestigio basata sulla squalifica continua e costante di quelli che 'non sono nessunò. La ricerca esasperata di quei cinque minuti di fama che non perdona la 'famà degli altri. La terza è l'orgoglio, ossia il porsi su un piano di superiorità di qualunque tipo, sentendo che non si condivide la vita dei 'comuni mortalì e pregando tutti i giorni: 'Grazie Signore perchè non mi hai fatto come lorò". "La Quaresima - ha auspicato infine - sia il tempo per regolare i sensi, aprire gli occhi di fronte a tante ingiustizie che attentano direttamente al sogno e al progetto di Dio. Tempo per smascherare queste tre grandi forme di tentazione che rompono, dividono l'immagine che Dio ha voluto plasmare. Tre tentazioni di Cristo... Tre tentazioni del cristiano che cercano di rovinare la verità alla quale siamo stati chiamati. Tre tentazioni - ha concluso - che cercano di degradare e di degradarci". Se i vescovi di vecchio stampo, quelli che, ha detto ieri, "vivono da principi", in genere i potenti del Messico non saranno certo contenti delle parole del Papa la gente più semplice continua ad accorrere ad ogni passaggioo di Francesco per le strade eprcorse in Papa-mobile ma anche in auto scoperta. Oggi ad un certo punto ha fatto fermare la vettura per salutare un gruppo di monache di clausura uscite dal loro convento per aapplaudire il suo passaggio unendo le propria grida a quelle incontenibili dei bambini e ragazzi festanti. (AGI) 

14/02/2016 19:21

Ecatepec (Messico) - Confidando di provare "dolore" per le incoerenze che emergono nelle comunità cristiane, Papa Francesco davanti alal sterminata platea di fedeli (oltre 300 mila) che partecipano alla messa nell'Area Centro Studi di Ecatepec, torna a martellare l'elite politica e la Chiesa del Messico, delle quali con forza aveva denunciato ieri vizi e tentazioni. In Messico il Vangelo che hanno testimoniato con il sangue "i tanti martiri" anche oggi si trova "minacciato dal 'Padre della menzognà, da colui che vuole dividerci, generando una società divisa e conflittuale. Una società - scandisce - di pochi e per pochi". "Il nostro Padre - invece - è il Padre di una grande famiglia, è Padre nostro. Sa avere un amore, ma non sa generare e creare 'figli unici'. E' un Dio che sa di famiglia, di fraternità, di pane spezzato e condiviso. E' il Dio del 'Padre nostrò, non del 'padre miò e 'patrigno vostrò". "Quante volte - osserva Francesco - sperimentiamo nella nostra carne, o nella nostra famiglia, in quella dei nostri amici o vicini, il dolore che nasce dal non sentire riconosciuta quella dignità che tutti portiamo dentro. Quante volte abbiamo dovuto piangere e pentirci, perchè ci siamo resi conto di non aver riconosciuto tale dignità negli altri". "Quante volte, e lo dico con dolore, siamo ciechi e insensibili davanti al mancato riconoscimento della dignità propria e altrui", insiste il Pontefice che parlando ai cattolici del Messico esorta "a domandarci: fino a che punto siamo consapevoli di queste tentazioni nella nostra persona, in noi stessi? Fino a che punto ci siamo abituati a uno stile di vita che pensa che nella ricchezza, nella vanità e nell'orgoglio stanno la fonte e la forza della vita? Fino a che punto crediamo che il prenderci cura dell'altro, il nostro preoccuparci e occuparci per il pane, il buon nome e la dignità degli altri sono fonti di gioia e di speranza?". "Abbiamo scelto Gesu' e non il demonio; vogliamo seguire le sue orme, ma sappiamo che non è facile. Sappiamo che cosa significa essere sedotti dal denaro, dalla fama e dal potere", ricorda ai cattolici messicani sottolineando che "la Quaresima, ricorda, "ci invita alla conversione con una sola certezza: Lui ci sta aspettando e vuole guarire il nostro cuore da tutto ciò che lo degrada, degradandosi o degradando. è il Dio che ha un nome: Misericordia". "Il Suo nome - proclama Francesco - è la nostra ricchezza, il Suo nome è la nostra fama, il Suo nome è il nostro potere; e nel Suo nome ancora una volta ripetiamo con il salmo: 'Mio Dio in cui confidò". "Possiamo - conclude infine - ripeterlo insieme: 'Mio Dio in cui confidò. Che in questa Eucaristia lo Spirito Santo rinnovi in noi la certezza che il Suo nome è misericordia e ci faccia sperimentare ogni giorno che il Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesu' sapendo che con Lui e in Lui sempre nasce e rinasce la gioia". (AGI)
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13/02/2016 18:49

Città del Messico - La Chiesa non può e non deve sottovalutare "la sfida etica e anti-civica che il narcotraffico rappresenta per l'intera società messicana". Sono parole durissime quelle pronunciate questo pomeriggio da Papa Francesco nell'incontro con i vescovi nelal Cattedrale di Città del Messico: "le proporzioni del fenomeno, la complessità delle sue cause, l'immensità della sua estensione come metastasi che divora, la gravità della violenza che disgrega e delle sue sconvolte connessioni, non permettono a noi, Pastori della Chiesa, di rifugiarci in condanne generiche". Alla Chiesa messicana il Papa ha chiesto "un coraggio profetico e un serio e qualificato progetto pastorale per contribuire, gradualmente, a tessere quella delicata rete umana, senza la quale tutti saremmo fin dall'inizio distrutti da tale insidiosa minaccia". (AGI)
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13/02/2016 17:33

Città del Messico - (dall'inviato Salvatore Izzo) Il narcotraffico che "per l'immensita' della sua estensione appare come una metastasi che divora" , ma anche "la corruzione" politica e amministrativa che lo favorisce lasciando via libera "alla violenza e persino al traffico di persone, il sequestro e la morte, che causano sofferenza e che frenano lo sviluppo". Eccoli i mali del Messico come li ha elencati impietosamente Papa Francesco fin dall'inizio del suo viaggio nel meraviglioso e straordinario paese latino del Nordamerica, dove e' arrivato ieri sera da Cuba. Riduttivo parlare di "un bagno di folla" davanti a questo festoso e immenso abbraccio, iniziato all'aeroporto "Benito Juarez", trasformato in un vero e proprio stadio, con le tribune e gli spalti che oscillavano vistosamente a causa dell'entusiasmo incontenibile della gente, che si e' poi riversata nelle strade ad ogni passaggio di Francesco in Papa-mobile o in una modesta Fiat 500 L. Una scelta di sobrieta' in paese dove la distanza tra ricchi e poveri tende ad allargarsi, come ha denunciato anche oggi il Papa. "Ogni volta che cerchiamo la via del privilegio o dei benefici per pochi a scapito del bene di tutti, presto o tardi la vita sociale si trasforma in un terreno fertile per questi mali", ha affermato sferzando i potenti che in mattinata si erano riuniti in 1200 nel cortile del Palazzo Presidenziale per la cerimonia di benvenuto. E poi in Cattedrale, Bergoglio ha anche evocato "le mani macchiate di sangue" di quanti hanno "il portafoglio pieno di denaro sporco e la coscienza anestetizzata". Ma non meno severo il Papa e' stato con i vescovi con i quali si e' soffermato sulla categoria del "tradimento" all'interno della Chiesa e che ha invitato a rinunciare alla vita dei "principi" che se ne stanno "distanti da tutto e da tutti", per avvicinarsi invece agli ultimi, "abbracciando la periferia umana ed esistenziale dei territori desolati delle nostre citta'". Serve, ha chiesto "una vera conversione pastorale".

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Il male, ha spiegato Francesco alla societa' civile e alla Chiesa del Messico, va combattuto "coinvolgendo le comunita' parrocchiali, le scuole, le istituzioni comunitarie, la comunita' politica, le strutture di sicurezza". Poi ha lanciato un appello a favore delle popolazioni indigene che, ha detto, ancora attendono giustizia. E il presidente messicano, Enrique Pena Nieto, lo ha salutato come portatore di un messaggio "sensible e visionario" che "incoraggia la speranza" del popolo messicano e contribuisce alla pace". Prima di recarsi in serata al Santuario di Guadalupe come "un figlio che vuole rendere omaggio a sua madre", il Papa ha spiegato perche' proprio da li' puo' partire il riscatto del Messico. "Davanti a Dio si puo' rimanere solo se si e' piccoli, se si e' orfani, se si e' mendicanti", ha detto riassumendo con semplicita' il messaggio di Guadalupe, della Vergine cioe' che sceglie il piu' piccolo e umile, l'indio Jaun Diego: Jaunito, secondo l'uso dei popoli latinoamericani che amano i diminutivi, "perche' altrimenti si sentirebbero perduti", abituati come sono "a sentirsi sminuiti e a vivere nella modestia". Al piccolo indio Maria chiede solo "una piccola casa", ha ricordato Francesco. "A volte - ha spiegato ai vescovi del Messico - abbiamo perso questo senso dell'umile misura divina e ci stanchiamo di offrire ai nostri la casetta in cui possano sentirsi in intimita' con Dio", alla quale pero' si puo' "accedere solamente togliendosi i sandali per confessare la propria insufficienza". Secondo Francesco, proprio "questo aver dimenticato di togliersi i sandali per entrare e' probabilmente alla radice della perdita del senso della sacralita' della vita umana, della persona, dei valori essenziali, della saggezza accumulata lungo i secoli, del rispetto per la natura". Bisogna, ha spiegato ai presuli, "recuperare, nella coscienza degli uomini e della societa', queste radici profonde, altrimenti "anche al lavoro generoso in favore dei legittimi diritti umani manchera' la linfa vitale che puo' venire solo da una sorgente che l'umanita' non potra' mai darsi da se' stessa". "Cari fratelli, il Papa e' sicuro - ha concluso infine - che il Messico e la sua Chiesa arriveranno in tempo all'appuntamento con se' stessi, con la storia, con Dio. Talvolta qualche pietra sulla strada rallenta la marcia e la fatica del tragitto richiedera' qualche sosta, ma mai al punto da far perdere la meta. Infatti, puo' forse arrivare tardi chi ha una Madre che lo aspetta? Chi continuamente puo' sentire risuonare nel proprio cuore: 'Non ci sono qui io, io, che sono tua Madre?'".