Cronaca

L'addio a Regeni, "senza giustizia non c'è pace"

Fiumicello (Udine) -  In una palestra gremita in ogni ordine di posti da amici, studenti e comuni cittadini si sono svolti a Fiumicello (Udine) i funerali di Giulio Regeni, il giovane ricercatore ucciso al Cairo. Tanti i giovani del paese e dei Comuni limitrofi e tanti anche gli anziani presenti, compresa una rappresentanza locale musulmana. La cerimonia è stata officiata da Don Luigi Fontanoto, assieme al frate che ha benedetto la salma dello studente al Cairo. A ridosso dell'altare cinque grandi corone di fiori, due del collegio del Mondo unito, di cui una dal Cairo, una dell'ambasciata d'Italia al Cairo e due degli studenti e professori di Cambridge. All'esterno della palestra hanno partecipato al rito in silenzio oltre tremila persone, tra cui molti fotografi e operatori televisivi tenuti a debita distanza. La famiglia aveva esplicitamente chiesto di non fare riprese della cerimonia. Non ci sono state corone di Stato né corazzieri. Lo ha deciso la famiglia - secondo quanto si è appreso - che avrebbe declinato l'omaggio del Quirinale. Una richiesta ufficiale in tal senso era giunta nei giorni scorsi ma è stata cortesemente rifiutata.

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La famiglia aveva tenuto a ribadire che la cerimonia funebre è aperta a tutti ma solamente a titolo personale senza esibizione di bandiere, gonfaloni o altri riconoscimenti, tanto che anche tutte le autorità che oggi prenderanno parte al rito, per rispetto del volere dei genitori di Giulio, parteciperanno senza fascia di rappresentanza. 

Nel corso dell'omelia il parroco Don Luigi Fontanot ha fatto riferimento a una fotografia appesa al cancelletto del battistero in cui è stato scritto "Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace". E noi siamo qui - ha detto - per volere pace e giustizia assieme. "Giulio - ha aggiunto - diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia". Poi, parlando del giovane ricercatore, il parroco ha affermato che "Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita".

Anche il pm Sergio Colaiocco ha partecipato alle esequie. Il magistrato della Procura di Roma, che ha aperto un'inchiesta per omicidio a carico di ignoti, approfitterà della trasferta in terra friulana per raccogliere ulteriori testimonianze di chi conosceva il 28enne. Ieri pomeriggio il pm, assieme agli investigatori del Ros, ha sentito Gennaro Gervasio, tutor di Regeni, e tre ricercatori italiani che hanno riferito delle preoccupazioni del giovane accortosi di essere stato fotografato da un soggetto "fuori contesto" durante un'assemblea dei sindacati indipendenti egiziani dell'11 dicembre scorso.

 

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Dopo la cerimonia funebre nella palestra di Fiumicello (Udine) la salma è stata sepolta al cimitero comunale. Presenti numerosi cittadini stretti attorno alla mamma e al papà di Giulio per l'ultimo saluto. "Giulio Regeni - ha affermato il deputato friulano Gian Luigi Gigli (gruppo parlamentare "Democrazia Solidale-Centro Democratico") - è stato edè un esempio per tutti: giovani e non. Partecipiamo nel silenzio della preghiera al dolore dei familiari e di una terra che lo sta piangendo chiedendo compostamente giustizia. Auspichiamo una individuazione rapida e una conseguente punizione esemplare dei responsabili di un omicidio dai tanti, troppi lati ancora oscuri. I buoni rapporti con l'Egitto, Paese che per primo deve fare chiarezza su quanto avvenuto, non possono in alcun modo rappresentare un ostacolo alla verita', alla tutela dei diritti umani e alla lotta al fondamentalismo islamico".

 

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Dal Cairo intanto arrivano intanto notizie sull'ultimo sms di Giulio, che avrebbe informato un'amica ucraina che si stava recando a piazza Tahrir per incontrare il suo tutor Gennaro Gervasio. Lo riferisce il sito internet egiziano filo-opposizione "al Mesryoon". "Alle 19:41 del 25 gennaio 2016, Regeni ha inviato un messaggio di testo alla sua fidanzata ucraina, dicendole che si trovava in metropolitana e che stava per incontrare il suo amico Gennaro Gervasio in piazza Tahrir. Poco dopo lei ha risposto invitandolo ad avere cura di sé", riferisce ancora la stampa egiziana. Il ricercatore italiano non è mai arrivato all'appuntamento con il connazionale e il suo corpo è stato trovato senza vita sul cavalcavia di una strada nei pressi della 'Città del 6 ottobre', sobborgo del Cairo. "Se le autorità egiziane non avessero avuto una terribile fama di violazioni dei diritti umani, torture e sparizioni forzate, i media italiani e occidentali non avrebbero insinuato che le forze di sicurezza egiziane sono responsabili dell'uccisione di Regeni", ha detto Khaled Dawood, esponente del partito di sinistra Dostor. Il politico ha accusato il ministero dell'Interno di essersi mosso con colpevole ritardo. "Al Mesryoon" riferisce inoltre che l'ambasciatore egiziano a Roma, Amr Helmy, ha suggerito che l'uccisione di Regeni possa essere opera di gruppi salafiti o di radicali islamici. Infine, secondo il quotidiano filo-statale "alAhram" il rappresentante dei lavoratori egiziani in Italia, Eissa Eskander, sta organizzando un incontro con tutte leorganizzazioni sindacali italiane per "scagionare" le forze di sicurezza egiziane dall'accusa di aver rapito, torturato e ucciso il giovane ricercatore italiano. (AGI) 


12 febbraio 2016 ©