Cronaca

Papa, social non diventino una gogna

22/01/2016 11:38

CdV - No ai linciaggi morali sui social e no a chi utilizza la comunicazione sul web per alimentare sfiducia, odio e paura: e' il messaggio lanciato da Papa Francesco nel messaggio per la Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali.
"L'ambiente digitale e' una piazza, un luogo di incontro, dove si puo' accarezzare o ferire, avere una discussione proficua o un linciaggio morale", ha osservato il Pontefice. "Le reti sociali", ha aggiunto, "sono capaci di favorire le relazioni e di promuovere il bene della societa' ma possono anche condurre ad un'ulteriore polarizzazione e divisione tra le persone e i gruppi". Nessuna scomunica per "e-mail, sms, reti sociali, chat", che "possono essere forme di comunicazione pienamente umane". "La rete", infatti, "puo' essere ben utilizzata per far crescere una societa' sana e aperta alla condivisione".
Ma e' tutta la comunicazione che deve essere orientata alla misericordia, a partire da quella dei pastori della Chiesa. "E' auspicabile che anche il linguaggio della politica e della diplomazia si lasci ispirare dalla misericordia, che nulla da' mai per perduto", ha aggiunto Francesco. "La comunicazione", ha osservato, "ha il potere di creare ponti, di favorire l'incontro e l'inclusione, arricchendo cosi' la societa'". (AGI)
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18/01/2016 07:37

Roma - Eccoli, oggi in prima fila, i nostri sopravvissuti alla tragedia della Shoah, a ricordarci che la memoria non e' un esercizio di autoconsolazione per riparare agli orrori commessi". Papa Francesco (che prima di entrare nel Tempio Maggiore di Lungotevere Cenci aveva voluto sostare in Largo 16 ottobre 1943 per rendere omaggio alle memoria dei deportati) si e' alzato in piedi, nel clima di commozione che si respirava nella Sinagoga, ad applaudire queste parole della signora Ruth Dureghello, presidente della Comunita' Ebraica Romana. E ha applaudito anche dopo il lungo elenco di fatti di sangue letto dalla signora Ruth, concluso dall'affermazione: "Roma e' gia' stata colpita dal terrorismo, basti un solo nome: Stefano Tache'", la piccola vittima dell'attentato dell'ottobre 1982, alla cui memoria poco prima Francesco aveva reso omaggio con un cesto di rose bianche. Gesti non formali quelli del vescovo di Roma "chiamato quasi dalla fine del mondo". "Come sempre, il Papa ha mostrato una grande virtu': la capacita' di diffondere, in maniera virtuosa, messaggi importanti e complessi in modo apparentemente semplice, proprio attraverso la forza dei simboli e dei gesti simbolici", ha commentato Renzo Gattegna, presidente dell'Unione delle Comunita' Ebraiche, che ha anche confidato l'emozione provata trent'anni fa per l'abbraccio di tra Papa Wojtyla e il rabbino Elio Toaff.

A quel giorno storico si e' riferito anche Bergoglio con una geniale aggiunta al "voi siete i nostri fratelli e le nostre sorelle maggiori nella fede", ha chiamato gli ebrei romani - e questa volta anche le ebree - nella Sinagoga di Lungotevere Cenci. La prima visitata da un Papa nell'aprile 1986. "Giovanni Paolo II - ha ricordato Bergoglio - in quella occasione, conio' la bella espressione 'fratelli maggiori'". "Tutti quanti apparteniamo ad un'unica famiglia, la famiglia di Dio, il quale ci accompagna e ci protegge come suo popolo", ha poi affermato sottolineando che "insieme, ebrei e cattolici", sono chiamati ad assumersi le loro responsabilita' per questa citta', apportando il loro contributo, anzitutto spirituale, e favorendo la risoluzione dei diversi problemi attuali". "Mi auguro - ha aggiunto - che crescano sempre piu' la vicinanza, la reciproca conoscenza e la stima tra le nostre due comunita'". Poi sono arrivate le frasi forti, quelle in qualche modo attese, doverose, ma non per questo meno sentite. "No ad ogni forma di antisemitismo, e condanna di ogni ingiuria, discriminazione e persecuzione che ne derivano", ha detto ripetendo solennemente la promessa del Concilio Vaticano II nella dichiarazione "Nostra aetate". Dopo questa dichiarazone Bergoglio ha scandito: "la violenza dell'uomo sull'uomo e' in contraddizione con ogni religione degna di questo nome, e in particolare con le tre grandi religioni monoteistiche". "Ne' la violenza ne' la morte avranno mai l'ultima parola davanti a Dio, che e' il Dio dell'amore e della vita. Noi dobbiamo pregarlo con insistenza affinche' ci aiuti a praticare in Europa, in Terra Santa, in Medio Oriente, in Africa e in ogni altra parte del mondo la logica della pace, della riconciliazione, del perdono, della vita", ha invocato.

Con evidente commozione, Francesco ha quindi ricordato la Shoah: "sei milioni di persone, solo perche' appartenenti al popolo ebraico, sono state vittime della piu' disumana barbarie, perpetrata in nome di un'ideologia che voleva sostituire l'uomo a Dio". "Il popolo ebraico, nella sua storia ha dovuto sperimentare la violenza e la persecuzione, fino allo sterminio degli ebrei europei durante la Shoah. Il 16 ottobre 1943, oltre mille uomini, donne e bambini della comunita' ebraica di Roma furono deportati ad Auschwitz. Oggi desidero ricordarli in modo particolare: le loro sofferenze, le loro angosce, le loro lacrime non devono mai essere dimenticate", ha invocato. "Secondo la tradizione giuridica rabbinica, un atto ripetuto tre volte diventa 'chazaqa', consuetudine fissa", ha affermato il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni. "E' decisamente - ha sottolineato - il segno concreto di una nuova era dopo tutto quanto e' successo nel passato. La svolta sancita dal Concilio Vaticano cinquanta anni fa e' stata confermata da numerosi e fondamentali atti e dichiarazioni, l'ultima di un mese fa, che hanno prima aperto e poi consolidato un percorso di conoscenza, di rispetto reciproco e di collaborazione". "A ricevere Papa Francesco - ha aggiunto - e' la Comunita' ebraica di Roma. Lo accogliamo nella consapevolezza di essere una comunita' di fede con una vocazione antica e sacra, che, come fu promesso ad Abramo, invoca la benedizione su chi ci benedice".

Francesco e Di Segni hanno anche avuto un colloquio privato. Il Papa ha donato alla Sinagoga di Roma un esemplare del Codice Vaticano "ebr. 700" denominato "Il Sifra" che rappresenta la forma piu' arcaica di testo midrashico: un commentario quasi esclusivamente halakhico (giuridico) al Libro del Levitico. Si tratta di una compagine superstite di 5 fogli, da un codice cartaceo yemenita databile al XIV secolo. A sua volta il rabbino ha donato al Papa un calice, un quadro del pittore George De Canino ed un altro dipinto su tessuto acrilico. Tra gli invitati alla Sinagoga in occasione della visita del Papa anche il ministro dell'istruzione Stefania Giannini, il fondatore della Comunita' di Sant'Egidio Andrea Riccardi, con il presidente Marco Impagliazzo, e l'imam Pallavicini in rappresentanza del Coreis. Tra le autorita' religiose, i cardinali Kasper e Koch, l'arcivescovo Farrell e il vescovo di Frosinone Spreafico. (AGI) 

17/01/2016 17:29

Roma - "Voi siete i nostri fratelli e le nostre sorelle maggiori nella fede". Papa Francesco ha salutato cosi' gli ebrei romani - e questa volta anche le ebree - nella Sinagoga di Lungotevere Cenci. La prima visitata da un Papa nell'aprile 1986. "Giovanni Paolo II - ha ricordato Bergoglio - in quella occasione, conio' la bella espressione 'fratelli maggiori'". "Tutti quanti apparteniamo ad un'unica famiglia, la famiglia di Dio, il quale ci accompagna e ci protegge come suo popolo", ha poi affermato sottolineando che "insieme, ebrei e cattolici", sono chiamati ad assumersi le loro responsabilita' per questa citta', apportando il loro contributo, anzitutto spirituale, e favorendo la risoluzione dei diversi problemi attuali". "Mi auguro - ha aggiunto - che crescano sempre piu' la vicinanza, la reciproca conoscenza e la stima tra le nostre due comunita'".

Mai più antisemitismo. Il ricordo della Shoah, "uccisi a milioni perchè ebrei"

Le nostre relazioni mi stanno molto a cuore", ha assicurato ricordando che "gia' a Buenos Aires ero solito andare nelle sinagoghe e incontrare le comunita' la' riunite, seguire da vicino le feste e le commemorazioni ebraiche e rendere grazie al Signore, che ci dona la vita e che ci accompagna nel cammino della storia". "Nel corso del tempo - ha continuato - si e' creato un legame spirituale, che ha favorito la nascita di autentici rapporti di amicizia e anche ispirato un impegno comune. Nel dialogo interreligioso e' fondamentale che ci incontriamo come fratelli e sorelle davanti al nostro Creatore e a Lui rendiamo lode, che ci rispettiamo e apprezziamo a vicenda e cerchiamo di collaborare". Secondo Francesco, "nel dialogo ebraico-cristiano c'e' un legame unico e peculiare, in virtu' delle radici ebraiche del cristianesimo: ebrei e cristiani devono dunque sentirsi fratelli, uniti dallo stesso Dio e da un ricco patrimonio spirituale comune sul quale basarsi - come afferma il Concilio - per continuare a costruire il futuro".

"Con questa mia visita seguo le orme dei miei Predecessori", ha tenuto a dire il vescovo di Roma "chiamato quasi dalla fine del mondo". E "con la vista di San Giovanni Paolo II del 13 aprile 1986 ("trent'anni fa", ha detto) Papa Francesco ha ricordato anche quella di Benedetto XVI, che, ha sottolineato alla comunita' ebraica, "e' stato tra voi sei anni or sono". "Per questo - ha commentato - e' significativo che io sia venuto tra voi proprio oggi, 17 gennaio, quando la Conferenza Episcopale Italiana celebra la Giornata del dialogo tra cattolici ed ebrei". Cade in questi mesi, inoltre, "il 50esimo anniversario della Dichiarazione Nostra aetate del Concilio Vaticano II. Il documento, ha rilevato il Papa, "che ha reso possibile il dialogo sistematico tra la Chiesa cattolica e l'ebraismo". Evocando i passi avanti compiuti, Bergoglio ha quindi espresso "una speciale gratitudine a Dio" per "la vera e propria trasformazione che ha avuto in questi cinquant'anni il rapporto tra cristiani ed ebrei". (AGI) 

16/01/2016 11:20

CdV - Non entro' nella Sinagoga di Roma Giovanni XXIII, ma semplicemente fece fermare sul Lungotevere il corteo pontificio per benedire gli ebrei che, di sabato, uscivano dal Tempio Maggiore. 54 anni dopo quell'episodio non e' stato dimenticato. "Il primo segnale rivoluzionario verso gli ebrei prima ancora del Concilio", disse Giovanni Paolo II che il 13 aprile 1986 fu il primo Pontefice a varcare quella soglia. "Un gesto che gli valse l'entusiasmo di tutti i presenti che circondarono la sua vettura per applaudirlo e salutarlo", annoto' nella sua autobiografia il rabbino capo, Elio Toaff per il quale "fu un gesto di grande simbolismo".

Certamente l'attenzione che Roncalli ebbe verso gli ebrei anche negli anni trascorsi in Turchia e come Nunzio a Parigi, hanno preparato quel "gesto di attenzione" del Papa nei confronti degli ebrei romani. Nominato da Pio XI vicario apostolico e delegato in Turchia e contestualmente delegato per la Grecia, nell'agosto del 1938 Roncalli fece conoscenza con il nuovo ambasciatore della Germania a Istanbul, Franz von Papen, ex cancelliere del Reich, che non esito' a chiedergli aiuto in favore degli ebrei. Scrisse Roncalli nel Giornale dell'Anima: "Poveri figli di Israele. Io sento quotidianamente il loro gemito intorno a me. Li compiango e faccio del mio meglio per aiutarli". Nel settembre del 2000 la International Raoul Wallenberg Foundation ha chiesto formalmente allo Yad Vashem Institute di Gerusalemme di inserire il suo nome nell'elenco dei "Giusti tra le nazioni". Ventisette anni dopo quella benedizione sul Lungotevere, il 13 aprile 1986 Giovanni Paolo II visita la sinagoga di Roma. E' la prima volta che un Pontefice entra in un tempio ebraico, accolto dalle autorita' religiose ebraiche e dal Rabbino Capo di Roma Elio Toaff, con il quale, al termine della cerimonia, scambiera' un abbraccio che ebbe grandissimo impatto sui media.

Il cuore di quell'incontro e' in questa affermazione divenuta celebre all'interno di un ampio discorso di amicizia e fraternita': "la Chiesa di Cristo scopre il suo "legame" con l'Ebraismo "scrutando il suo proprio mistero". La religione ebraica non ci e' "estrinseca", ma in un certo qual modo, e' "intrinseca" alla nostra religione. Abbiamo quindi verso di essa dei rapporti che non abbiamo con nessun'altra religione. Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori". E come racconto' Toaff in occasione della beatificazione di Wojtyla,"nell'ebraismo, come e' noto, non ci sono santi, ma soltanto giusti, e la canonizzazione di un santo e' un fatto interno della Chiesa cristiana. Ma noi ebrei in questo momento vogliamo sottolineare che niente si attaglia meglio alla figura di Giovanni Paolo II della qualifica di giusto". Il 17 gennaio 2010 Papa Benedetto XVI si reco' al Tempio romano visitandone anche il museo e ricordo' la razzia degli ebrei di Roma da parte dei nazisti, il 16 ottobre 1943 iniziando la visita dal luogo dove stazionarono i camion tedeschi per deportarli in quel sabato oscuro. Nel corso della visita, un anziano ricordo' al Papa tedesco il tremendo dolore subito ingiustamente e il volto dei bambini, che non sono piu' tornati. Furono 1.021 i deportati, di cui solo 17 scampati alle terribili vessazioni naziste. E Benedetto volle deporre i fiori di fronte alla lapide che, nel quartiere ebraico, ricorda coloro che non sono piu' tornati. Ratzinger rese omaggio anche a Stefano Tache', un bambino ebreo di due anni ucciso nel 1982, all'uscita dalla preghiera quando vennero feriti 40 ebrei. E Papa Ratzinger parlo' di odio verso Israele e sosto' poi in silenziosa preghiera ripensando forse le parole di San Giovanni Paolo II: "mai piu' odio, mai piu' guerre nel nome di Dio!". Domani compira' lo stesso gesto Papa Francesco, il vescovo di Roma "chiamato quasi dalla fine del mondo", il quale durante gli anni di episcopato nella capitale argentina, ha sempre avuto con i "fratelli ebrei" ottimi rapporti, tanto da volere accanto a se, durante lo storico viaggio in Terra Santa del maggio 2014, il rabbino di Buenos Aires, Abraham Skorka che in una recente intervista al quotidiano la Stampa ha raccontato: "L'allora cardinale Bergoglio, ha avuto un legame molto speciale con la comunita' ebraica argentina, manifestato attraverso molteplici gesti tramite i quali ha dimostrato il proprio e profondo impegno con essa, e attraverso di essa, con l'ebraismo in generale. Ha creato dei rapporti di affetto molto profondi, come quello generato tra di noi. L'amicizia forgiata tramite degli incontri, nel senso che Buber era solito attribuire a questo termine, ci ha permesso di parlare liberamente, senza eufemismi. Cosi', abbiamo scritto un libro di dialoghi analizzando insieme i temi che preoccupano di piu' l'uomo contemporaneo, e poi abbiamo anche registrato, insieme a Marcelo Figueroa, 31 programmi televisivi". (AGI) 

(16 gennaio 2016)

14/01/2016 13:30

CdV - Per iniziativa di Papa Francesco, questo pomeriggio lo spettacolo del Ronny Roller Circus - che ha messo le tende a Roma in via Torrevecchia, 1110 - sarà per i poveri: senza tetto, profughi, carcerati accompagnati da volontari. A gestire gli inviti (consegnati al Papa dalla direzione del Circo) è stata l'Elemosineria Apostolica che ha provveduto anche a predisporre un bus attrezzato per offrire assistenza sanitaria e visite mediche agli ospiti di Bergoglio.

Al Rony Roller Circus, che ha messo a disposizione tutti i 2mila posti sotto al grande tendone per questo evento di carità, ad aprire lo spettacolo sarà uno dei senzatetto, che eseguirà una canzone dedicata a Papa Francesco. Il cantautore spagnolo, che vive nella precarietà insieme alla figlia e usufruisce del servizio docce e barberia inaugurato sotto il colonnato di piazza San Pietro, ha composto una preghiera e con essa dirà grazie al Papa "per questo nuovo gesto di vicinanza a ciascuno di loro".

"Questo dono offerto dagli artisti del Circo, che con costanza, impegno e tanti sacrifici riescono a creare e a donare bellezza a se stessi e agli altri - afferma una nota vaticana - potrà diventare anche per i nostri fratelli più poveri un incoraggiamento a superare le asprezze e le difficoltà della vita che tante volte sembrano troppo grandi e insuperabili".

"I nostri fratelli bisognosi - conclude l'Elemosineria - durante lo svolgimento di tutto questo evento di carità, avranno la possibilità di essere visitati e assistiti dai medici e infermieri mandati dai Servizi Sanitari Vaticani con il camper mobile e le ambulanze dell'Autoparco Vaticano. Alla fine dello spettacolo verrà offerto un piccolo spuntino".

Secondo il sito specializzato "Vatican insider", per il trasporto dei clochard dai dormitori al luogo dello spettacolo è stato mobilitato tutto l'Autoparco vaticano. I senzatetto viaggeranno nelle auto solitamente a disposizione dei vescovi e cardinali che prestano servizio nella Curia romana.

(14 gennaio 2016)