Cronaca

Il Papa in Sinagoga, "mai uccidere in nome di Dio"

Roma - Eccoli, oggi in prima fila, i nostri sopravvissuti alla tragedia della Shoah, a ricordarci che la memoria non e' un esercizio di autoconsolazione per riparare agli orrori commessi". Papa Francesco (che prima di entrare nel Tempio Maggiore di Lungotevere Cenci aveva voluto sostare in Largo 16 ottobre 1943 per rendere omaggio alle memoria dei deportati) si e' alzato in piedi, nel clima di commozione che si respirava nella Sinagoga, ad applaudire queste parole della signora Ruth Dureghello, presidente della Comunita' Ebraica Romana. E ha applaudito anche dopo il lungo elenco di fatti di sangue letto dalla signora Ruth, concluso dall'affermazione: "Roma e' gia' stata colpita dal terrorismo, basti un solo nome: Stefano Tache'", la piccola vittima dell'attentato dell'ottobre 1982, alla cui memoria poco prima Francesco aveva reso omaggio con un cesto di rose bianche. Gesti non formali quelli del vescovo di Roma "chiamato quasi dalla fine del mondo". "Come sempre, il Papa ha mostrato una grande virtu': la capacita' di diffondere, in maniera virtuosa, messaggi importanti e complessi in modo apparentemente semplice, proprio attraverso la forza dei simboli e dei gesti simbolici", ha commentato Renzo Gattegna, presidente dell'Unione delle Comunita' Ebraiche, che ha anche confidato l'emozione provata trent'anni fa per l'abbraccio di tra Papa Wojtyla e il rabbino Elio Toaff.

A quel giorno storico si e' riferito anche Bergoglio con una geniale aggiunta al "voi siete i nostri fratelli e le nostre sorelle maggiori nella fede", ha chiamato gli ebrei romani - e questa volta anche le ebree - nella Sinagoga di Lungotevere Cenci. La prima visitata da un Papa nell'aprile 1986. "Giovanni Paolo II - ha ricordato Bergoglio - in quella occasione, conio' la bella espressione 'fratelli maggiori'". "Tutti quanti apparteniamo ad un'unica famiglia, la famiglia di Dio, il quale ci accompagna e ci protegge come suo popolo", ha poi affermato sottolineando che "insieme, ebrei e cattolici", sono chiamati ad assumersi le loro responsabilita' per questa citta', apportando il loro contributo, anzitutto spirituale, e favorendo la risoluzione dei diversi problemi attuali". "Mi auguro - ha aggiunto - che crescano sempre piu' la vicinanza, la reciproca conoscenza e la stima tra le nostre due comunita'". Poi sono arrivate le frasi forti, quelle in qualche modo attese, doverose, ma non per questo meno sentite. "No ad ogni forma di antisemitismo, e condanna di ogni ingiuria, discriminazione e persecuzione che ne derivano", ha detto ripetendo solennemente la promessa del Concilio Vaticano II nella dichiarazione "Nostra aetate". Dopo questa dichiarazone Bergoglio ha scandito: "la violenza dell'uomo sull'uomo e' in contraddizione con ogni religione degna di questo nome, e in particolare con le tre grandi religioni monoteistiche". "Ne' la violenza ne' la morte avranno mai l'ultima parola davanti a Dio, che e' il Dio dell'amore e della vita. Noi dobbiamo pregarlo con insistenza affinche' ci aiuti a praticare in Europa, in Terra Santa, in Medio Oriente, in Africa e in ogni altra parte del mondo la logica della pace, della riconciliazione, del perdono, della vita", ha invocato.

Con evidente commozione, Francesco ha quindi ricordato la Shoah: "sei milioni di persone, solo perche' appartenenti al popolo ebraico, sono state vittime della piu' disumana barbarie, perpetrata in nome di un'ideologia che voleva sostituire l'uomo a Dio". "Il popolo ebraico, nella sua storia ha dovuto sperimentare la violenza e la persecuzione, fino allo sterminio degli ebrei europei durante la Shoah. Il 16 ottobre 1943, oltre mille uomini, donne e bambini della comunita' ebraica di Roma furono deportati ad Auschwitz. Oggi desidero ricordarli in modo particolare: le loro sofferenze, le loro angosce, le loro lacrime non devono mai essere dimenticate", ha invocato. "Secondo la tradizione giuridica rabbinica, un atto ripetuto tre volte diventa 'chazaqa', consuetudine fissa", ha affermato il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni. "E' decisamente - ha sottolineato - il segno concreto di una nuova era dopo tutto quanto e' successo nel passato. La svolta sancita dal Concilio Vaticano cinquanta anni fa e' stata confermata da numerosi e fondamentali atti e dichiarazioni, l'ultima di un mese fa, che hanno prima aperto e poi consolidato un percorso di conoscenza, di rispetto reciproco e di collaborazione". "A ricevere Papa Francesco - ha aggiunto - e' la Comunita' ebraica di Roma. Lo accogliamo nella consapevolezza di essere una comunita' di fede con una vocazione antica e sacra, che, come fu promesso ad Abramo, invoca la benedizione su chi ci benedice".

Francesco e Di Segni hanno anche avuto un colloquio privato. Il Papa ha donato alla Sinagoga di Roma un esemplare del Codice Vaticano "ebr. 700" denominato "Il Sifra" che rappresenta la forma piu' arcaica di testo midrashico: un commentario quasi esclusivamente halakhico (giuridico) al Libro del Levitico. Si tratta di una compagine superstite di 5 fogli, da un codice cartaceo yemenita databile al XIV secolo. A sua volta il rabbino ha donato al Papa un calice, un quadro del pittore George De Canino ed un altro dipinto su tessuto acrilico. Tra gli invitati alla Sinagoga in occasione della visita del Papa anche il ministro dell'istruzione Stefania Giannini, il fondatore della Comunita' di Sant'Egidio Andrea Riccardi, con il presidente Marco Impagliazzo, e l'imam Pallavicini in rappresentanza del Coreis. Tra le autorita' religiose, i cardinali Kasper e Koch, l'arcivescovo Farrell e il vescovo di Frosinone Spreafico. (AGI)