FALETTI MI DISSE:
“TI SPEZZO LE GAMBE”
12:58 08 FEB 2007
(di ANDREA CAUTI) - Marco Martani, classe 1968, nato a Spoleto e residente a Roma, laureato in Lettere moderne, critico cinematografico e sceneggiatore affermato. Ha scritto molti film di successo per cinema e ha sceneggiato numerose serie tv: per
Il suo primo film da regista e’ pronto per approdare nelle sale. Dopo tante sceneggiature perche’ ha deciso di dirigere personalmente una pellicola?
“Ho sempre sentito l’esigenza di raccontare un certo tipo di cinema che volevo vedere in sala. Ho sempre desiderato fare film popolari che fossero diversi dal genere commedia. Con Fausto (Brizzi, ndr) abbiamo scritto anche altre cose, tipo horror, ma poi il successo e’ arrivato per caso con “Notte prima degli esami”. Nessuno voleva dirigere un film scritto da altri e, dopo un anno, abbiamo deciso di fare da soli e lo ha diretto Fausto. Quando
Un film popolare diverso dalla commedia che non ha radici profonde nella nostra cinematografia. A chi si e’ ispirato?
“Io sono un appassionato del cinema del sudest asiatico che ha portato grosse innovazioni nel gangster movie influenzando enormemente il cinema americano degli anni ’90. Per me anche queste pellicole sono state di stimolo. Ho voluto fare un film di cattivi in cui c’era pero’ una sorta di fusione con un altro genere di film, quello del primo Francis Ford Coppola, quello di “Rusty il selvaggio” o dei “Ragazzi della 56.ma strada”. Il mio film pero’ non vuole essere solo di genere, e quindi freddo, ma punta ad emozionare e a incollare gli spettatori alla sedia”.
Come ha lavorato con gli attori. Come e’ arrivato a scegliere Giorgio Faletti per il ruolo del cattivissimo Primario?
“Mi e’ sempre piaciuto lavorare con gli attori e anche stavolta, sul set della mia prima regia cinematografica, ho cercato di mettere tutti a loro agio. Poi, stando con Fausto Brizzi durante le riprese di “Notte prima degli esami”, ho seguito attentamente il lavoro di un gruppo di interpreti. E quando ho deciso di girare un mio film non ho avuto difficolta’ a scegliere tra quelli che conoscevo bene. Nel caso del Primario, poi, avevo bisogno di un attore a 360 gradi, che fosse credibile sia nella commedia che in un genere diverso. Con Faletti la faccenda e’ un po’ piu’ difficle: non si dimentica la sua storia. Ma proprio per questo era ancor piu’ stimolante l’idea di trasformarlo in un cattivo assoluto Per lui, che ha scritto libri cosi’ belli che hanno venduto otto milioni di copie nel mondo, e’ stato un piacere poter recitare in questo ruolo. Mi ha detto: la sceneggiatura e’ magnifica e se non mi fai fare la parte del Primario ti spezzo le gambe. Non nascondo che durante le riprese mi ha dato spesso alcune suggestioni, soprattutto nel modo di dire le battute dando talvolta un senso un po’ piu’ ironico alle sue parole. In quanto agli altri attori, devo dire che Nicolas Vaporidis ha dimostrato di essere un attore completo, mentre Carolina Crescentini e’ un mostro di bravura, una delle attrici migliori che abbiamo da vent’anni a questa parte”.
Lei e’ uno sceneggiatore di grande successo. Quanto crede che sia importante la sceneggiatura nel lavoro di un regista?
“E’ fondamentale, parte tutto da la’. La sceneggiatura dev’essere l’elemento portante di un film se si vuole che il pubblico resti agganciato alla storia, che sia partecipe fino alla fine. Io credo che bisogna lavorare sulla sceneggiatura, scrivere e riscrivere finche’ non sia definita la direzione precisa in cui si vuole andare.E’ un discorso tecnico molto preciso. Io arrivo sul set sapendo esattamente cosa voglio e come verra’. Io non improvviso niente. La sceneggiatura e’ la mia guida. Non capisco come si possa pensare di trascurare questo aspetto e sono certo che chi lo fa non vuole scontrarsi con una sceneggiatura che sia cosi’ forte per poter agganciare il pubblico. Oggi il 90 per cento dei nuovi registi e’ convinto di poter improvvisare, di cambiare in corsa: non si affida in maniera rigorosa alla sceneggiatura o non ne ha una forte. Si sentono tutti dei piccoli Kubrick e poi finiscono per fare i film autoreferenziali, che spesso piacciono solo a loro. Sono costretti a mettersi li’ al montaggio e lavorare per fare in modo che funzioni. Io invece con la mia montatrice ho montato il film ancor prima di averlo girato per capire se c’erano delle scene inutili o per fare delle compressioni per dare il maggior ritmo possibile alla pellicola. Credo che per fare un film di genere, che al contempo sia popolare che funzioni devi essere ligio e seguire il copione in maniera precisa. Per tutto, dalla commedia al noir al western metropolitano. Quando ho montato il mio film non ho avuto bisogno di girare scene aggiuntive o cose simili”.
Il suo futuro con Lucisano appare scritto. Ha gia’ dei progetti concreti, vero?
“Ora mi concentro su “Cemento armato”: finisco gli ultimi ritocchi e poi parto con la promozione. Per i prossimi impegni, sto gia’ scrivendo il prossimo film di Fausto Brizzi e dovrei girare il film dal libro di cui
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