Tracce Mediterranee

Se il mare è turchese e le carrozze sono rosa

Storica e docente universitaria

Si colora di toni pastello l’attualità turca. Da una settimana il mare dello stretto del Bosforo, che divide il continente europeo da quello asiatico, si è tinto di un insolito turchese acceso. Le ipotesi più curiose si sono affacciate dalle pagine dei social network. Secondo alcuni, agenti inquinanti venuti da chissà dove dovevano essere all’origine di questo cambiamento cromatico. Altri ipotizzavano una relazione con il terremoto che ha investito il Mar Egeo. Invece, si tratta di buone notizie. Secondo Ahmet Cemal Saydam, professore di oceanografia al dipartimento di ingegneria ambientale dell’università Hacettepe, la causa è stata la forte crescita nel Mar Nero di micro-organismi Emiliania huxleyi, conosciuti anche come Ehux. Buone nuove per le acciughe che si nutrono di questo organismo unicellulare e per lo stato di salute del Mar Nero. La notizia è rimbalzata sulla stampa internazione e il Guardian ha pubblicato delle foto satellitari della NASA che confermerebbe la tesi del professor Saydam.

Se il Bosforo diventa celeste, i treni si tingono di rosa. Che questa sia o meno una buona notizia appare controverso. La decisione di introdurre una carrozza ‘rosa’ esclusivamente dedicata alle donne nella metropolitana di Bursa è dettata dalla necessità di agire a tutela delle donne o rappresenta una forma di segregazione che ne mina ulteriormente le libertà di movimento? Secondo Recepe Altepe, Sindaco di Bursa, la richiesta viene proprio dalle donne. Certo è che la sua decisione che quello da dedicare alle donne sia l’ultimo vagone dove “dovrebbero avere meno problemi” è significativo di una mentalità che relega le donne a un ruolo di cittadini di seconda classe. Tutti i paesi dove esistono queste carrozze speciali per donne hanno introdotto questa misura per proteggere le donne dalle molestie sessuali, ma sono paesi dove le discriminazioni di genere sono molto accentuate: Iran, Messico, Emirati Arabi Uniti, Brasile, Egitto, Indonesia, Giappone,  e India.

In Turchia, le donne secolari e delle classi elevate sono abituate a un livello di libertà di movimento paragonabile a quello degli stati dell’Europa del sud, dove una componente di maschilismo permea la società, ma le leggi sono a favore di una maggiore equità di genere. La misura dei trasporti rosa, già introdotta sui minibus nella città dalla cultura più rurale di Urfa a seguito di una violenza sessuale, è vista dai secolari come l’ennessimo passo verso l’arabizzazione del paese.

Gli spazi separati per le donne sono un tema molto discusso dalle femministe di tutto il mondo, specie nei paesi islamici. La segregazione di genere è adottata nei paesi arabi. Nel Golfo anche le casse al supermercato hanno file per sole donne che vengono servite da cassiere donne. Questo sicuramente mette al riparo dall’insistenza di sguardi imbarazzanti e da palpeggiamenti clandestini, ma di sicuro non educa alla convivenza. In controtendenza, la Giordania ha abolito le scuole solo maschili e femminili, auspicando che crescere in classi miste, aiuti a una convivenza più civile negli spazi pubblici. “Non mettermi in un bus rosa, metti i molestatori dietro le sbarre” è un tweet divenuto popolare nelle ultime settimane in Turchia che sottolinea come la creazione di spazi segregati di genere porti la responsabilità della molestia sulla donna, piuttosto che porre l’accento sull’educazione dei molestatori.

Chiudersi al riparo di una carrozza per sole donne, può sicuramente risultare confortevole per quelle donne poco abituate a muoversi negli spazi pubblici, ma pone una serie di problemi. In Iran le famiglie viaggiano divise e uomini e donne si dispongono su vagoni diversi, mentre in Turchia la famiglia è davvero vista come la cellula di base indivisibile della società. Inoltre, se esistono spazi appositi per sole donne, peraltro esigui, allora la stragrande maggioranza delle donne che viaggia nei vagoni misti è spregiudicata e quindi “abbordabile”? Questo dibattito va avanti da decenni in Turchia. Negli anni 80 le femministe risposero all’idea di istituire trasporti rosa con una campagna colorata di viola. Come ha ricordato l’esperta di media Nazlan Ertan sulle colonne del quotidiano turco in inglese Daily News, il colore rosa in turco viene associato a visioni di femminilità addomesticata. Espressioni come ‘sogni rosa’ (pembe hayaller) che si riferisce ai sogni coniugali di una giovane donna o ‘casa dalle persiane rosa’ (pembe pajurlu ev) che denota il desiderio per un focolare domestico e una famiglia con numerosi bambini, relegano la donna a un ruolo di moglie e di madre fortemente idealizzato.

Se il Bosforo turchese fa sognare tuffi colorati e ricorda le meravigliose descrizioni di Costantinopoli, Bisanzio e Istanbul scritte dai viaggiatori  che approdavano da lunghi viaggi in nave; il rosa delle carrozze di Bursa ci riporta alla mente altri racconti. L’ultimo vagone rosa è un posto dove tante principesse liberate come Fiona di Shrek si ritrasformano in Cenerentole. 


15 luglio 2017 ©