Spazio

Ritornare sulla Terra con la Dragon v2
 

Astronauta, astrofisico e divulgatore

Due settimane fa, SpaceX ha effettuato il suo quinto lancio dal Kennedy Space Center e, come già avvenuto nei lanci precedenti, il primo stadio del vettore Falcon 9 ha effettuato un atterraggio controllato nella “Landing Zone 1”, la piazzola designata lungo la costa.  E’ il quarto ritorno a terra effettuato con successo dopo alcuni fallimenti iniziali.

I successi della società di Elon Musk e della Blue Origin di Jeff Bezos, che ha ottenuto risultati analoghi con i razzi New Shepard, sono importanti per riuscire a realizzare veicoli riutilizzabili in grado di rendere più economici i voli nello spazio. Il costo del Falcon 9 è di circa 60 milioni di dollari mentre il propellente ne costa appena 200 mila. E’ facile calcolare che i costi delle missioni spaziale potrebbero ridursi di decine di volte, anche considerando gli oneri aggiuntivi per le attività di test e di ri-certificazione dei razzi “usati”.

La nuova capsula spaziale Dragon v2

Non contenta di questo successo, la SpaceX sta pensando di utilizzare una tecnica analoga anche per il rientro della nuova capsula che trasporterà gli astronauti in orbita. Si tratta della Dragon v2, derivata dall’esperienza della versione cargo che da qualche anno viene utilizzata per il rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale. Dragon v2 è comunque diversa e, oltre a tecnologia già collaudate, utilizzerà sistemi del tutto nuovi, a cominciare da quello usato per proteggere l’equipaggio dai pericoli del lancio (emergency crew escape). A questo scopo è stato sviluppato un nuovo motore, ribattezzato SuperDraco, capace di “sparare” la capsula con gli astronauti per allontanarla il più possibile dal razzo vettore nel caso di incidenti in fase di lancio.

Propellente 'ipergolico' per SuperDraco

I motori utilizzano un propellente “ipergolico”, impiegato anche dai motori orbitali dello Space Shuttle, che permette l'accensione spontanea non appena le due componenti (combustibile + ossidante) vengono a contatto. Non avendo bisogno dell’ossigeno, né di sistemi di innesco, questa soluzione permette l’accensione e lo spegnimento pressoché istantaneo dei motori. Sono previste 4 coppie di motori, sui quattro lati della capsula, per assicurare la necessaria ridondanza.

La SpaceX voleva utilizzare gli stessi motori SuperDraco anche per l’intera fase di rientro sulla Terra ma il profilo originale è stato modificato e ora prevede l’accensione in orbita solo nella fase iniziale della manovra. Quando la capsula è nell’atmosfera terrestre, è prevista l’apertura di tre paracaduti per rallentarne la caduta nell’oceano, proprio come avviene già con la capsula cargo.

In futuro non ci sarà più lo 'splashdown'

In futuro, però, i paracaduti verranno sganciati ad una quota prestabilita e i motori della capsula saranno di nuovo accesi per consentire un “atterraggio morbido” e controllato sulla terraferma.  In questo modo anche Dragon v2 sarà completamente riutilizzabile, cosa che non è possibile con lo “splashdown” nell’oceano.

Immagino che i futuri astronauti a bordo della Dragon v2 saranno felici di tornare alla base da cui sono partiti, come accadeva nell’era dello Space Shuttle. Da parte mia, rimane qualche perplessità sul fatto che, a differenza della navetta della NASA, l’atterraggio sarà completamente automatico e l’intervento dell’equipaggio è previsto solo in caso di emergenza.


19 maggio 2017 ©