Scuola

A proposito di ansia in classe: 7 ragioni per cui la scuola in Finlandia funziona meglio

professore associato di pedagogia

L’ultimo rapporto OCSE-PISA sulla motivazione allo studio, le relazioni tra pari e con gli insegnanti, e la vita fuori dalla scuola dei quindicenni che hanno partecipato alla rilevazione PISA 2015, non mostra dati confortanti per l’Italia. I nostri ragazzi sono più ansiosi (56% contro 36% media OCSE) e sono considerati consumatori estremi di Internet (165 minuti al giorno contro 146 della media OCSE). Questa tipologia di fruizione della rete comporta tendenzialmente risultati peggiori, maggiore probabilità di saltare la scuola e arrivare in ritardo, minori probabilità di pensare di conseguire una laurea o un diploma universitario.

La percezione del benessere sale in Paesi, quali la Finlandia, l’Estonia, la Svizzera, dove il livello di ansia è minore, il senso di competitività diminuisce e l’organizzazione scolastica consente un tempo scolastico più ampio che non si limita alle sole ore di lezione tradizionale.

Appare quasi un luogo comune, ma quando si parla di scuola in Italia, ci si riferisce sempre a situazioni di difficoltà:

  1. Degli insegnanti ai quali non si riconosce la crucialità del compito di educare le generazioni di un Paese né dal punto di vista del loro status sociale né in termini economici;
  2. Degli allievi che divengono oggetto di politiche spesso sconsiderate tese ad ottenere risultati immediati e che producono invece solo un peggioramento generalizzato della già scarsa situazione generale;
  3. Delle famiglie che non trovano risposte nella scuola alle esigenze che la vita quotidiana manifesta.

Eppure, nel nostro Paese, la “riforma” della scuola è argomento continuamente dibattuto. Non è azzardato dire che si abusa di un termine che, come sostiene Vertecchi, è stato desemantizzato: "non si associa a riforma l’idea di progresso nell’educazione, ma solo quella di interventi pasticciati che se attuati possono ulteriormente complicare il compito educativo".

Manca completamente l’idea che la vera riforma si realizza solo se si instaura "una nuova cultura educativa che sia capace di interpretare i fenomeni e proporre nuove soluzioni" (Vertecchi, 2010). Nell'istruzione, però, lavorare allo scopo di individuare soluzioni di questo tipo significa porsi obiettivi di lungo periodo, effettuare lavori di ricerca che tengano conto del più ampio numero di variabili possibile, che consentano di osservare come tali variabili interagiscono tra loro in un arco di tempo tale da verificare il manifestarsi di un ampio numero di fattori conseguenti.

Non essendo tale modo di agire fruttuoso a livello politico, ci si arrocca su posizioni che affermano la necessità di interventi che procurino risultati immediati. In particolare, si fa riferimento a esempi virtuosi così lontani dalla realtà del nostro Paese e che si vorrebbe emulare, ma con strumenti del tutto inadeguati.

Perché il nostro Paese risulta così distante dalle situazioni di eccellenza?

Se prendiamo il caso finlandese, che da più tempo si dimostra vincente, osserviamo che i motivi del successo hanno ragioni diverse; in generale, emergono alcune motivazioni significative, che secondo Sahlberg giustificano la posizione di vertice del Paese nelle classifiche di valutazione dell’apprendimento degli allievi a livello internazionale:

  1. Profondità: lo scopo dell’istruzione è focalizzato sullo sviluppo della personalità dell’allievo in senso ampio, riguardando le conoscenze, le abilità, i valori, la creatività e le capacità di relazione interpersonale. Le scuole sono luoghi dove ci si prende cura della persona, dove l’apprendimento viene prima della valutazione e il raggiungimento dei risultati è riferito allo sviluppo individuale ed alla crescita, piuttosto che all’aderenza agli standard generali.
  2. Lunghezza: le politiche per l’educazione vengono costruite su strategie e visioni a lungo termine, dove l’obiettivo di fornire uguali opportunità per tutti è prioritario. Piuttosto che ottenere risultati a breve termine, l’istruzione si concentra sul consolidamento di tali principi nel sistema educativo.
  3. Ampiezza: la gestione delle scuole non si limita alle questioni burocratiche ed amministrative ma si sviluppa nella responsabilità di far crescere le varie istituzioni in base alle necessità di contesto.
  4. Giustizia: per ottenere il risultato di offrire a tutti un’istruzione di alto livello è stato creato un sistema di scuola essenzialmente “giusto” dove le scuole forniscono servizi uniformi.
  5. Diversità: la rete delle scuole finlandesi si basa sull’idea che un’istruzione che sia inclusiva deve promuovere la diversità all’interno della scuola e nella classe, sostenendo le soluzioni creative.
  6. Attenzione alle risorse: si facilita l’inserimento di persone giovani e creative nella gestione delle scuole, negli uffici di gestione locale dell’istruzione e nei dipartimenti governativi. A tale scopo si favorisce la partecipazione del personale a progetti di ricerca educativa.
  7. Tradizione: lo sviluppo dell’educazione è sempre stato fondato sulla ricerca di un equilibrio tra le buone pratiche esistenti e l’inserimento dell’innovazione. Esiste una consapevolezza diffusa che molte delle innovazioni necessarie vengono già praticate nel sistema. Occorre imparare dall’esperienza passata per rinnovarla.

Come sostiene Simola (2005): "il sistema di welfare finlandese risulta essere il prodotto di conflitti storici: da una parte industriale e individualista, dall’altra agricolo e collettivista". Anche in educazione le politiche hanno visto un’accelerazione parallela ai processi storici e sociologici: l’istruzione diventa obbligatoria nel 1921, il sistema di educazione comprensiva viene istituzionalizzato negli anni settanta, quando viene messa in atto anche una forte politica di formazione degli insegnanti che devono seguire corsi universitari per poter insegnare nella scuola primaria. Nello scorso decennio, si è rilevato che un sempre più alto numero di insegnanti possiede un dottorato di ricerca in scienze educative. Westbury et al. (2005) evidenziano che preparare gli insegnanti per una professione, che fosse basata sull’attività di ricerca, ha rappresentato un’idea centrale nello sviluppo della formazione degli insegnanti in Finlandia.

Lì dove insegnare è un privilegio. E tutti lo riconoscono

Gli insegnanti, poi, godono di un’alta considerazione sociale nel Paese. La carriera dell’insegnante viene vista come una delle più popolari tra i giovani che accedono al sistema universitario.

Le decisioni politiche in campo educativo vengono prese in modo collettivo, coinvolgendo tutti i soggetti interessati: il sindacato degli insegnanti viene ascoltato ed ha impedito di intraprendere azioni orientate alla gestione manageriale delle scuole.

La fiducia, il consenso sociale verso gli insegnanti fa sì che le famiglie affidino i propri figli alla scuola, dove gli allievi trascorrono la maggior parte della giornata, svolgendo attività che non si limitano allo svolgimento delle lezioni, ma si estendono all’esperienza ed alle interazioni cognitive e sociali. Le scuole vengono sostenute anche perché i loro sistemi prevedono servizi dedicati alla cura dell’alimentazione, della salute, dell’equilibrio psicologico e dell’orientamento. A testimonianza del fatto che durante il periodo scolastico le attività extracurriculari vengono tenute in grande considerazione, si può dire che, non a caso, la Finlandia prepara il più alto numero di musicisti e direttori d’orchestra al mondo.

La scuola non cresce senza soluzioni strutturali

Non ci può essere crescita, infatti, se non si offrono soluzioni strutturali che si dimostrino stabili e consolidate nel tempo. Il sistema educativo finlandese si presenta, come sostiene Simola (2005), fortemente conservatore e presenta vari punti di contatto con la scuola di Vittorino da Feltre e la formazione umanistica dell’uomo.

Innanzitutto, il principio dell’equità che vede Vittorino promotore di una scuola, la Gioiosa di Mantova, nata per educare principi e condottieri, ma aperta anche ai figli di poveri plebei e che non distingue tra gli uni e gli altri nella libera disciplina della didattica.

La rivoluzione operata da Vittorino nella Gioiosa rappresenta uno stravolgimento epocale che, allorché se ne ritrovino le tracce nel sistema di istruzione finlandese, conferma l’importanza di riferirsi alla tradizione per adattarla alle situazioni di contesto, favorendo quella che è vera innovazione.

L'insegnamento di Vittorino da Feltre

L’insegnamento di Vittorino che accoglie gli allievi in una casa, dove tutte le attività sono frutto di un disegno educativo ben delineato, è mirato, "prima di tutto a restituire ai discepoli il possesso della propria espressione linguistica, e insieme, attraverso quella, la coscienza dell’eccezionale valore di un’effettiva comprensione di se stessi e della propria opera, maturata nel lungo confronto con i capisaldi della tradizione classica, latina e greca" (Vasoli, 1987). Tale affermazione di Vasoli sintetizza il programma educativo di Vittorino e ci consente di comprendere come oggi spesso si perda di vista il compito primario della scuola, ovvero quello di formare delle personalità compiute nella libertà di uno studio che era nel contempo anche gioco e che doveva contribuire a formarli nella "totalità dei loro interessi, capacità e attese future".

Coltivare la conoscenza e il confronto

L’attenzione che si rileva in questo senso nella scuola finlandese allo sviluppo delle personalità, prestando grande attenzione alle attitudini degli allievi si ritrova facilmente nella didattica di Vittorino, che svolge le sue lezioni nel culto di una sapientia non fine a se stessa ma contestualizzata e operativa nel continuo confronto tra maestro e discepolo.

Vasoli ci ricorda che non solo la Gioiosa fu scuola dove gli esercizi fisici ebbero largo luogo nella pratica dell’insegnamento, che uno stretto principio egualitario regolò la disciplina e il modo di vivere di tutti gli alunni e che "l’educatore feltrino seppe imporre una norma di austerità e giusta frugalità, liquidando rapidamente le abitudini fastose, l’indisciplina e la smodatezza che erano riflessi di una società fondata sul privilegio e l’arbitrio", ma evidenzia come Vittorino si preoccupi di operare un cambiamento che consentisse alle generazioni future di interpretare la realtà in modo nuovo e soprattutto che tale cambiamento non poteva essere operato se non coinvolgendo strati diversi della popolazione.

L'esempio della Gioiosa

L’insegnamento della Gioiosa è non oppressivo ed è fondato sulla buona disposizione ad apprendere dell’allievo ma soprattutto non riguarda solo le arti letterarie ma anche quelle scientifiche. Nel 1423 Gianfrancesco Gonzaga, signore di Mantova, affida a Vittorino l’edificio della Gioiosa perché qui il maestro si dedichi all’educazione dei suoi figli. Vittorino accetta l’incarico e crea il suo progetto educativo, che vede nell’ambiente in cui si realizza l’educazione un fattore determinante.

Nella Gioiosa ogni elemento è in armonia con i suoi obiettivi educativi, si tratti dell’area "campestre dove conduceva gli allievi a ritemprare le forze in alcuni periodi dell’anno, si tratti della necessità di effettuare attività all’aria aperta, si tratti dei giochi nei quali gli allievi si dovevano addestrare, del vitto o delle ore di sonno o di riposo dell’equilibrio tra le varie attività della giornata". Si pensi poi all’incontro tra persone di estrazione diversa che Vittorino facilita, facendo convivere gli allievi nella Gioiosa che "qui vivono per la medesima dignità loro riconosciuta, che è dignità  fondata sulla virtù e anzitutto sulla sincerità e schiettezza dell’animo" (Flores D’Arcais, 1987).

I punti di contatto con la realtà finlandese, come si vede, sono molti, in particolare se si pensa che in Finlandia non esistono scuole private e gli allievi frequentano tutti scuole comprensive che presentano programmi ed attività del tutto omogenee sull’intero territorio nazionale.

Se il rapporto OCSE-PISA 2017 evidenzia elementi di positività che favoriscono lo sviluppo e il benessere, laddove i principi di Vittorino sono stati acquisiti e integrati nella cultura di fondo, perché proprio in Italia, dove Vittorino li ha promossi e diffusi, vengono rinnegati a danno delle nostre nuove generazioni?

 

Per approfondire:

  • Flores D’Arcais G. (1987), “Vittorino da Feltre : La pedagogia come autobiografia” in Vittorino da Feltre e la sua scuola, a cura di N. Giannetto, Leo S. Olschki: Firenze, p.42.
  • Jussila & Saari (2000) Teacher education as a future-molding factor: international evaluation of teacher education in Finnish universities, Helsinki, Higher Education Evaluation Council.
  • Vasoli C. (1987), “Vittorino da Feltre e la Formazione Umanistica dell’Uomo”, in Vittorino da Feltre e la sua scuola, a cura di N. Giannetto, Leo S. Olschki: Firenze, p. 15.
  • Vertecchi B. (2010), “La riforma che serve”, Tuttoscuola, XXXVI, 507, 2010, pp. 22-23.
  • Westbury et al. (2005), “Teacher education for research-based practice in expanded roles: Finland’s experience”, in Scandinavian Journal of Educational research, 49(5), 475-485.
  • Sahlberg, P. 2007. Education policies for raising student learning: The Finnish approach. Journal of Education Policy, 22(2), 173-197
  • PISA 2015 Results (Volume III), Students' Well-Being

20 aprile 2017 ©