STAZIONE FUTURO

La lezione che arriva dai due spioni: investire in cybersecurity

Direttore di AGI

La vicenda dei fratelli Occhionero che avrebbero spiato ventimila italiani è seria ma forse non grave. Nel senso che nell’enfasi dei due arresti molti si sono fatti prendere la mano (qui Paolo Attivissimo lo spiega bene). Infatti dalla lettura dell’ordinanza emerge per esempio che tutto inizia dall’invio di una email con un virus ad un dirigente dell’Enav, l’ente che controlla il traffico aereo; ma il dirigente se ne accorse subito denunciando la cosa senza che i dati dell’Enav, e quindi la nostra sicurezza, finissero in mani sbagliate.

Ed emerge che gli spioni avevano sì la password di 1793 persone, che non sono poche, ma non sono le ventimila di cui si è parlato. Anzi le 18 mila 327 presenti nell’archivio degli Occhionero. E soprattutto nell’archivio c’erano sì le email di Matteo Renzi, Mario Draghi e Mario Monti, per citare i più noti. Ma di costoro, come spiega Matteo Flora, gli spioni non avevano le password. Che vuol dire? Che insomma, ci hanno provato, in qualche caso più e più volte, a infettare le email del presidente del consiglio e del capo della Banca centrale europea, usando un virus attraverso il quale prendere il controllo dell’account. Ci hanno provato ma non ci sono riusciti. O meglio, alla stato non risulta che ci siano riusciti. Non perché la sicurezza abbia funzionato, probabilmente, ma soltanto perché i destinatari dei messaggi sono stati abbastanza accorti da non cliccare sull’allegato di quel messaggio che sembrava innocuo e invece poteva essere letale. (è in corso una rogatoria internazionale per sequestrare i server degli Occchionero negli Stati Uniti. Solo una volta esaminati i dati conservati sui server sarà probabilmente possibile fare completa luce sulla vicenda...). 

Se le cose stanno così diventa meno arbitraria la scelta del capo della polizia postale di non informare i suoi vertici dell’indagine in corso, scelta per la quale è stato immediatamente cacciato. Perché vista con le giuste proporzioni questa è soltanto la storia di un massone spregiudicato che con l’aiuto della sorella mette su un sistema rudimentale per spiare alcuni studi legali, alcuni parlamentari e i suoi fratelli di loggia. Un affarista. Eppure la vicenda resta seria e può diventare utile se servirà a farci prendere consapevolezza dell’importanza, della centralità della cybersecurity. Delle sicurezza digitale. Non è un tema da specialisti, come dimostrano le vicende che hanno portato Trump alla Casa Bianca con il sostegno di qualche hacker russo. E’ lo snodo da cui passano la nostra libertà e la nostra sicurezza. Che non possono essere violate dal primo Occhionero che passa.

 

11 gennaio 2017 ©