Pubblici Misteri

I casi Lotti-Minzolini e le presunte ingerenze della magistratura

I casi del ministro dello Sport Luigi Lotti e quello del senatore di Forza Italia Augusto Minzolini infuocano il Parlamento. C'era chi chiedeva la sfiducia del braccio destro di Renzi e chi invece voleva l'applicazione della legge Severino per far decadere il parlamentare forzista. Nulla di tutto ciò è accaduto e il M5s, firmatario della mozione di sfiducia per Lotti, ha subito gridato al "voto di scambio" suscitando la dura reazione del Pd. 

Il ruolo della magistratura

Ma alla base di entrambi i casi c'è sempre il ruolo svolto dalla magistratura: nel primo (Lotti) raggiunto da un avviso di garanzia per violazione del segreto d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti Consip; nel secondo, una sentenza definitiva di condanna per peculato per l'ex direttore del Tg1.
Non sto a giudicare chi ha ragione e chi ha torto, non mi schiero tra colpevolisti-giustizialisti e innocentisti-garantisti. Mi preme invece sottolineare che, ancora una volta, la ragione dello scontro politico si aggancia, direttamente o indirettamente, al dibattito sulle presunte ingerenze della magistratura nella politica.

La terzietà dei giudici

Un tema bollente, che ha visto schieramenti politici contrapposti e, soprattutto, un'Associazione Nazionale Magistrati fare le barricate per difendere l'autonomia dei pm e la terzietà dei giudici. Un dibattito che ormai accompagna la politica dal 1993, ossia dall'inchiesta "mani pulite" che sancì la fine della Prima Repubblica. Sono passati oltre 26 anni da quella data, ma il problema resta lo stesso.
Io sono dell'opinione che l'autonomia della magistratura debba essere difesa a oltranza, perchè altrimenti si rischierebbe un salto nel passato, quando, è solo un esempio, il Tribunale di Roma era stato ribattezzato il "porto delle nebbie" dove le inchieste sulla corruzione si inabissavano per riemergere quando i casi erano prescritti. 

Limpidi candidati e limpidi magistrati

 
E allora che si fa, si potrebbe obiettare, lasciamo tutto il potere ai giudici? No, la risposta è ovvia. Basterebbe candidare in Parlamento, nelle Regioni o nei Comuni, persone oneste, al di sopra di ogni sospetto e, soprattutto, non inclini a fare favori per conto terzi, che tramutato nel codice penale si tratta di "Abuso d'ufficio". Ma a quanto pare, visto le numerose inchieste e arresti che si registrano soprattutto nelle amministrazioni locali, non è un'operazione facile da attuare. 
Poi c'è sicuramente il rovescio della medaglia: il magistrato deve essere una persona limpida quanto il bravo politico o il perfetto amministratore pubblico. Deve essere consapevole che, quando esercita la sua funzione di pubblico ministero o di giudice, ha di fronte le sorti di un Governo, di una giunta regionale o comunale. Quindi, quando prende una decisione (un provvedimento giudiziario), deve essere sicuro di quanto sta facendo e stringere al massimo i tempi delle indagini per punire o prosciogliere le persone finite sotto inchiesta. Se poi un magistrato decide di darsi alla politica, prima dovrebbe lasciare definitivamente la toga, non può prendersi l'aspettativa e poi, finito il mandato, riprendere il ruolo che aveva lasciato, sarebbe incompatibile e lasciare spazio ad accuse (vere o false) di faziosità. 

17 marzo 2017 ©