Digitale

Trovare lavoro a Scampia grazie ad un computer. Un esperimento riuscito, il nostro

Presidente Informatici Senza Frontiere

A Scampia siamo un po’ di casa. Abbiamo iniziato alcuni anni fa aprendo un’aula di informatica per i bambini delle elementari. Forse di informatica facciamo ancora poco, facciamo per lo più giocare e, usando i computer, iniziamo a insegnare l’uso della tecnologia: con la tastiera, con il  video e il mouse.

Se devo dirla tutta poi in realtà facciamo una sola cosa: teniamo lontani dalla strada quei venti, trenta bambini che al pomeriggio, dopo la scuola, non hanno  niente di meglio da fare. E devo dire che lo facciamo piuttosto bene, giudicando il modo in cui qualcuno, che è abituato a sfruttare quel contesto di disagio, ha accolto il nostro primo arrivo, tagliando tutte le gomme della nostre auto.

Non ci siamo però arresi e, accanto ai corsi per bambini, abbiamo deciso di lavorare anche con i ragazzi più grandi fornendo loro delle competenze “preziose”. In particolare  ci siamo rivolti a quei ragazzi, che, pur avendo conseguito un diploma, non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro. Difficoltà già notevole oggi per i giovani del nord, potete immaginare come sia per i ragazzi del sud e, per di più, per quelli che vivono in un quartiere di degrado come Scampia. Consci delle difficoltà questa volta non siamo partiti soltanto con la voglia di fare, come spesso succede,  ma abbiamo pianificato il nostro progetto con attenzione e cura.

Anzitutto abbiamo esaminato e selezionato i candidati che, a nostro avviso, sembravano più bravi e motivati, ma non solo. Abbiamo presentato il nostro progetto agli istituti superiori del quartiere, in modo da selezionare gli studenti più meritevoli che non volevano (o non potevano) proseguire gli studi oltre il diploma. Poi abbiamo trovato un partner industriale di prestigio (SAP) che si affiancasse a noi per un insegnamento mirato  verso le competenze più richieste dal mercato. Abbiamo coinvolto Confindustria e le aziende locali chiedendo loro di ospitare i ragazzi più meritevoli in stage di formazione. 

Infine abbiamo volutamente chiesto ai ragazzi di pagare, di tasca propria,  il costo del solo esame di certificazione fatto presso un ente riconosciuto.

A gennaio il primo corso si è concluso nella soddisfazione generale: dieci ragazzi hanno conseguito il brevetto, alcuni di questi stanno facendo lo stage presso le aziende e cinque hanno trovato lavoro; un risultato che premia le loro capacità e che dà a noi la gioia e la forza per impegnarci ancora di più a migliorare quello che, con un po’ di fatica e con molto entusiasmo, come volontari stiamo facendo.


11 aprile 2017 ©