Bruxelles

In Europa il PD la scissione l'ha già fatta

Giornalista

Tra manovre pre-congressuali e vecchi rigurgiti protezionisti della sinistra, i deputati europei del Partito Democratico si sono spaccati sul Ceta, l'accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada approvato dall'Europarlamento con 408 voti a favore, 254 contrari e 33 astensioni. Il gruppo dei Socialisti&Democratici, che ufficialmente sosteneva il patto di libero scambio, si è diviso: su 191 membri, 66 hanno bocciato il patto di libero scambio e 13 si sono astenuti.

 

Tra i socialisti europei prevalgono le politiche nazionali

E' il sintomo che la famiglia del socialismo europeo non ha ancora trovato una visione comune su capitalismo, globalizzazione e libero mercato. Il fatto che il Partito Socialista francese, che subisce la concorrenza nelle urne dell'estrema sinistra del Front de Gauche e dell'estrema destra del Front National, e i socialisti francofoni belgi, sfidato nei sondaggi dal Partito dei lavoratori del Belgio, abbiamo votato compatti contro l'accordo con il Canada del “liberal” Justin Trudeau dimostra che in molti casi prevalgono ancora i piccoli calcoli della politica interna. Nel caso del Pd, il calcolo della fronda anti-Ceta rischia di essere ancor più piccolo: a livello di leader di partito.

La conta: 8 votano contro il partito, 13 a favore

Il governo di Matteo Renzi prima, e quello di Paolo Gentiloni poi, hanno condotto una tenace campagna in Europa a favore del Ceta, oltre che del Ttip, l'accordo di libero scambio tra Ue e Stati Uniti che è stato congelato dopo l'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Eppure solo 13 deputati della delegazione del Pd hanno votato a favore, mentre 8 si sono schierati contro. Scorrendo l'elenco dei nomi dei frondisti, difficilmente si può sfuggire all'impressione che il conflitto in corso a Roma sul Congresso e la segreteria sia estraneo alle scelte di molti di loro.

Chi sono gli anti-Ceta e chi si è sfilato:

Gli anti-Ceta sono:

  • Brando Benifei,
  • Renata Briano,
  • Nicola Caputo,
  • Caterina Chinnici,
  • Andrea Cozzolino,
  • Michela Giuffrida,
  • Antonio Panzeri e
  • Daniele Viotti

Mentre Elena Gentile si è astenuta. Alcuni di loro non escludono di partecipare alla scissione del Pd. Altri da tempo esprimono il loro dissenso per la linea troppo centrista e liberale di Renzi. Sergio Cofferati e Elly Schlein, anche loro contrari al Ceta, hanno abbandonato la delegazione del Pd mesi fa. Tra i favorevoli, invece, ci sono renziani come:

  • Simona Bonafé,
  • Nicola Danti,
  • Roverto Gualtieri o

Gianni Pittella. A votare “sì” al Ceta sono stati anche:

  • Goffredo Bettini,
  • Silvia Costa,
  • Isabella De Monte,
  • Cecile Kyenge,
  • Luigi Morgano,
  • Pina Picierno,
  • Patrizia Toia,
  • Flavio Zanonato e
  • Damiano Zoffoli.

Mercedes Bresso, Paolo de Castro, Enrico Gasbarra, Alessia Mosca e Massimo Paolucci non erano presenti al momento del voto.

Eppure i sostenitori dicono che il Ceta "è un accordo per la gente"

L'accordo commerciale con il Canada è tutto ciò che una sinistra moderna e responsabile dovrebbe incarnare nell'era dell'America First di Trump e del populismo post-verità di estrema destra ed estrema sinistra in Europa. Secondo il ministro canadese del Commercio, François-Philippe Champagne, il Ceta è “un accordo per la gente”, il patto commerciale “più progressista mai realizzato al mondo”. A trarne beneficio saranno “esportatori, importatori, ma soprattutto consumatori” che “avranno più scelta e costi più bassi per prodotti e servizi”. Secondo Champagne, il Ceta rappresenta lo “standard aureo” su requisiti ambientali, sanitari e sociali.

L'antidoto al ritorno al protezionismo di Trump:

Nel momento in cui gli Stati Uniti sembrano imboccare la strada del protezionismo, con il Ceta Canada e Ue possono promuovere “un'agenda commerciale che mette i lavoratori e i consumatori al primo posto”, ha detto Champagne. “Più commercio significa più crescita e più crescita significa più posti di lavoro”. E così la pensa la commissaria al commercio, Cecilia Malmstrom, che lungi dall'essere ostaggio delle multinazionali è una liberale svedese attenta ai diritti di lavoratori e cittadini. Il Ceta è “people first”, ha spiegato Champagne parafrasando lo slogan “America First” di Trump.

Il fronte del no, dalla sinistra di Syriza alla destra di Salvini-Le Pen

Ciò che sottovalutano i frondisti del Pd è quanto le scelte strumentali di un giorno sul Ceta possano avere un impatto sul futuro dell'Italia e dell'Ue. Nel voto all'Europarlamento, si è formata una “strana coalizione” anti-libero scambio formata dall'estrema destra di Marine Le Pen e Matteo Salvini, dagli euroscettici di Nigel Farage e Beppe Grillo, dai Verdi, dai comunisti, dall'estrema sinistra stile Syriza e Podemos, e da più di un terzo del gruppo dei Socialisti&Democratici. Come mi ha detto alcune settimane fa il sottosegretario agli Esteri, Benedetto della Vedova, i vecchi “clivage” della politica si stanno ridisegnando: non più destra e sinistra sull'economia e il welfare, ma pro e contro l'Europa e l'apertura a livello internazionale.

Così si legittima solo il consenso dei populismi in Europa

Ma fino a quando la mappa della politica europea non si sarà ridisegnata, le strumentalizzazioni del Ceta per fini di politica interna hanno un solo effetto: legittimare i populisti e alimentare il loro consenso. Come spiega una fonte, “a forza di dire che l'Europa e il Ceta fanno schifo, alla fine Le Pen, Salvini e Grillo stanno fermi e ringraziano”. Vale per Renzi, ma forse ancor di più per gli anti-Renzi.

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16 febbraio 2017 ©