Storico

DONNE KAMIKAZE E ISLAM,
UCCIDERE PER EMANCIPARSI

02/04/2010 16:00

Sono state due donne a compiere gli attentati che, lunedi' 29 marzo, hanno ucciso 38 persone nella metropolitana di Mosca. Il fenomeno delle cosiddette "vedove nere" cecene non e' nuovo. Tra i terroristi che, nel 2002, sequestrarono 700 persone al teatro Dubrovka di Mosca vi erano diciannove donne. Nel 2004, tra i responsabili del massacro di 344 persone (tra cui 186 bambini) nella scuola di Beslan, nella repubblica russa dell'Ossezia, vi erano anche due "vedove nere" di Allah. Le cecene considerano spesso un dovere vendicare i mariti, i fratelli e i figli morti in guerra. Ma la vendetta spiega solo in parte il fenomeno. Anzi, l'idea che le "vedove nere" si "immolino nel sacrificio" per vendicare la violenza delle formazioni militari e paramilitari russe fa parte della retorica cecena, che punta a trasformare le terroriste in eroine romantiche. Molto spesso, la strada del terrorismo e' invece un sentiero obbligato, per esempio per donne che sono state stuprate, e che non hanno altro modo di riguadagnare il proprio onore in una societa' estremamente conservatrice come quella cecena. Il coinvolgimento delle donne nel terrorismo islamico non e' limitato alla Cecenia. La brutalita' delle tecniche di reclutamento e' messa in luce dal caso della cinquantaduenne irachena Samira Ahmed Jassim, arrestata in Iraq lo scorso anno. Samira Jassim e' stata accusata di aver reclutato piu' di ottanta attentatrici suicide, che prima erano state stuprate dai stuprate dai loro complici. Dopo lo stupro, Samira Jassim comunicava alle donne che l'unico modo per evitare la vergogna e salvare il proprio onore era di scegliere il jihad. Temendo di essere comunque uccise per aver infamato il nome della propria famiglia, le donne sceglievano quindi di trasformarsi in bombe umane. Delle sue reclute, almeno 28 donne hanno portato a termine attentati suicidi in diverse aree dell'Iraq. Grazie al suo ruolo, Samira Jassim era diventata famosa come Umm al-Mu'minin, la madre dei credenti. In Iraq e in altri contesti le donne sono considerate le bombe umane ideali. I pesanti e larghi abiti tradizionali consentono alle potenziali attentatrici di nascondere meglio l'esplosivo. Inoltre, i soldati ai posti di blocco non perquisiscono le donne. Uno dei piu' feroci e recenti attentati in Iraq e' stato compiuto da una donna: un'attentatrice suicida ha ucciso, lo scorso febbraio, almeno quarantuno persone che partecipavano a un pellegrinaggio sciita diretto alla citta' santa di Karbala. Le donne hanno un'influenza sempre piu' evidente nella fase di progettazione e realizzazione degli attentati, oltre che nel propagandare il jihad e reclutare i terroristi. Il loro ruolo nel terrorismo islamico e' sempre piu' manifesto anche in occidente. Le autorita' americane hanno recentemente diffuso la notizia dell'arresto della quarantaseienne Colleen La Rose, nota come Jihad Jane. La donna, bionda e dagli occhi chiari, si considerava insospettabile. E' accusata di aver non solo propagandato il terrorismo su internet, ma di essere stata direttamente impegnata nel reclutamento dei terroristi.Il fenomeno e' tutt'altro che nuovo. Il primo caso registrato di una donna coinvolta nelle cosiddette "operazioni martirio" e' quello di Sana Mekhaidali, che nel 1985, in Libano, si fece esplodere contro un convoglio dell'esercito israeliano, uccidendo cinque soldati. Da allora, gli attentati suicidi portati a termine da donne sono stati numerosissimi, dallo Sri Lanka alla Turchia, dalla Cecenia al Pakistan. Secondo uno studio dell'Universita' di Tel Aviv intitolato "Female Suicide Bombers. Dying for Equality?", le donne che si sono trasformate in bombe umane dal 1985 al 2006 sarebbero state piu' di 220. Non vi sono statistiche per gli ultimi anni, ma gli studiosi ritengono che il fenomeno sia in crescita. Il "diritto" delle donne di farsi esplodere come bombe umane e' stato sanzionato da Yusuf al Qaradawi, uno dei piu' celebri e controversi esponenti dell'Islam sunnita. Al Qaradawi, che conduce su Al Jazeera il popolarissimo programma televisivo "Al Shariah wa al Hayat" (La shari'a e la vita), ha emesso nel 2006 una fatwa (parere giuridico) in cui afferma il diritto delle donne musulmane "a partecipare e svolgere il proprio ruolo nel jihad e raggiungere il martirio" in Palestina. Al Qaradawi ha anche riconosciuto che le donne sono talvolta in grado di fare cio' che gli uomini non possono, alludendo al fatto che per le donne e' piu' facile nascondere gli esplosivi e passare inosservate. Nella sua fatwa, Al Qaradawi afferma inoltre che, dal momento che le "operazioni martirio (termine con cui si indicano gli attentati suicidi) sono la piu' grande forma di jihad nella causa di Allah", le donne sono autorizzate, nel portare a termine gli attentati, a disobbedire al marito, a viaggiare da sole anche in treno e in aereo (senza un uomo che le accompagni) e a non indossare l'hijab (il velo). Insomma, trasformarsi in bombe umane viene considerata un'azione talmente meritoria da sollevare le donne dagli obblighi che, normalmente, incomberebbero su di loro. Paradossalmente, il terrorismo suicida viene proposto come una sorta di emancipazione delle donne. Il giornale islamista Al Sha'b commentava cosi' un attentato terroristico condotto da una donna: "E' una donna che vi ha insegnato oggi una lezione di eroismo, che vi ha insegnato il significato del jihad; e' una donna che ha scritto con lettere di fuoco la guerra di un santo sacrificio, che ha portato il panico nel cuore dell'entita' nemica. E' una donna che vi mostra oggi, donne islamiche, il significato della vera liberta', con il quale gli attivisti per i diritti delle donne vi hanno tentate… E' una donna che ha dimostrato oggi che il significato della liberazione delle donne consiste nel liberare il proprio corpo dalle sofferenze di questo mondo, e di accettare la morte con un forte e coraggioso abbraccio." Il cuore dell'argomento e' che l'emancipazione delle donne secondo il modello occidentale e' illusorio: la vera liberazione delle donne consiste nel seguire la via del jihad. Questo indottrinamento ha molto successo in luoghi come la Cecenia o Gaza, nei quali i "martiri" vengono celebrati come eroi popolari e l'"arte della morte" (in arabo, fann al maut) e' esaltata e glorificata. In contesti fortemente conservatori in cui alle donne e' negato quasi tutto, l'unico modo che viene proposto per la loro emancipazione e' dare la morte a se stesse e agli altri.

Aprile 2010