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Cina: "no fly zone" nei bagni pubblici Pechino, massimo 2 mosche

Cina  no fly zone  nei bagni pubblici Pechino  massimo 2 mosche
14:15 24 MAG 2012

Pechino dichiara una 'no-fly zone' anti-insetti nei bagni della capitale: d'ora in poi nelle toilette del Dragone potranno volare al massimo due mosche. Lo stabilisce una legge approvata all'inizio di questa settimana dal governo della municipalita'. Lo scopo e' quello di migliorare gli standard di pulizia dei servizi igienici e renderli conformi a quelli richiesti alla seconda potenza economica al mondo. La notizia, riferisce AgiChina24, e' gia' rimbalzata sul web, dove non mancano le polemiche ma anche le battute ironiche. A Nanchang, nel sud della Cina, dove un regolamento simile fissa il limite a tre mosche, i cittadini si domandano se il governo consideri la metropoli una citta' di serie B.

    Vuoi sapere qual e' il livello culturale di una citta'? Conta le mosche!" scrive con tono sarcastico un utente su Weibo, il Twitter cinese. "Ieri in una toilette di un supermercato nel quartiere di Chaoyang ho visto volare solo una mosca. Non hanno rispettato il regolamento" scherza con un giornalista del quotidiano cinese in lingua inglese Global Times Xu Xiutang, che lavora come donna delle pulizie. "Davvero c'e' un limite?  Nessuno mi ha informato della legge ne' mi sono stati consegnati scorte di spray. Ci sara' molto da lavorare nei parchi e nei siti turistici", prosegue la donna.

    Il regolamento, riferisce il Beijing Daily, non e' nuovo ai cittadini cinesi; gia' una legge nazionale del 1998 consentiva a un massimo di 5 mosche di sorvolare i servizi igienici. Di nuovo nella normativa di Pechino c'e' che "i rifiuti non possono restare per piu' di trenta minuti". Sotto controllo anche gli odori con i nuovi standard per ammoniaca e solfuro di idrogeno, due gas presenti nelle fognature.

    Ma la 'guerra' alle mosche - insieme a topi, passeri e zanzare, i "4 pericoli" - e', in realta', di ben piu' lunga data: gia' nel 1957 Mao Zedong li defini' "un problema d'igiene di civilta'", lanciando una "campagna per la salute" che si concentro' in un primo momento contro i passeri. In quasi tutto il Paese (soprattutto nelle citta'), la mobilitazione fu totale. Nella capitale, secondo quelle che erano le istruzioni, dal 18 al 20 maggio donne e uomini di tutte le eta', uniti nella lotta, scesero in strada utilizzando ogni mezzo - dal veleno ai fucili - per uccidere gli uccelli: esplosioni, colpi, avvelenamenti. In un solo giorno il numero totale delle 'vittime' fu di 83.200.

    La carenza di passeri segno' pero' l'incremento degli insetti. Ancora piu' incisiva fu la campagna contro i ratti che venne lanciata poco dopo. A spronare i cinesi una somma di denaro destinata a tutti coloro che avrebbero consegnato le code di topo. Il record fu battuto da una signora dell'Anhui che in un anno consegno' alle autorita' 2.600 code di topi. Tuttavia, ingolositi dalla ricompensa, molti iniziarono ad allevare topi per rivenderli ai funzionari segnando la fine della campagna.

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