CANOVA A FORLI', CONFRONTO CON LA STORIA
12:58 08 FEB 2007
"Canova. L'ideale classico tra scultura e pittura", dal 25 gennaio nei Musei di San Domenico a Forli' si apre una mostra che si configura come la piu' impegnativa e completa esposizione sino ad oggi dedicata al maestro veneto (si potranno ammirare 160 opere), dopo quella di Venezia del 1992. Attraverso una serie di capolavori esemplari, l'esposizione forlivese, promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forli', curata da Antonio Paolucci, Fernando Mazzocca e Serge'j Androsov e con l'allestimento di Wilmotte e Alessandro Lucchi, ripercorre l'intera carriera del "moderno Fidia", ponendo per la prima volta a confronto le sue opere (marmi, gessi, bassorilievi, bozzetti, dipinti e disegni), oltre che con i modelli antichi cui si e' ispirato, anche con i dipinti di artisti a lui contemporanei con i quali si e' confrontato. Come il caso di Francesco Hayez, le cui danzatrici realizzate per la decorazione di Palazzo Reale a Venezia sono ispirate a quelle canoviane. Ma anche la sensuale Maddalena del 1825 che ripropone uno dei capolavori di Canova, la Maddalena penitente inviata dall'Ermitage. Da Canova al grande neoclassicismo internazionale, con un focus di partenza - Forli' - ben localizzato ma non locale. Una mostra che spazia dalla scultura alla pittura, proponendo anche alcuni, altissimi confronti con Raffaello e Tiziano, e altri capolavori di quel "classico" che fu fonte di ispirazione per molti artisti tra l'ultimo Settecento e il primo Ottocento. Gli addetti ai lavori probabilmente lo sanno, il pubblico verosimilmente no. Non e' noto che Forli', e con Forli' le Romagne, furono luoghi fondamentali per Canova e, in generale, per il neoclassico in pittura e scultura.
Per Forli', Canova creo' tre capolavori. Innanzitutto una versione di Ebe, una delle sue opere piu' popolari, realizzata tra il 1816 e il 1817 per la contessa Veronica Guarini. A precedere Ebe, nel 1814, fu la Danzatrice col dito al mento, destinata al banchiere Domenico Manzoni e andata dispersa dopo la morte del proprietario in un atroce fatto di sangue, il cui mistero rimane ancora insoluto. La vicenda verra' sublimata dallo stesso Canova nella bellissima Stele funeraria di Domenico Manzoni ancora conservata nella chiesa della Santissima Trinita'. Il confronto tra le due diverse versioni di Ebe, quella di Forli' e quella dove la figura e' rappresentata su una nuvola, appartenuta all'Imperatrice Giuseppina moglie di Napoleone, evidenzia come il grande scultore seppe trasporre nel marmo l'audace motivo della figura in volo. Per capire la nascita di questo capolavoro, la prima e la seconda Ebe sono collocate, scenograficamente, in sequenza con due capolavori della scultura antica: L'Arianna con la pantera, allora agli Uffizi e oggi al Museo Archeologico di Firenze, e la straordinaria Danzatrice di Tivoli, opera ellenistica cui Canova si e' ispirato. E ancora, in un accostamento mozzafiato, con il Mercurio volante di Giambologna, il capolavoro assoluto dello sculture cinquecentesco. Alle pareti le diverse rappresentazioni dipinte di Ebe, un tema prediletto dai maggiori pittori neoclassici stranieri (Reynolds, Romney, West, Hamilton, Vige'e Le Brun) e italiani (Lampi, Pellegrini, Landi), creano un fantastico gioco di rimandi tra la pittura e la scultura, in un esaltante gara fra la due arti in cui proprio la scultura, grazie al genio di Canova, risulta vittoriosa. Canova associava la bellezza eterna di Ebe, simbolo di una giovinezza ancora incontaminata, a quelle di altre divinita' come Amore e Psiche, capolavoro presente nella sezione successiva, accanto ad altri suoi capolavori opportunamente confrontati con le creazioni di pittori come Giani, Landi, Angelica Kauffmann, Hayez che si sono cimentati sugli stessi temi, negli stessi anni. Ancora la raffigurazione dinamica della figura che si muove nello spazio e' il motivo dominante della sezione dedicata alla Danzatrice, anch' essa appartenuta all'Imperatrice Giuseppina e ora all'Ermitage, confrontata con le magnifiche Danzatrici di Hayez e soprattutto con le figure danzanti presenti nelle grandi tempere, capolavori assoluti di Canova pittore, che finalmente restaurate rivelano per la prima volta non solo la loro commovente bellezza ma i segreti della loro tecnica davvero unica. Dopo questa ampia sezione dedicata alla musica e alla danza, dove compare anche la celebre Tersicore, la statua in movimento di Orfeo, concessa dall'Ermitage, introduce alla straordinaria sezione dedicata allo "Scultore filosofo". Ad essere qui indagato e' il Canova che ha saputo confrontarsi con il tema metafisico della morte, come nelle stele funerarie in marmo, ispirate a quelle attiche, messe a confronto con analoghe rappresentazioni in pittura e con i drammatici bassorilievi sulle ultime ore di Socrate.
La grandezza di Canova, gia' in vita celebrato come il piu' grande scultore di tutti i tempi per avere riportato nel mondo la perfezione della scultura greca, e' testimoniata da prestiti assolutamente eccezionali. Come i due colossali Pugilatori dei Musei Vaticani, ispirati ai due Dioscuri del Quirinale, su cui il giovane Canova si arrampico' tante volte per studiarli. O come la Venere Italica di Palazzo Pitti, la dea moderna tanto amata da Foscolo che la riteneva superiore a quella antica dei Medici. O ancora la Maddalena, capolavoro per il quale Canova trovo' ispirazione in Tiziano. Questo ultimo capolavoro e' considerato dai romantici la sua opera piu' bella e per questo divenne motivo di ispirazione per Hayez la cui Maddalena, che sara' accostata a quella di Tiziano e Canova, rivela nella sua sconvolgente sensualita' come, non uno scultore, ma il celebre pittore del Bacio possa considerarsi vero erede di Antonio Canova.
Considerato, tra la fine del Settecento e la prima meta' dell'Ottocento, l'artista maggiore del suo tempo e celebrato come il nuovo Fidia, per aver raggiunto e forse superato la perfezione degli antichi scultori greci, Antonio Canova seppe riscattarsi dalle umili origini ottenendo il rispetto e l'omaggio dai grandi della terra. Nato nel villaggio di Possagno (vicino a Treviso), dopo la morte del padre e il secondo matrimonio della madre, venne affidato bambino al nonno, uno scalpellino che gli insegno' la difficile arte della scultura. Ma ad accorgersi del suo genio fu il senatore della Repubblica di Venezia Giovanni Falier. Grazie a lui ebbe nel 1775 la prima commissione: le due statue in pietra dell' Orfeo e Euridice realizzate nel 1778, seguite dal gruppo ancora naturalistico di Dedalo e Icaro, esposto l'anno dopo con enorme successo alla fiera della Sensa in piazza San Marco. Il denaro guadagnato gli consenti', tra il 1779 e il 1781, un lungo e decisivo soggiorno a Roma per studiare Raffaello e le sculture antiche allora considerate il modello della bellezza ideale. Grazie alla protezione dell'ambasciatore veneto Girolamo Zulian, Canova iniziera', con il gruppo marmoreo ispirato all'antico, Teseo vincitore del Minotauro, una strepitosa carriera, consacrata dall'impegno dei due grandi monumenti funerari pontifici, quello di Clemente XIV per la basilica dei Santi Apostoli (nel 1787) e di Clemente XIII in San Pietro (nel 1792), dove si confrontava con Bernini. Stabilitosi definitivamente a Roma nel 1793, alternera', in un repertorio mitologico apprezzato dal collezionismo internazionale, dalle corti europee e dai membri della famiglia Bonaparte, le sculture di carattere grazioso come la serie degli Amorini, Venere e Adone, Amore e Psiche che si abbracciano, Amore e Psiche stanti, Ebe, a quelle del genere eroico come i due Pugilatori e il Perseo trionfante, collocato nel 1802 al posto dell'Apollo del Belvedere che era stato trasferito a Parigi. Qui lo scultore si reco' nell'autunno dello stesso anno per modellare il busto di Napoleone, poi rappresentato nel 1806, in una scultura colossale, come Marte pacificatore. Il Monumento funerario di Maria Cristina, struggente rappresentazione del tempo, della vita e della morte, collocato nella chiesa degli Agostiniani di Vienna nel 1805, e il successo delle sue opere, soprattutto della Maddalena penitente e della statua sedente della madre dell'imperatore al Salon di Parigi del 1808, segnano definitivamente la gloria di Canova. Quando Canova mori' fu a tutti chiaro che l'equiparazione con Raffaello era l'unica necessaria e che mai piu', sotto il cielo, sarebbe apparsa una incarnazione altrettanto alta della "bella natura".
"Canova. L'ideale classico tra scultura e pittura".
Forli', Musei San Domenico
25 gennaio - 21 giugno 2009
Mostra promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forli', curata da Antonio Paolucci, Fernando Mazzocca e Serge'j Androsov e con l'allestimento di Wilmotte e Alessandro Lucchi.
Orario di visita
Da martedi' a venerdi': 9,30 - 19,00
Sabato, domenica, giorni festivi, 13 aprile, 1 giugno: 9,30 - 20,00
La biglietteria chiude un'ora prima.
Lunedi' chiuso
Biglietti
Intero Euro 9
Ridotto Euro 6 per gruppi superiori alle 15 unita', minori di 18 e maggiori di 65 anni, titolari di apposite convenzioni, studenti universitari e residenti nella provincia di Forli'-Cesena.
Speciale Euro 4 per scolaresche (scuole primarie e secondarie).
Gratuito per bambini fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, diversamente abile e relativo accompagnatore, due accompagnatori per scolaresca, giornalisti con tesserino, guide turistiche con tesserino.
Catalogo: SILVANA EDITORIALE
PER INFORMAZIONI:
Mostra: tel. 199 199 111
Riservato gruppi e scuole (incluso visite e laboratori didattici):
tel. 02 43 35 35 25 - servizi@civita.it
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