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Appunti d'Arte

G8: IN MOSTRA I CAPOLAVORI SALVATI

G8: IN MOSTRA I CAPOLAVORI SALVATI

"L'Aquila bella mai non po' perire", e' la mostra che viene presentata presso la Caserma della Guardia di Finanza  di Coppito" da domani, 7 luglio, al 6 agosto 2009. Nasce sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana ed e' promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Protezione Civile e dal Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali in collaborazione con la Regione Abruzzo, il Comune dell'Aquila e la Provincia dell'Aquila e con la partecipazione dell'Universita' dell'Aquila, dell'Arcidiocesi Metropolita dell'Aquila, il Ministero dell'Interno, Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, Legambiente. L'esposizione, curata e organizzata da Alessandro Nicosia, Presidente di Comunicare Organizzando, si pregia della collaborazione di un prestigioso comitato scientifico. Commissario generale della mostra e' il Vice Commissario per i Beni Culturali per l'Emergenza Terremoto Ing. Luciano Marchetti. L'Aquila e il suo territorio piu' volte sono stati colpiti dalla forza distruttrice del sisma. Basti ricordare i terremoti del 1315, 1349, 1461, 1646 fino ad arrivare a quello terribile del 1703 e a quello violentissimo che scosse la Marsica nel 1915. Leggendo le cronache aquilane traspare quanti tesori d'arte, oltre alle vite umane, siano andati distrutti nei secoli e come cio' che resta oggi costituisca solo una piccola parte di un patrimonio storico-artistico ricco e variegato.
Non e' quindi un caso che si sia voluto dare come titolo a questa mostra la frase "L'Aquila bella mai non po' perire" da "Cantare" di Anonimo aquilano del XV secolo, canto XI ottava 36. Questa esposizione, infatti, vuole essere un segno ed un auspicio di rinascita per questo territorio cosi' terribilmente ferito ma anche un'occasione per conoscere e far conoscere una regione poco nota e le sue ricchezze. Attraverso quattro sezioni, la mostra presenta circa ottanta opere tra olii, tempere, sculture in legno, in pietra, in terracotta, documenti antichi, mappe, fotografie, pannelli, filmati, che testimoniano il percorso dell'arte aquilana, le sue peculiarita', i capolavori che sono rimasti intatti all'indomani del terremoto e alcuni esempi di opere d'arte che verranno restaurati "in diretta" sotto gli occhi del visitatore. Il cammino espositivo si conclude con una sezione dedicata alla "lista" dei 44 monumenti da salvare voluta dal Presidente del Consiglio. La mostra e' la prima a tenersi all'Aquila dopo il tragico sisma del 6 aprile 2009 e cade esattamente a sessant'anni dalla nascita del Museo Nazionale d'Abruzzo, sorto dalla fusione del Museo Civico e del Museo d'Arte Sacra dell'Aquila. La Citta' dell'Aquila e il suo territorio vantano un patrimonio storico-architettonico di chiese e di palazzi straordinario per numero e per pregio, per non dire del formidabile Castello Cinquecentesco, sede del Museo Nazionale d'Abruzzo. Le opere d'arte mobili (tavole, tele, sculture, oreficerie) custodite nel Museo Nazionale dell'Aquila, nelle chiese e nelle collezioni aquilane sono testimonianza dell'alto grado di civilta' di questa terra. La mostra ha pertanto la duplice finalita' di presentare al pubblico opere scampate al sisma e altre bisognose di restauro e, nel contempo, di promuovere una maggiore conoscenza di questo cospicuo patrimonio e dei grandi artisti, sia locali sia d'importazione, che lo hanno realizzato.
Il percorso dell'esposizione si articola in quattro sezioni. La prima sezione della mostra e' dedicata alla storia della citta' - densa di avvenimenti - e del suo territorio, illustrata da opere d'arte (ad esempio, la Croce di Nicola da Guardiagrele commissionata dal vescovo Amico Agnifili, figura centrale del Quattrocento aquilano), da documenti (come la Bolla del Perdono di Celestino V), da manoscritti (come un prezioso esemplare della Cronica di Buccio di Ranallo) e dalle opere a stampa di un'illustre tradizione editoriale e storiografica. La seconda sezione presentera' le opere recuperate nella loro integrita' dal Museo Nazionale d'Abruzzo, dalle chiese e dalle collezioni locali: capolavori che coprono un arco cronologico che va dalla fondazione della citta' (sec. XIII) alla fine dell'Ottocento, e che spaziano fra le diverse tecniche e tipologie (tempere su tavola, olii su tela, sculture lignee, in pietra e in terracotta, affreschi), significative sia per l'alto valore storico-artistico (solo per fare qualche esempio: il San Sebastiano di Silvestro dall'Aquila e la Madonna col Bambino e angeli di Saturnino Gatti, capolavori del Rinascimento aquilano) sia sotto il profilo devozionale (un esempio per tutti: la Madonna di Onna). La sezione si svolge secondo un percorso cronologico che, al tempo stesso, mette in evidenza alcuni nuclei tematici: per esempio, il tema medievale della Madonna in trono, che si evolve dalla severa versione della Madonna di Capitignano a quella piu' affettuosa della Madonna del Latte di Gentile da Rocca (1283). Larga diffusione ebbe nella seconda meta' del Quattrocento il tema della Madonna che adora il Bambino secondo lo schema iconografico e stilistico introdotto da Giovanni di Biasuccio e dal poco piu' giovane Silvestro di Giacomo, con i quali l'Aquila si apre al Rinascimento fiorentino: la fortuna del modello e' attestata dalla Madonna di Onna, cara alla devozione popolare, messa a confronto con l'interpretazione che dello stesso tema da' il 'Maestro dei polittici crivelleschi', pittore abruzzese di cultura veneto-adriatica operoso per i conventi francescani dell'Osservanza.
Dopo Giovanni di Biasuccio - di cui e' esposta la venerata Madonna col Bambino del Santuario di Santa Maria di Roio - e Silvestro dell'Aquila - di cui e' in mostra il giovanile capolavoro del San Sebastiano ligneo, ex voto per la peste del 1478 -, e' Saturnino Gatti - pittore e plasticatore - a occupare un posto d'onore fra l'ultimo quarto del Quattrocento e il primo ventennio del Cinquecento, mentre le opere di Francesco da Montereale e di Giovanni Antonio da Lucoli registrano in vario grado la penetrazione della "maniera moderna". Non mancarono all'Aquila le presenze straniere, documentate in questa sezione da Carl Ruther di Danzica che all'Aquila si fece monaco celestino (1672) e lavoro' per la Basilica di Collemaggio. Dopo tre tele settecentesche, che testimoniano la cospicua attivita' artistica all'Aquila dopo il terremoto del 1703, chiude la sezione l'enorme tela di Teofilo Patini, tra i piu' interessanti pittori del secondo Ottocento italiano, attento alle problematiche della gente della sua terra. La terza sezione consentira' ai visitatori di apprezzare l'eccellenza, riconosciuta in tutto il mondo, degli istituti italiani di restauro (l'ISCR di Roma e l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze), mostrando "a porte aperte" gli interventi condotti su un campione di opere estratte dal Museo Nazionale d'Abruzzo e dalle chiese danneggiate dal terremoto e la diversa natura delle misure di restauro adottate, calibrate sulla base delle diverse materie e tecniche, nonche' sul tipo di danno ricevuto. Fra le opere esposte in questa sezione, tratte in salvo dal Museo Nazionale e dalle chiese aquilane: la duecentesca Madonna lactans nota come Madonna "de Ambro", significativa delle strette relazioni fra lo Spoletino e l'Aquilano; la bella Madonna col Bambino in trono in legno policromato, tra i capolavori della scultura gotica centro-italiana; la Madonna col Bambino e il San Pietro Celestino, ambedue in pietra, testimonianze della "scuola" di Silvestro dall'Aquila; di Saturnino Gatti la stupenda Madonna col Bambino in terracotta dalla Basilica di Collemaggio; sempre in terracotta, la Madonna di Pietranico, significativa dell'ampia e duratura diffusione dei modelli aquilani di Silvestro e di Saturnino;
 la delicata tela della Madonna col Bambino e i Santi Francesco e Caterina d'Alessandria del belga Aert Mytens, attivo all'Aquila sullo scorcio del Cinquecento. La quarta sezione illustrera' i 45 monumenti dell'Aquila e del suo territorio inseriti dal Governo nella cosiddetta "lista di nozze" coll'auspicio che gli Stati e le fondazioni vogliano "adottarli". L'elenco dei Monumenti da salvare e' stato stilato sulla base di diversi criteri: l'entita' del danno; la rilevanza storico-architettonica e religiosa; il valore civico del monumento colpito (per esempio, il Palazzo e la Torre del Municipio; il Palazzo della Biblioteca Provinciale; Palazzo Carli, sede del Rettorato dell'Universita' dell'Aquila), in vista della pronta ripresa della vita cittadina; la possibilita' di sperimentare nuove modalita' d'intervento nella soluzione di casi di particolare difficolta', come la cupola della chiesa del Suffragio ormai simbolo della citta' martoriata dal terremoto del 6 aprile 2009. Intorno ai due maggiori poli religiosi intra moenia - il complesso della Cattedrale con la storica Piazza del Mercato e la piu' tarda Basilica di San Bernardino da Siena eretta per ospitare le spoglie del predicatore senese morto all'Aquila (1444) - si distribuiscono le chiese della citta', le cui facciate piu' antiche, a terminazione orizzontale, costituiscono il tratto distintivo dell'immagine dell'Aquila a partire dalla Basilica di Collemaggio - dall'inconfondibile fronte a conci bianchi e rosa - e dalle chiese capo-quarto di Santa Giusta, San Pietro di Coppito, Santa Maria di Paganica, San Marciano.

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