ROMA RISCOPRE
GUGLIELMI, UN GRANDE
DEL SETTECENTO
12:58 08 FEB 2007
Roma rende omaggio a «Gregorio Guglielmi, pittore romano del Settecento», il grande artista, a lungo dimenticato, che viceversa in vita ebbe onori internazionali.
Gregorio Guglielmi fu uno degli artisti più richiesti e apprezzati del suo periodo: lavorò per chiese come quella di Santa Maria in Vallicella a Roma e di San Michele Arcangelo a Caprarola, per residenze nobiliari, come Palazzo Corsini a via della Lungara, e per alcune delle corti europee più importanti del Settecento, da quella di Vienna, dove realizzò gli affreschi nella reggia di Schönbrunn, fino alla Russia di Caterina II.
L’esposizione, ospitata nei saloni dell’Ex convento di Sant’Agostino, oggi sede dell’Avvocatura Generale dello Stato che per l’occasione apre per la prima volta al pubblico, ripercorre la vicenda artistica e umana di un grande maestro, attraverso 20 capolavori provenienti dai musei e dalle collezioni di tutto il mondo.
Tra le opere presenti in mostra: la «Santa Caterina», imponente pala d’altare di oltre 6 metri, proveniente dalla chiesa di Santa Caterina a Praga; il grande affresco della «Moltiplicazione dei pani e dei pesci», conservato all’interno del salone vanvitelliano dell’Ex convento di Sant’Agostino e il bozzetto preparatorio per l’affresco, proprietà del Minneapolis Institute of Art. Ai lavori di Guglielmi sono accostate le opere di grandi maestri del passato, suoi contemporanei: Marco Benefial, Pierre Subleyras, Jean-François de Troy e Gaetano Lapis.
Organizzata nello stesso luogo in cui Guglielmi lavorò e realizzò il suo massimo capolavoro, l’affresco della «Moltiplicazione dei pani e dei pesci», l’esposizione ha rappresentato anche l’occasione per riportare alla luce dipinti inediti, come i due tondi ad affresco nella cappella del convento, e, allo stesso tempo, per mostrare, grazie ai restauri effettuati, le opere già note nel loro splendore originario. Con l’occasione è inoltre possibile visitare l’Ex convento di Sant’Agostino per la prima volta aperto al pubblico.
In occasione della mostra è stato realizzato un volume dedicato all’Ex convento di Sant’Agostino «La Chiesa, la Biblioteca Angelica, l’Avvocatura Generale dello Stato. Il Complesso di Sant’Agostino in Campo Marzio», edito dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato–Libreria dello Stato. L’opera racconta la storia dell’ordine degli Agostiniani, della chiesa e del convento dalla costruzione ai giorni nostri, della Biblioteca Angelica e dell'Avvocatura Generale dello Stato attraverso alcuni importanti contributi. Da sottolineare che proprio grazie alle ricerche effettuate durante la preparazione del volume il prof. Claudio Strinati ha avuto modo di riconoscere e attribuire al grande scultore fiorentino Andrea Sansovino un rilievo raffigurante la Madonna con il Bambino nascosto all'interno del convento.
Vienna 1761: centinaia i dignitari giunti da ogni parte dell’Impero, rimasero in estasi dinanzi alla Gloria di casa d’Asburgo. È il trionfo di Maria Teresa, dell’imperatrice “illuminata”. E, naturalmente, è anche il trionfo di quel pittore venuto dal lontano per merito di un suo connazionale, Pietro Metastasio, il dominatore indiscusso del melodramma e delle galanterie arcadiche.
Eppure, 12 anni dopo, a San Pietroburgo, nel 1773 insieme a lui, in una morte innaturale e misteriosa, se ne vanno i due soli amici fidati, la coppia di svedesi che l’aveva accompagnato da Berlino e poi lungo il tragitto verso l’Europa orientale. La porta si chiude sulla gelosia dei colleghi, forse spaventati dal suo eccessivo talento, ma anche sul riso dei cortigiani di Caterina di Russia, che pure tanto l’aveva voluto presso di sé e che invece nel giro di poche settimane gli aveva girato le spalle.
Il senso di Gregorio Guglielmi potrebbe in fondo giocarsi tutto qui, su questo confine – nella circostanza estremamente labile – che divide il trionfo dall’umiliazione, l’estasi dal tormento. In un’altalena di giudizi che nel 1795 troverà la sua temporanea sintesi critica nell’asciutto ma come al solito equilibrato rilievo di Luigi Lanzi: “Gregorio Guglielmi romano non è molto noto alla patria”.
Il percorso artistico di Gregorio Guglielmi aveva preso il via negli anni trenta. Le fonti di maggiore autorevolezza, in particolare Lione Pascoli, che di certo lo conosce personalmente, collocano il suo apprendistato nello studio di Francesco Trevisani. Si tratta di una scelta abbastanza logica. Nel secondo e terzo decennio del secolo, con il magnetismo del polo marattesco ormai in fase di graduale esaurimento, Trevisani (1656-1746) gode di fama vasta e consolidata. Formatosi nella natia Venezia nella bottega di Antonio Zanchi e trasferitosi a Roma nel 1678, Trevisani si era messo in luce già al termine del Seicento per la capacità di alleggerire e adattare il suo vigoroso tenebrismo ad esiti di grande preziosità. Un’ulteriore spinta verso il successo nel competitivo ambiente romano gli era poi giunta grazie al decisivo appoggio del cardinale Pietro Ottoboni, che anche in virtù delle comuni origini venete, l’aveva eletto suo protégé. Alla corte del porporato l’artista aveva messo a punto nei decenni successivi una maniera colta ed elegante, segnata da strette tangenze con l’estetica portata avanti in campo filosofico e letterario dall’Accademia d’Arcadia, che d’altronde vedeva proprio nell’Ottoboni il suo massimo fautore.
Guglielmi nei primi numeri del suo catalogo guarda con attenzione alla maniera del maestro. La cifra stilistica del pittore si evolve in occasione della prima grande commissione di rilievo, le due pale per la chiesa agostiniana di Santa Caterina a Praga, entrambe firmate e datate nel 1739.
Nel 1740 Guglielmi sigla e data la pala per la parrocchiale di San Michele Arcangelo a Caprarola, raffigurante l’Incredulità di San Tommaso (cat. 5). Indubbiamente l’opera conserva parecchi elementi di continuità con il passato ma inserisce anche importanti novità, così cospicue da potervi a buon diritto individuare uno spartiacque nel percorso dell’artista. A colpire sono soprattutto il raffreddamento della luce, che diviene addirittura livida, e la contestuale adozione di una paletta cromatica decisamente più chiara. Vengono cioè messi da parte l’atmosfera calda e avvolgente, la cromia accesa, specie negli incarnati dominata dal rosso, e quel modo di chiaroscurare attraverso l’impiego abbondante del nero che caratterizzavano finora la sua produzione. Ma quali sono i modelli di riferimento del pittore? E a cosa si deve questo cambio di rotta? È probabile che Guglielmi guardi verso l’ultima corrente francese, in particolare Jean-François de Troy e la sua Resurrezione per la chiesa dei Santi Andrea e Claudio dei Borgognoni, datata 1739: qui, infatti, troviamo proprio la stessa associazione di luce fredda, colori chiari e pennellata sinuosa che contraddistingue l’impresa per Caprarola. Quanto poi alle cause del cambiamento, nulla vieta di mettere in conto la crisi di un determinato coté artistico romano in significativa coincidenza con la morte del cardinale Ottoboni, nello stesso 1740. Una crisi di committenza ma anche di gusto, cui alcuni, come per esempio Andrea Casali, rispondono addirittura con la fuga all’estero, in cerca di nuovi mercati, e alla quale invece Guglielmi reagisce semplicemente adeguando il proprio stile alla moda corrente.
Nel 1745 inizia i lavori per gli affreschi della corsia grande del nuovo braccio dell’Ospedale di Santo Spirito in Sassia, su commissione di papa Benedetto XIV.
La fama raggiunta in quegli anni lo porta a lavorare a Palazzo Corsini alla Lungara e nella Chiesa della Santissima Trinità degli Spagnoli. Per Palazzo Corsini Guglielmi esegue le decorazioni per la biblioteca, affiancato da altri grandi protagonisti del periodo: Sebastiano Conca, Vincenzo Meucci ed Etienne Parrocel.
Dal 1748 entra a far parte dell’Accademia di San Luca, traguardo professionale di notevole importanza per qualsiasi artista dell’epoca.
L’incarico per la decorazione del convento degli Agostiniani arriva nel 1750, anno del Giubileo, dal potente Generale Agostino Gioia, il quale aveva promosso la ristrutturazione dell’edificio, conferendone l’incarico all’Architetto Luigi Vanvitelli.
È all’interno del refettorio che Guglielmi realizza il suo capolavoro, l’affresco della Moltiplicazione dei pani e dei pesci, in cui introduce importanti e significative novità, come la forte vena illusionistica e scenografica, che fanno apparire l’intero ambiente rappresentato nel dipinto come un «teatro».
Negli anni seguenti Guglielmi lavora nelle corti di tutta Europa: Dresda, Vienna, Bruxelles, Berlino e San Pietroburgo. Ma è a Vienna che realizza gli affreschi per il Castello di Schönbrunn, apice della concezione decorativa del rococò europeo.
La commissione del castello di Vienna rappresenta il momento più alto della sua carriera professionale.
Nel loro insieme, gli affreschi nella reggia di Schönbrunn costituiscono, di fatto, uno degli apici della concezione decorativa del rococò europeo. Colpisce in particolare la loro capacità di tenere unite nel medesimo contesto due qualità del periodo, in apparenza distanti e persino inconciliabili, ossia da un lato la composizione area e la stesura sciolta, dall’altro l’intento analitico, descrittivo e al limite classificatorio. Per Guglielmi i due cicli rappresentano l’apice della sua carriera professionale, il luogo dove mette a punto un ventaglio di soluzioni compositive e stilistiche al quale poi ricorrerà quasi per ogni futura impresa. Dipinte l’una di seguito all’altra e nel giro di pochi mesi, le due Gallerie presentano com’è ovvio un notevole grado di coerenza. Caratteristica in entrambe è la straordinaria, celeste libertà ottenuta accantonando qualsiasi partizione architettonica: la maggior parte delle figure si muove nel cielo, sostenuta da cumuli di nuvole. Parimenti caratteristici in entrambi gli spazi sono l’adozione di una tavolozza chiara, di una luminosità fredda e di una pennellata rapida che in alcuni momenti suggerisce l’idea del pastello.
Nel 1762 decide di tornare a Roma, da cui riparte l’anno seguente alla volta di Berlino, in cui gli viene conferito l’incarico di decorare due soffitti del palazzo imperiale.
Negli anni successivi si sposta in Italia, lavora a Bergamo e a Torino, in Germania, in Polonia e in Russia dove si spegne, misteriosamente, nel 1773.(AGI)
ROMA – AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO
EX CONVENTO DI SANT’AGOSTINO
VIA DEI PORTOGHESI, 12
Apertura al pubblico: venerdì 6 febbraio – domenica 15 marzo 2009
Orari: tutti i giorni 10 – 19; Ingresso gratuito
Infoline: 06. 6829418 - 06. 6829206 - 06. 6829402
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