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AL QUIRINALE I TESORI
DELLA GIORDANIA

AL QUIRINALE I TESORI<br />DELLA GIORDANIA

(di Nicola Graziani) - La statua piu' antica del mondo ha i fianchi larghi e il collo lungo e sinuoso, come una viola. Non e' facile stabilire se sia un uomo o una donna, ed anche in questo ricorda le steli antropomorfe della Lunigiana ed ancor di piu' le statue delle Cicladi. Solo che e' piu' antica, rispettivamente, di quaranta e settanta secoli. Quasi possibile immaginare che, fatta di canniccio e argilla com'e', possa essere sopravvissuta alle ingiurie di cosi' tanto tempo. Eppure oggi e' ammirabile, dall'altra parte di un vetro, nella Sala delle Bandiere del Quirinale. Ce l'ha portata Re Abdallah II di Giordania, passando da Roma per una visita di Stato.

Quando mani sconosciute la impastavano, utilizzando lo stesso metodo con cui, nella Bibbia, Dio impasta Adamo, la Giordania era all'inizio della sua storia travagliata. Splendida si', ma travagliata, stretta com'era tra le superpotenze dell'epoca (quelle provenienti dalle regioni nilotiche e dalla Mezzaluna Fertile). E cosi' e' rimasta fino ai giorni piu' recenti. Nel frattempo il suo suolo e' stato calpestato da tutti. Nell'ordine: assiri ed egiziani, Ebrei (di ritorno dall'Egitto), Nabatei e Cananei, Ebrei (in andata e ritorno da Babilonia), Assiri, Medi, Persiani, Macedoni e Romani, Bizantini, Arabi e Crociati (almeno quattro volte), Templari, Ottomani. Da ultimo il Lawrence d'Arabia ed i suoi inglesi.

Miracolo: nessuno e' riuscito a metterla in ginocchio. Anzi, pare che la cura le abbia fatto bene: ancor oggi e' una perla del Medioriente, terra favolosa di tesori. Alcuni inamovibili (come la splendida Petra dove Agata Christie ambientava "Appuntamento con la Morte"), altri amovibili. Questi ultimi sono anch'essi al Quirinale, insieme alla statua piu' antica del mondo. "Un mosaico di tessere che ogni volta venivano mandate all'aria, ed ogni volta tornavano a ricomporsi", spiega Louis Godart, il consigliere di Giorgio Napolitano per la conservazione del Patrimonio artistico del Quirinale.

E' Godart ad aver curato, insieme alla Fondazione Civita di Antonio Maccanico, la mostra "Giordania, crocevia di popoli e culture" che sara' visitabile a tutti, al Quirinale, fino alla fine di gennaio. Esperto delle antichita' minoico-micenee, ha gioco facile nello spiegare che quell'uomo di argilla alto 85 centimetri altro non e' se non la rappresentazione di una civilta' che, nel tardo neolitico, compiva un salto di qualita' "rivoluzionario, l'unica rivoluzione nella storia che non e' ma stata messa in discussione dagli storici". Quella che vede il passaggio dal villaggio alla citta', dalla convivenza all'economia redistributiva ed alla politica.

Ed anche all'estetica, se e' vero che si ritiene che e' la', in Giordania, ed in quell'epoca che gli uomini abbiano forse scoperto l'arte del tatuaggio. Una caratteristica, quella della ricerca del bello, che resta intatta nei secoli. I sessanta pezzi della mostra, tutti selezionatissimi, lo testimoniano con il loro andare dal neolitico inferiore all'epoca ommayade, passando inevitabilmente per il periodo nabateo (quello di Petra), ellenistico, romano.

Con sprazzi di autentica modernita'. Come nel caso di quell'idolo in pietra d'epoca giulio-claudia che, stretto tra forme cubiche, ci regala uno sguardo e dei lineamenti degni di un Modigliani. Ogni linea e' squadrata, il naso e la bocca sporgono da una superficie perfettamente priva di zigomi e guance. Gli occhi spuntano da sotto due sopracciglia a chioma di palma. Se non fosse che ha solo venti secoli, verrebbe da dire che lo hanno scolpito ieri. O nell'ottavo millennio avanti Cristo, come la statua di argilla e canniccio che le sta accanto.

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