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Appunti d'Arte

SHAWBAK A FIRENZE,
INCONTRO DI CIVILTA’

SHAWBAK A FIRENZE,<br />INCONTRO DI CIVILTA’

La “rinascita” di Shawbak riemersa dalle sabbie del deserto meridionale della Giordania grazie agli scavi italo-giordani dopo 20 anni di ricerche della Missione archeologica dell’Università di Firenze,  è documentata in una interessante mostra  “Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera”  aperta alla Limonaia di Palazzo Pitti dal 19 Giugno al 30 Settembre.
Per quasi due millenni questa città “incastellata” fu il fulcro di un’area strategica tra due potentati, l’Egitto e la Siria, poi venne la perdita di ruolo e l’abbandono.
Gli scavi italo-giordani hanno restituito una delle più affascinati aree archeologico-monumentali di tutto il Mediterraneo orientale ed uno dei più vivaci punti di incontro tra culture diverse: in epoca medievale Shawbak rappresentò la sintesi tra le influenze dell’Europa cristiana e l’Oriente islamico.
Le ricerche condotte su questo particolare periodo hanno stimolato una revisione dell’immagine ottocentesca delle “crociate”, tutt’ora usata, talvolta in modo strumentale, sia nell’Islam che in Occidente, a favore di una continua compenetrazione in area euro-mediterranea tra Islam e Cristianità.
La spettacolare esposizione fiorentina racconta, per la prima volta, la storia di questa lunga, complessa “rinascita” di Shawbak e, con essa, da’ conto delle più recenti scoperte nell’area della Transgiordania che ha in Petra il suo centro più noto. E da Petra, oltre che da Shawbak giungono reperti sino ad oggi mai esposti al pubblico, frutto appunto di scoperte degli ultimi anni.
Le ricerche della missione archeologica, e la mostra, si concentrano sulle modalità attraverso cui il secolo ‘crociato’ riattivò in questa terra la struttura storica della ‘frontiera’ che, in termini di diacronia ‘intermittente’, rappresenta forse la più importante radice identitaria dell’intera Transgiordania.
Il recupero della sua antica funzione di cesura e cerniera tra nord ‘siriano’ e sud ‘egiziano’ (i potentati storici della regione) – con il breve riemergere, dopo la gloriosa stagione nabateo-romano-bizantina, fra ed est ‘arabo’ e ovest ‘mediterraneo’ – restituì alla regione, reinterpretandolo profondamente, un ruolo che essa sembra perdere ogni volta che diventa solo la zona interna di un più vasto dominio.
La valle di Petra ed il suo ‘sistema’ territoriale trasgiordano perderanno, infatti, nuovamente con l’abbandono crociato dell’intera valle del Giordano questo ruolo baricentrico, alla fine del secolo; e tuttavia la documentazione archeologica raccolta, sorprendentemente, dimostra che la regione non tornerà alla collocazione periferica in cui si trovava all’arrivo degli europei, finendo per acquisire – come concreto esito storico, oltre le intenzioni o la stessa consapevolezza degli europei – una rinnovata, precisa identità, ben rappresentata dalla continuità di funzione autonoma sia amministrativa che militare, mantenuta dagli Ayyubidi e dai Mamelucchi e non più perduta, ai due centri egemoni di Shawbak e della stessa antica città di Karak con il suo grande castello ‘urbano’, il Crac de Moab.
Sotto il profilo delle installazioni, la mostra si caratterizza per l’impiego di un ampio spettro di soluzioni espositive, da quelle più tradizionali ad ipermedia dedicati. Dato il tema squisitamente storiografico oggetto dell’iniziativa è stata realizzata un’integrazione delle classi di media disponibili, senza una gerarchia precostituita affidando un ruolo centrale di comunicazione a una classe specifica di oggetti (es. manufatti, ricostruzioni virtuali, etc.).
In accordo con tale impostazione, oltre che con le più recenti tendenze del display archeologico, anche la selezione dei manufatti è stata effettuata con l’obbiettivo di esporre un numero limitato di pezzi estremamente significativi e caratterizzati da eccezionali capacità documentarie. La selezione è operata tra i reperti recuperati dalla missione archeologica fiorentina, tra i pezzi conservati presso i musei nazionali giordani e tra quelli rinvenuti dalle missioni internazionali operanti in Giordania (la maggior parte dei quali saranno presentati al pubblico per la prima volta in questa occasione). Un piccolo ma significativo contributo è stato fornito infine dalle collezioni storiche fiorentine di arte islamica, con il duplice obbiettivo di promuovere la conoscenza di questo straordinario patrimonio e di sottolinearne il contributo nella definizione dell’identità cosmopolita della città.
Particolare attenzione è stata infine dedicata alla realizzazione, secondo le metodologie più aggiornate ed innovative, di ‘percorsi sensoriali’ per stimolare l’apprendimento dei contenuti della mostra da parte dei visitatori più giovani (7-16 anni) oltre che per rendere fruibile il percorso espositivo da parte dei visitatori portatori di handicap motori e visivi.
La mostra “Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera” gode dell’alto patronato di S.M. la Regina di Giordania e del Presidente della Repubblica d’Italia. A promuoverla sono l’Università di Firenze, il Departement of Antiquites of Jordan e il Polo Museale Fiorentino. La mostra è curata da Guido Vannini dell’Università di Firenze con l’apporto di un comitato scientifico internazionale.

 

 

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